Yemen, l’Arabia Saudita ha usato bombe a grappolo Usa

Il rapporto di Human Rights Watch evidenzia l’utilizzo di bombe a grappolo statunitensi contro gli Houti da parte della coalizione a guida saudita

La coalizione a guida saudita, durante i recenti attacchi alle forze Houti nello Yemen, ha utilizzato bombe a grappolo fornite dall’esercito statunitense. La denuncia dell’utilizzo di armi non convenzionali da parte di Riad arriva da Human Rights Watch che evidenzia come le bombe a grappolo rappresentino un pericolo di lungo termine per la popolazione civile e siano vietate da un trattato del 2008, definito da 116 Paesi, anche se non ratificato da Arabia Saudita, Yemen e Stati Uniti, i tre paesi coinvolti negli attacchi.

Un paio di settimane fa, a metà aprile, una serie di video, fotografie e altri elementi probanti hanno evidenziato come, nelle ultime settimane, gli aerei impegnati della coalizione a guida saudita nel nord del governatorato yemenita di Saada, abbiano sganciato bombe a grappolo; l’analisi delle immagini satellitari hanno stabilito che molte di queste bombe sono state sganciate su di un altopiano situato a 600 metri d’altezza, con campi coltivati e decine di edifici distribuiti in 4-6 villaggi.

L'Arabia Saudita e gli altri membri della coalizione e il fornitore, gli Stati Uniti, stanno violando lo standard globale che rifiuta munizioni a grappolo a causa della loro minaccia a lungo termine per la popolazione civile,

ha dichiarato Steve Goose, direttore della sezione armamenti di Human Rights Watch.

Bombe a grappolo: cosa sono, come funzionano


Le bombe a grappolo contengono decine, quando non centinaia di submunizioni progettate per esplodere su di un’area vasta quanto un campo di calcio e per uccidere o ferire tutti quanti si trovino in zona al momento dell’esplosione. Ma c’è un altro aspetto che ha contribuito alla messa al bando di queste armi: il fatto che molte submunizioni rimangano inesplose diventando, di fatto, delle mine antiuomo.

Fra le prove citate da Human Rights Watch vi è un video caricato su Youtube lo scorso 17 aprile. Ci sono poi le foto che un attivista di HRW ha ottenuto da un residente del governatorato di Sadaa, immagini che mostrano il ritrovamento di due CBU-105, armi prodotte dalla Textron Systems Corporation e fornite ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Ci sono, poi, immagini di un BLU-108 vuoto e un’altra di un BLU-108 con quattro submunizioni.

Nella zona del bombardamento vivono cinquemila persone. Human Rights Watch non è riuscita a ottenere informazioni su eventuali vittime, ma le prove di violazioni alle normative internazionali – così come avviene con i droni Usa – sono in contraddizione con quanto affermato dall’Arabia Saudita dopo l’inizio degli attacchi, lo scorso 26 marzo: “Non stiamo usando bombe a grappolo” aveva detto il generale al-Assiri il 29 marzo. Della coalizione guidata dall’Arabia Saudita fanno parte anche Bahrain, Egitto, Giordania, Kuwait, Marocco, Qatar, Sudan ed Emirati Arabi Uniti.

bombe a grappolo

Via | Human Rights Watch

Foto | Human Rights Watch

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