Spagna: Podemos in crisi? L'ideologo si dimette

Juan Carlos Monedero: " Sarò libero dai freni degli organi collegiali e dalle emergenze elettorali"

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Fra tre tre settimane, in Spagna, si vota per le elezioni municipali e per il rinnovo di 13 Comunidades su 17 totali (le nostre elezioni regionali). E' un test molto importante, in vista delle consultazioni generali del prossimo autunno e, ovviamente, c'è grande attesa per il risultato che riuscirà ad ottenere Podemos, il movimento anty-auterity guidato da Pablo Iglesias.

Il soggetto politico, nato dall'esperienza di protesta degli Indignados, potrebbe certamente avere una buona affermazione e usare le elezioni locali come trampolino di lancio per candidarsi alla guida del paese. Tuttavia, come spesso accade a realtà emerse dai movimenti, il partito di Iglesias sta vivendo una piccola crisi interna che rischia lasciare il segno.

Giovedì scorso, Juan Carlos Monedero, ideo­logo e co-fondatore di Pdemos ha lasciato ogni incarico direttivo per divergenze sulla strategia politica, a suo avviso troppo pragmatica.


Monedero ha presentato le sue dimissioni in una lettera, pubblicata a comiendotierra.es. Ivi, rimprovera l'eccessiva burocratizzazione di Podemos, voluta dagli altri membri del comitato esecutivo.

"Oggi ho lasciato i miei incarichi direzionali in Podemos con una sola intenzione: spingere con più forza il nostro progetto. Senza i freni degli organi collegiali; senza le difficoltà organizzative; senza badare all'emergenza elettorale. Senza il veleno dei media.."

Queste parole non lasciano presagire una vera e propria rottura, l' "ideologo" fa capire che rimane a disposizione di Podemos e non rinnega la straordinario percorso fatto finora. Iglesias, per parte sua, non ha condiviso le critiche ma ha espresso grande stima per il suo ex compagno di partito: "Juan Car­los è un intellettuale che ha biso­gno di volare, il suo pun­golo è più neces­sario che mai".


Al di là delle divergenze personali, pero, esiste un problema politico difficilmente aggirabile per un'organizzazione appena nata. Da una parte, c'è chi vorrebbe rimare "puro" come agli inizi, senza scendere a compromessi. Dall'altra, c'è chi invece sente l'esigenza di strutturarsi e di provare a conquistare sia il voto del centro sia quello della sinistra. Tra questi, è molto chiaro il concetto che senza alleanze non si può governare una nazione (l'esempio di Syriza in Grecia è lampante).

Per ora la vicenda Monedero non ha fatto registrare contraccolpi nei sondaggi. Gli ultimi, pubblicati da El País, dicono che Podemos, intorno al 21%, si contende il secondo posto con i socialisti e con i liberali anti-casta di Ciu­da­d­nos. In testa rimane il Partito Poplare, che in ogni caso precipita dal 52% delle passate consultazioni al 27%.

Le prossime settimane chiariranno se il sogno di governare il paese da parte di Podemos ha delle effettive chance o se si fermerà proprio a qualche metro dal traguardo. Se le elezioni locali non dovessero registrare un risultato importante, allora sarà necessaria una verifica interna, che sarebbe percepita come fattore di debolezza dall'elettorato. In quel caso, inoltre, personaggi come Monedero potrebbero tornare alla carica, mettendo in discussione la leadership incontrastata di Iglesias.

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