Intercettazioni e bufale: sull'Archivio Genchi ha ragione Di Pietro o Berlusconi?

Proviamo a fare un po' d'ordine nel solito marasma magmatico della politica italiana. Nei giorni scorsi il Presidente del consiglio Berlusconi ha messo in guardia l'opinione pubblica da quello che ha definito "il più grande scandalo della nostra storia", riferendosi alla scoperta del cosiddetto Archivio Genchi. Ma chi è Genchi e che cosa contiene veramente questo archivio?

Per ora non è dato sapere più di tanto, ma sembra che si tratti di un'immensa collezione di tabulati telefonici che Gioacchino Genchi (nella foto), consulente dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, avrebbe messo a disposizione dei magistrati. Attenzione alle parole: tabulati telefonici non intercettazioni. La differenza è sostanziale e viene sottaciuta, anche artatamente, da diversi organi di stampa.

I tabulati non sono altro che elenchi di numeri di telefono che i soggetti "controllati" hanno chiamato, e consentono di risalire sì ai contatti di queste persone, ma poco altro, nel senso che il fatto che un soggetto abbia effettuato delle chiamate a un delinquente, per esempio, non significa che sia delinquente egli stesso. In questo senso si deve intendere il rilievo non del tutto campato per aria del leader Idv Di Pietro, che accusa Berlusconi di usare questo tema al fine di addolcire la prossima legge sulle intercettazioni a un'opinione pubblica largamente contraria.

Intendiamoci, una regolamentazione della materia appare vieppiù necessaria, ma è bene che ne restino fuori tutti i reati gravi, soprattutto quelli inerenti alla corruzione e connessi alla pubblica amministrazione. Questo è stato più volte promesso, ma sarà bene vigilare affinché accada realmente. Se questo non fosse possibile, piuttosto che chiudere del tutto la porta alle intercettazioni, meglio lasciare le cose come stanno. Alla fine vale un solo principio: se non ho fatto niente di male che mi intercettino pure. Non ho niente da nascondere.

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