Droni Usa: come e dove avvengono gli attacchi

Dalle basi nel sud ovest degli Stati Uniti gli attacchi vengono portati in Medio Oriente attraverso la base militare di Ramstein in Germania

The Intercept, il portale di giornalismo investigativo finanziato dal fondatore di eBay Pierre Omidyar e con tre fuoriclasse come Glenn Greenwald, Laura Poitras e Jeremy Scahill in redazione, ha pubblicato alcuni giorni fa un’interessante inchiesta, a firma di quest’ultimo sulle modalità con le quali avvengono gli attacchi con droni che da oltre un decennio hanno portato nel Medio e Vicino Oriente una guerra invisibile e per niente attraente per i media occidentali.

Nel documento top secret in possesso di The Intercept viene descritto il ruolo centrale della base militare americana di Ramstein, il cui ripetitore satellitare consente ai piloti dei droni nel sud-ovest degli Stati Uniti di manovrare i loro aerei in Yemen, Somalia e Afghanistan. Il documento – datato luglio 2012 – fornisce le informazioni più dettagliate mai apparse finora sulla tecnica utilizzata per gli attacchi portati a termine dai droni Predator e Reaper.

La base militare di Ramstein svolge una funzione essenziale negli attacchi mortali condotti dalla Cia e dall’esercito statunitense in Medio Oriente, in Afghanistan e in Africa. L’inchiesta condotta da The Intercept insieme al tedesco Der Spiegel dovrebbe essere il piatto forte delle breaking news e il perché non lo sia è abbastanza facile da spiegare: il giornalismo mainstream ed embedded non ha alcun interesse a proporre in posizioni di rilievo le violazioni che l’esercito più potente del mondo compie regolarmente da oltre dieci anni.

ramstein

Il ruolo chiave della base di Ramstein


La fonte di Jeremy Scahill ha rifiutato di essere identificata per timore di ritorsioni. Secondo questa fonte la base militare di Ramstein è fondamentale nelle guerre segrete condotte dagli americani con i droni:

Ramstein trasmette sia il segnale che dice al drone cosa fare, sia la visualizzazione di ciò che il drone vede. Senza Ramstein i droni non potrebbero funzionare, almeno non con le modalità attuali,

spiega la fonte.

L’inchiesta pone in una situazione estremamente imbarazzante Angela Merkel, poiché la Germania ha concesso agli Stati Uniti il diritto di utilizzare la proprietà, a patto che questi non operassero in contraddizione con la legge tedesca. Così non è stato e così non è.

Il governo statunitense sostiene che i suoi attacchi con droni contro Al Qaeda e i suoi affiliati siano legali, anche se al di fuori di zone di guerra, ma alcuni funzionari tedeschi hanno suggerito che questo tipo di operazioni siano legittime solamente in zone reali di guerra. La Germania – in virtù del Codice dei crimini contro il diritto internazionale del 2002 - ha inoltre il diritto di perseguire i “reati contro il diritto internazionale, anche quando il reato sia stato commesso all’estero e non abbia alcuna relazione con la Germania”.

In sintesi il personale americano di stanza a Ramstein potrebbe essere penalmente perseguibile dalla magistratura per la “complicità” negli attacchi militari dei droni Usa. Secondo alcuni esperti legali intervistati da Der Spiegel, il personale statunitense a Ramstein potrebbe essere accusato di crimini di guerra dalla magistratura tedesca.

Ramstein è una delle più grandi basi militari al di fuori degli Stati Uniti e ospita 16mila unità fra personale militare e civile. Completata alla fine del 2013, si trova nei pressi di un’enorme foresta ed è vicina a un campo da baseball utilizzato dagli studenti della Ramstein American High School. In una richiesta di bilancio datata 2010 la Us Air Force affermava che, senza l’impianto con sede in Germania, il programma dei droni avrebbe dovuto far fronte a “un significativo degrado della capacità operativa” che avrebbe avuto un serio impatto sulle missioni in corso e future. Senza mezzi termini l’aviazione statunitense spiegava che gli attacchi di droni Predator e Reaper non avrebbero potuto essere supportati senza la base di Ramstein.

Drones Opperated At Holloman Air Force Base

Droni Usa: come funziona la guerra da remoto


Come funzionano i droni? Com’è possibile che un aereo colpisca in Pakistan quando il suo pilota lo manovra senza rischi in New Mexico? Gli Stati Uniti hanno degli avamposti in Afghanistan, Gibuti, Qatar e Bahrain ma controllano tutto dagli Stati Uniti, principalmente dalla Creech Air Force Base situata in Nevada. I piloti che si trovano a Creech o nelle altre stazioni di controllo a terra comandano i droni attraverso i cavi in fibra ottica transatlantici che raggiungono Ramstein e che fanno rimbalzare il loro segnale a un satellite che comanda i droni attivi in Yemen, Somalia e Pakistan.

Ramstein consente di minimizzare il tempo di ritardo tra i comandi dei piloti e la loro ricezione da parte dell’aeromobile. Senza l’intermediazione della stazione di Ramstein, questo ritardo (detto latenza) sarebbe troppo e renderebbe impossibili manovre rapide e immagini video in tempo reale. Insomma senza Ramstein si lavorerebbe sostanzialmente alla cieca.

Già nel maggio 2013 il quotidiano tedesco quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung e l’emittente televisiva ARD avevano evidenziato il ruolo di Ramstein negli attacchi dei droni Usa. Ne era seguita un’accesa polemica in Germania. Un mese dopo, nel giugno 2013, a Berlino, il presidente Barack Obama aveva smentito l’utilizzo della base per le attività dei droni. Una menzogna.

Erano i giorni delle rivelazioni di Edward Snowden, ma non era ancora emerso che anche il cellulare di Angela Merkel fosse spiato dalla Nsa.

La vicenda dei droni Usa è una lunga storia in cui la politica omette e i media silenziano. Non tutti però. Il Bureau for Investigative Journalism sta tenendo il triste conto delle vittime degli attacchi con droni dal 2004 al 2015.

I numeri aggiornati al 12 aprile 2015 parlano chiaro: fra il 2004 e il 2015 in Pakistan sono stati effettuati 415 attacchi (364 dall’amministrazione Obama) con un range di vittime fra le 2449 e le 3949 (di cui 423/962 civili e 172/207 bambini). Fra il 2002 e il 2015 in Yemen sono stati compiuti fra i 93 e i 113 attacchi, con 441/654 vittime (di cui 65/96 civili e 8 bambini); a questi dati si aggiungono altri 74/90 attacchi con un range di vittime fra le 314 e le 452 unità.

In Somalia (2007-2015) le operazioni con droni sono state fra le 16 e le 24 con 63/246 vittime di cui 7/52 civili. Infine l’Afghanistan con 6 attacchi confermati che hanno fatto fra le 44 e le 57 vittime, senza vittime civili.

Quattro guerre non dichiarate, quattro guerre sotto copertura che hanno già fatto fra le 2870 e le 4700 vittime, con migliaia di vittime civili e centinaia di bambini.

Dirty Wars, sporche guerre come il titolo del documentario in cui Jeremy Scahill racconta le vicende degli attacchi in Yemen e delle uccisioni accidentali di civili da parte dei droni.

Non solo Creech. Fra le basi coinvolte nelle operazioni dei droni ci sono Fort Gordon in Georgia e la Cannon Air Force Base di Clovis in Nuovo Messico. Ma tutto passa comunque da Ramstein.

Nel 2013 alcuni membri del Bundestag hanno presentato in parlamento un'interpellanza sulla questione. I gruppi per i diritti umani tedeschi, così come alcuni politici dell’opposizione hanno chiesto al governo tedesco di smettere di consentire ai droni americani di operare in terra tedesca. Un nuovo rapporto di The Open Society Foundations, pubblicato questo mese, ha studiato nove attacchi di droni statunitensi in Yemen e ha scoperto che 26 civili sono stati uccisi, fra cui diversi bambini e una donna incinta.

È diventato fin troppo chiaro che, troppo spesso, i responsabili degli attacchi non sanno che cosa stanno colpendo,

afferma Kat Craig dell’associazione Reprieve.

Ora che anche l’Italia è stata toccata – con la morte del cooperante Giovanni Lo Porto – dalla sporca guerra dei droni, per qualche giorno si è parlato di questo conflitto vigliacco, telecomandato, arbitrario, impreciso e occulto che rappresenta uno dei lati più oscuri dell’amministrazione di un uomo che si era presentato come l’incarnazione del cambiamento.

Via | The Intercept

Foto | Google Earth

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