Libia: Egitto pronto all'invasione?

Fonti israeliane dicono che l'Egitto sta ammassando truppe di terra e d’aria al confine con la Libia

FRANCE-DIPLOMACY-EGYPT

Ieri l'inviato Onu per la Libia, Bernardino Leon, ha distribuito, a tutte le fazioni che hanno partecipato al negoziato, la bozza d'intesa finale per il governo di unità. L'architettura costituzionale, presentata nell'accordo, appare molto complessa e sarà difficile che i vari gruppi la sposino senza richiedere correzioni.

L'idea di accentrare il potere nelle mani di "tre consiglieri supremi" può anche essere il frutto di un compromesso equilibratore, ma è difficile individuare oggi chi andrebbe ad assumere funzioni esecutive. Inoltre, pensare di vincolare ogni decisione all'unità di intenti di un Consiglio Supremo che tenga conto dei due parlamenti libici e delle varie tribù è un'impresa ardua, se non impossibile. E, infine, è anche iniziativa assai complicata quella di far accettare al governo di Tripoli che la Camera dei rappresentanti legittima sia quella di Tobruk. Per gli islamisti, questa, sarebbe una sconfitta difficilmente giustificabile.

Ecco allora che riprende quota l'idea di una campagna militare egiziana in Libia. Il Presidente Abd al Fattah al Sisi, non è un mistero, non ha mai rinunciato a questa opzione, nonostante gli scarsi risultati ottenuti con i bombardamenti nella parte orientale del paese confinante e gli inconcludenti aiuti forniti a Khalifa Haftar, generale a capo delle truppe filo-governative.

Fonti militari e di intelligence israeliane dicono che Il Cairo sta ammassando truppe di terra e d’aria nel deserto occidentale, al confine con la Libia. L'obiettivo sarebbe quello dell'invasione, al fine di fare piazza pulita delle milizie islamiste in Cirenaica.

Se l'operazione andasse in porto, al Sisi ne otterrebbe dei sicuri vantaggi: arginare l'avanzata dello jihadismo di gruppi come Ansar al-Sharia; dare un pesante colpo a quei soggetti vicini alla Fratellanza Musulmana, che rimangono la minaccia più grande per il Presidente golpista egiziano; offrire ai partner occidentali un paese meno inquinato da agenti destabilizzatori.

Tuttavia per quanto l'Egitto sia pronto a fare "il lavoro sporco", allo stesso tempo non è in grado di farcela da solo. E' necessario, ovviamente, l'aiuto degli Stati Uniti, che ad oggi non sono inclini a sostenere una campagna militare a negoziato ancora in corso. Barack Obama preferisce incrementare gli aiuti al generale Haftar, che di grandi vittorie fino ad ora non ne ha conseguite.

La strategia americana, però, potrebbe essere pericolosa, visto che Haftar, che si è fatto nominare "capo supremo delle forze armate" dal Parlamento di Tobruk, è un personaggio "molto particolare". Ex comandante dell'esercito di Mu'ammar Gheddafi, con cui ruppe dopo le sconfitta militare in Ciad, ha contemporaneamente solidi contatti con la Cia e con l'Egitto ed è in grado di giocare su due tavoli.

Haftar, come è noto, nutre delle grandi aspirazioni e certamente vorrà un ruolo da protagonista qualora si dovesse giungere alla fine del conflitto. Inoltre, lo ricordiamo, già nel 2014 si era reso protagonista di un colpo di stato da operetta, nel quale annunciò in televisione la deposizione del governo. Dunque, se non ricevesse troppe assicurazioni sul suo ruolo nel futuro Stato libico, non è detto che il generale non si adoperi per far naufragare il negoziato, finendo così per un dare chance ad un intervento egiziano nel paese.

Quello che è certo è che il 19 aprile scorso John Brennan, il capo della Cia, era al Il Cairo per consultazioni con al Sisi. Di cosa abbiano parlato nello specifico naturalemnte non è dato sapere, ma è molto probabile che l'opzione della campagna militare sia saltata fuori. Il Presidente egiziano avrà rassicurato di non voler occupare il paese confinante, ma avrà anche messo sul piatto delle richieste di carattere economico e strategico.

Ora tocca all'Onu prendere la situazione in mano, facendo pressioni su tutti i paesi e i partner regionali capaci di stimolare la ratifica dell'accordo sottoposto da Leon alle parti in conflitto. Al Sisi, intanto, rimane alla finestra.

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