No Expo, pensieri, parole, azioni, Fedez e il giornalismo

Fedez No Expo

Per parlare dei fatti di oggi a Milano, partirò da un fatto di ieri.

Durante la manifestazione di ieri, 30 aprile, Fedez, rapper e giudice di X Factor, ha espresso solidarietà ai No Expo.


Apriti cielo. È finita che si sono scatenati tutti contro di lui. E lui, coerentemente, ha spiegato le ragioni del suo sostegno al No Expo. Anche con provocazioni. Per esempio, nei confronti dei "vip" che hanno partecipato all'inaugurazione.


Perché si sono scagliati tutti contro di lui? Perché non si può sostenere chi protesta. Non può farlo uno scrittore sessantaquattrenne come Erri De Luca, processato per la parola sabotare. Non può farlo un rapper venticinquenne.

I vip si incazzano perché son coinvolti nel meccanismo dello spettacolo.
I giornalisti si incazzano per motivi vari: o perché non vedono l'ora di scagliarsi contro qualsiasi voce di dissenso o perché così macinano click sulla scorta dell'indignazione.
A sinistra – o presunta tale – si incazzano perché "come si permette uno che fa X Factor di appoggiare i No Expo".
Tutti si incazzano perché la protesta va bene, se proprio vuoi protestare, ma vedi di non dar fastidio.

Nessuno pensa che su Twitter ci sia il rischio di semplificare e banalizzare.

Poi arriva il primo maggio e gli atti vandalici a Milano.
Quale occasione migliore per scagliarsi – anche – contro Fedez?
C'è chi gli chiede cosa dica oggi.


C'è chi addirittura gli attribuisce colpe.


Eccoci qua, ancora una volta, a far discorsi sul pensiero e la parola. Forse addirittura su qualcosa che somiglia al concetto di "mandanti morali". Il terreno è scivoloso, ma la ridicola reazione al sostegno ad una manifestazione di protesta e l'evoluzione odierna sono un ottimo esempio per provare a ragionare.

Anch'io sono fortemente contrario all'Expo, e sono solidale con le ragioni chiaramente espresse dalla rete NoExpo. Non sono contrario solamente all'Expo di Milano: sono contrario al concetto stesso che sta dietro all'esposizione. Sono contrario alla logica del "grande evento". Al fatto che un evento sull'alimentazione debba avere grandi sponsor che con la corretta alimentazione hanno poco a che vedere. Ai facili slogan. Alle parole prive di contenuto. Ritengo che l'Expo sia un evento anacronistico, non sostenibile, inutile e con ogni probabilità anche dannoso. Questo fa di me uno che va a spaccare le vetrine di una banca? No. Questo fa di me un mandante morale di atti vandalici? No. Altrimenti, secondo questa logica, tutto l'occidente che affama i paesi meno "sviluppati" è mandante morale di qualsiasi atto contro l'occidente.

Poi, oltre a essere fortemente contrario all'Expo, sono anche molto interessato a come questo evento viene comunicato e percepito. E così ho posto una domanda attraverso la rete sociale che mi consente di contattare quante più persone possibili. Sì, certo, Facebook. La domanda è semplice:

C'è qualche "expottimista" che, con argomentazioni verificabili, abbia voglia di spiegarmi in che modo l'Expo sia un'opportunità per il futuro e come possa essere un'occasione per combattere la fame nel mondo?

C'è qualche "expottimista" che, con argomentazioni verificabili, abbia voglia di spiegarmi in che modo l'Expo sia un'opportunità per il futuro e come possa essere un'occasione per combattere la fame nel mondo?

Posted by Alberto Puliafito on Friday, May 1, 2015

Ebbene, al momento la mia domanda, molto semplice, non ha trovato risposta.

Ma si finisce per forza di cose a parlare degli atti vandalici di oggi. Ed eccolo qui, il cortocircuito, che poi finisce sui giornali secondo la logica del tutti-addosso-a-fedez (o chi per lui). Un cortocircuito che alla fine ha come conseguenza ultima il ragionamento: siccome ci sono i vandali, allora l'ottimismo per eventi come l'Expo si deve rafforzare. E magari, già che ci siamo, diamo addosso anche a quei giovani fannulloni che rifiutano il lavoro (anche se non è vero). E diamo addosso a chiunque si discosti dal binario del pensiero unico.
Anche se c'è differenza fra idea e azione.


Ci aspettano tempi bui, diciamocelo.

Perché il meccanismo che tritura persone, vite, spazi sociali è lo stesso che organizza gli eventi come l'Expo e ha dalla sua una quantità enorme di strumenti per reprimere il dissenso, anche quello del pensiero e della parola. Si avvale dei social network, vero oppiaceo di questo decennio. Prevede esso stesso – il meccanismo – che esista la violenza come valvola di sfogo, come reazione a questa repressione: la cavalca mediaticamente, la usa per silenziare il dissenso.

E questa è una riflessione che si deve fare anche dall'altro punto di vista, quello del (o dei) movimenti di protesta. Un'azione ha conseguenze e bisogna valutarle sotto tutti gli aspetti. La rete degli attivisti è più forte dopo la giornata di oggi? O più debole? Per quel che mi riguarda, è semplicemente più debole.

Perché poi finisce che, come ovvio, la violenza (anche quella contro le cose) bisogna condannarla per forza. Invece bisognerebbe cercare di coglierne il senso e le ragioni. Altrimenti si finisce per scrivere, pensare, agire solo per banalità.

Io la vedo così. Chi brucia una macchina è un idiota. Chi non si rende conto che le azioni fini a se stesse non hanno alcun valore politico e finiscono per distruggere il messaggio (anche se sembra il contrario), pure. Chi non capisce che ci sono ragioni profonde per dire no all'Expo, non ha voglia di approfondire la questione e come minimo è ignorante. Chi non capisce che spaccare il quadro comandi di un F16 e poi affrontare le conseguenze del proprio gesto e rivendicarle è un atto pacifista e non violento, anche. Chi non coglie le differenze (in un senso e nell'altro) fra imbrattare una vetrina o sfasciare la filiale di una banca e sabotare un macchinario che sta realizzando una grande opera, pure.

La realtà è più complessa di quel che si scrive sui social network e anche di come può dipingerla un pezzo, che non può che dare poche suggestioni.

Ma, per favore, se non riusciamo nemmeno a convenire sul fatto che Fedez – come chiunque altro – abbia tutti i diritti di esprimere solidarietà a un movimento di protesta senza essere sommerso di insulti o indicato come responsabile morale di qualsiasi nefandezza, allora smettiamo di fingere che l'Expo sia una grande opportunità per l'umanità.

E ammettiamo che siamo, semplicemente, tutti schiavi del regime del pensiero unico, con i cervelli piallati e i ragionamenti pianificati dal marketing dei grandi eventi.

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