Obama e l'economia: reportage e foto della presentazione di "Obamanomics" di John Talbott

Si è svolta ieri presso Palazzo Clerici a Milano la presentazione della traduzione italiana di "Obamanomics" di John R. Talbott, volume dedicato alla politica economica di Barack Obama, organizzato dal centro studi ISPI. Polisblog era ovviamente presente, eccovi dunque la cronaca dell'evento.

Nel libro, l'autore ha riassunto il pensiero e le proposte economiche del nuovo presidente USA, con la cognizione di causa di chi a seguito la parabola di Obama fin dall'inizio e l'acume di chi già nel 2006 aveva previsto il crollo del mercato immobiliare, pubblicando un libro dal titolo lapidario: "Sell Now!".

La diagnosi di John R. Talbott (in collegamento via satellite da San Diego) è semplice: declino democratico ed economico vanno sempre di pari passo, e questo è quanto è accaduto nell'America degli ultimi anni. La ragione? Lo strapotere delle lobbies sulla politica, che hanno imposto la deregulation completa dei mercati finanziari.

La presentazione di Obamanomics
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Se questa assenza di regole e controlli era nell'interesse di ogni singola lobby finanziaria, essa ha però finito per distruggere il sistema nel suo complesso: ecco dunque che quello dell'uscita dalla crisi è principalmente un problema di azione collettiva, che richiede cooperazione.

Talbott è fiducioso nel nuovo presidente - oserei dire entusiasta - perché crede che Obama sia l'uomo giusto per creare cooperazione ("è e resta un community organizer"), e che sarà capace di imporre delle regole ai mercati, vincendo anche l'opposizione del congresso ("controllato da Wall Street"), facendo appello direttamente al popolo e contando su una sua mobilitazione.

Molto più critici i discussant italiani presenti in sala: secondo Alberto Martinelli il pensiero di Talbott non è che una riedizione del populismo americano che si scaglia contro Big Business e Big Government e contrappone semplicisticamente le lobbies ad un ipotetico "americano medio". Secondo l'ordinario della Statale di Milano le lobbies sono invece parte integrante di una democrazia come quella americana, e rappresentano il popolo: il problema è piuttosto un rapporto squilibrato tra di esse negli ultimi anni, che ha visto sistematicamente prevalere quelle finanziarie.

Fabio Ranchetti vede invece Obama come portatore di un'ideologia economica pragmatica e post-partisan, che supera le tradizionali contrapposizioni tra sinistra e destra. Diverso il discorso per quanto riguarda la filosofia politica di fondo, nella quale il nuovo presidente è - come Bob Kennedy - un "sognatore" che "vede le cose come non sono mai state e si chiede: perché no?".

Tito Boeri individua invece nella lunga campagna elettorale americana due "grandi lezioni di democrazia" per l'Italia: l'importanza delle primarie innanzitutto, fondamentali per far emergere outsider come Obama e purtroppo adottate solo parzialmente dal PD italiano, senza determinare un vero rinnovo della classe dirigente. Secondo: l'uso di Internet - secondo Boeri uno "straordinario strumento di democrazia", nel nostro paese purtroppo ancora drammaticamente sottoutilizzato e sottovalutato.

L'incontro si chiude con Talbott che avverte: attenti, la crisi si espanderà presto alle fasce più alte del mercato immobiliare, nelle quali i prezzi stanno ancora salendo, gonfiando una nuova bolla che non tarderà a scoppiare. E se lo dice lui, forse è il caso di cominciare a preoccuparsi.

John R. Talbott, "Obamanomics", Università Bocconi Editrice, €16.20, pp.226.

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