Usa 2016: Bernie Sanders sfida Hillary alle primarie democratiche

Un senatore "socialdemocratico" pronto a sfidare Hillary

Sen. Bernie Sanders (I-VT) Holds News Conference On Capitol Hill

I sondaggi per le elezioni presidenziali Usa 2016 lasciano pochi dubbi: è Hillary Clinton la grande favorita, in vantaggio tanto sui suoi competitori alle primarie democratiche tanto sui possibili candidati repubblicani alla Casa Bianca. Eppure Bernie Sanders (73 anni), esponente liberale del partito dell'asinello, ha deciso di scendere in campo lo stesso e di sfidare l'ex segretario di Stato.

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In una intervista ad Usa Today, Sanders annuncia la sua candidatura alle primarie ed evidenzia che non ha intenzione di fare il ruolo della comparsa:

"Ho viaggiato nell'ultimo anno in per il Paese per vedere se c'era il sostegno per una battaglia contro i privilegi dei più riccchi. Sono arrivato alla conclusione che questo sostegno ci sia. E correrò per vincere"

Il senatore indipendente del Vermont si autodefinisce da sempre un socialdemocratico e non ha mai tradito i suoi ideali. Sia nel suo mandato alla Camera sia in quello al Senato, dove fu eletto nel 2006, ha portato avanti proposte volte alla tutela dei ceti medio-bassi, opponendosi aspramente all'operato di George W. Bush, ma non risparmiando critiche nemmeno a Barack Obama.

Sanders, nel corso della sua attività politica, si è battuto contro i tagli alle tasse disposti dalla presidenza repubblicana, e confermati da quella democratica, ha condotto campagne ambientaliste ed è un sostenitore dalla prima ora delle unioni omosessuali. Ricordiamo, a tale proposito, che già nel 1996 votò contro il Defense of Marriage Act, norma che garantiva solo il matrimonio tra uomo e donna.


In economia, non ha mai nascosto di essere un seguace delle teorie dell'economista post-keynesiano, Warren Mosler. E' favorevole a maggiori investimenti pubblici, ad allargare le tutele dei lavoratori e ad estendere il sistema sanitario nazionale. Nel 2011, dopo il disastro di Fukushima, ha chiesto una moratoria delle licenze per la costruzione di nuovi impianti nucleari. Da membro della Commissione bilancio, ha costruito una sorta di fronda interna al partito democratico, che si è impegnata per arginare le derive a destra dell'attuale amministrazione.

In politica estera, non ha gradito la collaborazione Usa-Arabia Saudita, a suo avviso carente di una visione generale appropriata. Secondo il senatore, la monarchia del Golfo non si sarebbe sufficientemente impegnata contro l'Isis, rimanendo su posizioni ambigue contro il fondamentalismo. Sulla questione palestinese, poi, non ama i compromessi a ribasso con la destra israeliana. E il 3 marzo scorso si è rifiutato di partecipare al discorso di Benjamin Netanyahu al Congresso. Quest'ultimo, secondo il suo punto di vista, sarebbe venuto solo a fare campagna elettorale negli Stati Uniti.

Tuttavia, la candidatura del senatore non gode di molte chance in questo momento: i sondaggi lo danno ad appena al 5%. Molto probabilmente il suo obiettivo è quello di crescere e di fare il pieno di voti liberal, per poi giocare un ruolo attivo nella futura amministrazione Clinton. Sanders non ha il carisma di Elisabeth Warren, l'unica esponente della sinistra che avrebbe potuto creare problemi ad Hillary, ma che ha scelto di non correre per le primarie.

La favoritissima esponente democratica alle presidenziali deve temere la discesa in campo di Sanders solo per un aspetto. Se il combattente socialdemocratico, sostenuto da tanti piccoli finanziatori, riuscisse a totalizzare un buon risultato, a quel punto Clinton non potrebbe non tenerne conto e dovrebbe rivedere parzialmente le sue posizioni in vista della battaglia finale per la Casa Bianca. E ciò, ovviamente, potrebbe farle perdere voti al centro

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