Che fine hanno fatto i dissidenti del Movimento 5 Stelle?

In moltissimi sono passati al gruppo misto, altri nel Partito Democratico e qualcuno ha fatto anche un salto carpiato.

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Dall'ingresso trionfale in Parlamento, il Movimento 5 Stelle ha perso qualcosa come 36 tra deputati e senatori, peraltro divisi perfettamente a metà. Uno stillicidio che ha ridotto considerevolmente le truppe pentastellate, ma senza causare problemi di alcun tipo alla leadership che ha sempre confermato la linea del "meglio pochi ma compatti". E adesso l'obiettivo sembra essere raggiunto, visto che di dissidenti, per via di espulsioni o adii volontari, tra le fila del M5S se ne contano davvero pochi. Ma che fine hanno fatto i ribelli, i parlamentari che non sopportavano più di obbedire agli ordini di Beppe Grillo (che nel frattempo ha fatto un grosso passo indietro)?

La maggior parte di loro si trova nel gruppo Misto, dove hanno dato vita a mini-gruppi che non hanno i numeri necessari per creare una pattuglia autonoma. Altri sono confluiti in quello che, per varie ragioni, è il luogo ideale: il gruppo del Partito Democratico; altri hanno fatto scelte molto più particolari. Quello che nessuno saprà mai è chi ha fatto una scelta di coscienza e chi invece ha deciso di abbandonare il M5S per non dover più rendere conto del suo stipendio o nella speranza di aiutare la legislatura ad andare avanti il più possibile.

Partiamo dai senatori ex del Movimento 5 Stelle, che, come detto, sono 18. Partiamo dal Senato perché da queste parti quasi tutti hanno deciso di aderire al gruppo misto e poi, al suo interno, ai mini-gruppi (in primis Alternativa Libera) a cui hanno dato vita nel ramo del Parlamento che è sempre stato il luogo d'elezione dei ribelli pentastellati. Ben 16 su 18 hanno scelto di aderire al Misto, mentre Lorenzo Battista è passato al gruppo delle Autonomie-Psi e Fabiola Anitori ha compiuto una scelta che definire particolare è dire poco: è passata al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, da poco confluito con l'Udc del gruppo di Area Popolare. Ovviamente, tutte le scelte sono legittime, ma certo alcune lasciano più perplessi. "Non riconosco più l'impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel 'partito personale' dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea", disse pochissimi mesi dopo l'arrivo in Parlamento, a dicembre, invece, la scelta di passare al Ncd.

E alla Camera dei Deputati? Anche in questo caso sono ben 18 i parlamentari che hanno lasciato il gruppo del Movimento 5 Stelle, ma le destinazioni sono più varie. Al gruppo misto sono passati infatti in 12. Adriano Zaccagnini è invece passato a Sel, Paola Pinna e Ivan Catalano sono invece accorsi nelle fila di Scelta Civica, Alessio Tacconi, Gessica Rostellato (ultimissima in ordine di tempo) e Tommaso Currò hanno invece deciso di aderire al Partito Democratico e dare così man forte al governo Renzi. Da notare come tutti abbiamo compiuto le loro mosse passando però inizialmente nel gruppo Misto. Forse perché la scelta più facile da compiere in attesa di chiarirsi le idee, o forse per attendere che l'attenzione nei loro confronti scemasse un po'.

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