Israele, Governo: Lieberman dice no a Netanyahu. Domani scade la proroga

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Avigdor Lieberman ha detto no a Benjamin Netanyahu su un'intesa di governo. Il ministro degli Esteri in carica e leader del partito nazionalista di destra Yisra’el Beiteinu ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che non è intenzionato ad appoggiare un progetto senza prospettive. Ed ha aggiunto: "la prossima coalizione non sarà un governo nazionale ma di opportunisti e conformisti".

Per il premier israeliano, ora la situazione si fa molto complicata. Domani scade la proroga per la formazione di un nuovo esecutivo, accordatagli dal Presidente dello Stato di Israele Reuven Rivlin. Se Netanyahu confermerà solo l'accordo con Naftali Bennett, capo di Focolare Ebraico (formazione che fa gli interessi dei coloni), potrà contare su una maggioranza molto risicata: 61 deputati su 120. Troppo pochi per dare una guida solida al paese in un momento così delicato, in cui deve fare i conti con la minaccia crescente di Hezbollah e con una comunità internazionale non più disposta ad accettare come un tempo le politiche coloniali d Tel Aviv.

A questo punto le ipotesi in campo rimangono due. La prima è che Bibi prenda atto del fallimento, lasciando così che Rivlin dia il mandato ad un altro leader, capace di tentare una mediazione tra le parti. L'altra, è che il premier, a differenza di quanto detto nelle ultime settimane, provi a ricucire con la sinistra di Unione Sionista, o quantomeno cerchi di imbarcare alcuni suoi parlamentari nella maggioranza.

Forse l'addio di Lieberman ha a che fare proprio con la seconda ipotesi, visto che il ministro degli Esteri, due settimane fa, aveva ribadito che non sarebbe mai entrato in una coalizione di governo con la sinistra. Ciò, a suo avviso, metterebbe in discussione tutte le riforme approvate dalla Knesset (il Parlamento) nella precedente legislatura. Tra queste, anche il progetto di legge su "Israele Stato del popolo ebraico".

L'intramontabile leader del Likud, che il 17 marzo scorso è riuscito ad arrivare primo alle elezioni, dovrà tirare fuori dal cilindro una proposta convincente entro le ore 20 di domani. Netanyahu, comunque la si pensi sul suo operato politico, ci ha abituati a sbrogliare situazioni molto difficili. Staremo a vedere se ha anche questa volta riuscirà a spuntarla.

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