Ungheria, Viktor Orbàn rivuole la pena di morte

Il premier ungherese ultraconservatore continua la sua campagna per spostare sempre più a destra il panorama politico.

Dell'Ungheria non si parla molto, forse perché si tratta di un paese membro dell'Unione Europea (per quanto non abbia adottato l'euro) che negli ultimi anni si è dotato di leggi che violano apertamente quelli che sono i princìpi europei: pesanti limitazioni alla libertà di stampa, abolizione di fatto dell'indipendenza della banca centrale, così come della magistratura, della corte costituzionale. Se non bastasse, anche i poteri del parlamento sono stati ridotti al minimo, lasciando praticamente tutto nelle mani del potere esecutivo. Per quanto riguarda la politica estera, inoltre, il primo ministro Viktor Orbàn ha più e più volte elogiato il modello di democrazia autoritaria di Russia e Turchia, con cui sembra in effetti molto più in sintonia di quanto lo sia con quelli che dovrebbe essere i suoi partner strategici.

Ora si torna a parlare di Orbàn per via di un'uscita che non poteva certo passare sotto silenzio e che riguarda la volontà del premier di riportare in auge la pena di morte, ovvero qualcosa che tutti i trattati europei vietano esplicitamente. Secondo quanto riportato da AFP Orban avrebbe espresso il desiderio di rimettere in agenda il tema della pena capitale, stante il fatto che "l'odierna legislazione ungherese non è abbastanza repressiva". Parole durissime, se si considera quanto sia dura la legislazione ungherese, che già oggi prevede il carcere a vita non riducibile.

Il premier ha parlato della cosa in seguito all'assassino di un negoziante ucciso dai suoi rapinatori, ovvero in seguito a una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica. La speranza è quindi che si sia trattato di una uscita fatta per sfruttare l'onda emotiva del momento - qualcosa che effettivamente accade in ogni paese dopo determinati eventi molto sentiti - e che l'idea resti niente più che una esternazione del momento.

Qualche timore che le cose non stiano così, però, c'è, visto che l'Ungheria è un paese che sta virando sempre di più verso l'estrema destra; un paese in cui il primo partito sono gli iperconservatori di Fidesz (partito di Orban) e in cui il secondo partito sono i filofascisti con tanto di braccio paramilitare di Yobbik, che oggi orbitano attorno al 20%. Alle ultime elezioni europee, il partito del premier conquistò il 52%, con Yobbik al 15. Il che significa che circa due terzi dell'elettorato è ascrivibile a posizioni di estrema destra.

Così si spiega meglio la presa di posizione iper-reazionaria di Orban, che per arginare l'ascesa dei neofascisti di Yobbik ha trovato un solo rimedio: inseguirli spostandosi ancora più a destra.

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