Pippo Civati: "C'è grande malcontento nel Pd e lo dimostrerà il voto delle regionali"

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8 Maggio 2015, Aggiornamento 10.50 - Al momento nessun altro deputato o senatore del Pd ha seguito Pippo Civati nella sua scelta di abbandonare il gruppo ed il partito. Il parlamentare brianzolo sta comunque continuando a lavorare per i "suoi" candidati nelle varie regionali, schierandosi poi apertamente al fianco di Luca Pastorino in Liguria, già deputato della sua "area" che ha lasciato prima di lui il gruppo del PD alla fine di marzo per candidarsi in contrapposizione a Raffaella Paita.

Oggi Civati sta continuando a lavorare su un progetto nuovo, cercando di intercettare quanti non si riconoscono più nel Partito Democratico targato Renzi ed ora stanno cercando una nuova collocazione a sinistra. In un'intervista a 'La Stampa' Civati ha ripercorso la storia del suo rapporto con Renzi, con il quale un tempo c'è stata sintonia:

«Ci vedemmo ad un convegno di innovatori a Piombino, ma la “scintilla” scoccò al telefono. Era l’agosto 2010. Mi disse: ho appena lanciato la rottamazione, ho tirato giù un muro, domani mi uccidono tutti, ho bisogno di metterla in positivo. Tu organizzi begli eventi, perché non diciamo assieme cosa direbbe in positivo la nuova generazione, la nostra. La sfida era allettante, mandare via quelli di prima non era sbagliato. La prima incomprensione clamorosa è nata quando lui andò ad Arcore, senza dirmi nulla. Tra l’altro io abito lì vicino, passava quasi da casa mia. Facemmo assieme la prima Leopolda, litigammo e per tre anni seguì il silenzio, poi un giorno una telefonata...».

Dopo 3 anni di silenzio Renzi chiamò Civati per vedersi "in gran segreto a Firenze". Era la vigilia delle Primarie 2013 e Renzi volle appianare le divergenze del passato, salvo poi - evidentemente caricato dalla clamorosa affermazione elettorale - scaricare nuovamente Civati su tutta la linea. Renzi si è sentito legittimato a fare qualsiasi cosa, anche ad ignorare ed umiliare le ragioni della CGIL al punto da indurre Susanna Camusso ad affermare che non avrebbe più votato per il PD. Civati adesso proverà a ripartire proprio dai sindacati:

«Fino a qualche mese fa Susanna Camusso diceva: un partitino non ha senso. Giorni fa ha detto: non voto più Pd. Significa che c’è un’apertura di credito, una curiosità. Noi dovremo dimostrare di non essere velleitari perché se viene fuori una cosa minoritaria, io non ci sto, smetto di far politica. Non sono mai stato considerato affidabile dai sindacati, perché penso debbano cambiare, dopodiché sono diventato un loro paladino perché Renzi dice che non servono a niente. Quando Landini dice partite Iva e metalmeccanici ha capito, io sono d’accordo e aggiungo: lavoro, eguaglianza, che è concorrenza leale, premio per chi lo merita e non meritocrazia. E un valore che metterei al primo posto per questa nuova area politica: una sinistra che si batta per una maggiore umanità. Contro il cinismo, l’incorenza tattica, un racconto sincero della realtà».

Per ora nessuno della sua corrente è uscito dal PD. Civati però è sereno da questo punto di vista, convinto che si tratti solo di una questione di tempo:

«Mi hanno detto: non chiederci di uscire, per ora non si muove nulla. Ma tutti si rendono conto che nell’opinione pubblica sta accadendo qualcosa di molto importante. Come sarà dimostrato dai voti al Pd».

(Aggiornamento Stefano Capasso)

Pippo Civati lascia il Pd: "Altri potrebbero seguirmi"

6 Maggio 2015, Aggiornamento 17.50 - Pippo Civati chiarisce meglio le ragioni della sua uscita dal Pd, rilasciando alcune dichiarazioni alla rivista Left. L'ex dissidente spiega che si sente ancora parte della storia del partito, ma non della svolta renziana:

"La mia non è una rinuncia al Pd, alla sua storia. Ma togliendo la mia fiducia a Renzi, inevitabilmente esco dal Gruppo del Pd"

Il parlamentare monzese conferma, ironicamente, che entrerà nel Gruppo Misto:

Tutto sommato assomiglia al Pd: c’è un po’ di tutto nel Gruppo misto, c’è un po’ di tutto nel Pd, dove oramai si candidano tutti, anche i fascisti

Per Civati, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'atteggiamento tenuto dal Ministro dell'Istruzione nei confronti dei docenti: "mentre la Giannini dichiarava che era uno sciopero politico, un ministro del Pd, insegnati del Pd manifestavano e dichiaravano che il Pd, non l’avrebbero più votato". Sul suo futuro impegno da parlamentare, aggiunge che continuerà a dialogare con la società civile e che a Palazzo Madama, visto la maggioranza risicata, altri potrebbero seguire il suo esempio al fine di costituire un gruppo autonomo: "Anche al Senato c’è qualcuno che farà la stessa cosa che ho fatto io".

Sul suo blog, inoltre, afferma che non si dimette da parlamentare, perché insieme a lui dovrebbero farlo tutti: "se cioè si andasse a votare, anche subito, ciascuno con il suo programma, per darsi una vera legittimazione".

Infine, accusa le "minoranze" Pd di essersi mosse tardi e chiude con l'ottimismo: "Questa non è solo una fine, è anche un inizio".

Pippo Civati: "Lascio il gruppo del PD"


Pippo Civati

ha detto addio al Partito Democratico. A confermarlo è il Post, che ha raccolto una breve dichiarazione del deputato:

"Non ho più fiducia, non sosterrò il governo e per questo lascio il gruppo del Pd"

Alla fine il politico monzese, dopo aver condotto una lunga battaglia nel partito contro la maggioranza renziana, ha deciso di andarsene. E lo ha fatto proprio nel giorno in cui il Presidente Mattarella apporrà la sua firma all'Italicum. I dissensi tra l'ex dissidente e la segreteria erano noti da tempo: legge elettorale, Jobs Act, Riforma del Senato.

Ricordiamo che Civati ha tentato, per un lungo periodo, di organizzare una fronda interna nel Pd per arrestare "la deriva a destra". Tuttavia, il Politicamp a Livorno, i voti "contro" in aula, le numerose apparizioni televisive non hanno prodotto grandi risultati.

Da dentro il Pd, non è riuscito a convincere l'ala sinistra del partito ad assumere posizioni più nette nei confronti di Renzi e non è nemmeno stato capace di costruire un ponte con il Movimento 5 Stelle, con cui sembrava in sintonia nella fase iniziale della legislatura. Dunque, ora l'unica scelta possibile, anche se a giudizio di molti tardiva, non poteva non essere quella di andarsene.

Non è noto, al momento, se siederà tra i banchi del gruppo misto, da dove potrebbe tentare di costruire un nuovo raggruppamento di sinistra in Parlamento. Dopo l'approvazione dell'Italicum, però, la sua impresa appare quantomai complessa. Non è escluso, infatti, che Renzi voglia andare a votare nel 2016 (con una legge che premia la lista e non più la coalizione). In quel caso, il tempo sarebbe troppo poco per far decollare un nuovo progetto, e forse sarebbe utopico attendersi che dissidenti 5 stelle ed esponenti della sinistra dem. lo seguano.

Inoltre, bisognerà vedere se Vendola, Landini e Cofferati saranno pronti a sostenere un progetto unitario insieme a Civati. La sinistra, al di là delle iniziative della Fiom e della buona riuscita degli scioperi della Cgil, vive ancora un momento di grande difficoltà e frammentazione.

Intanto, Civat ieri è sceso in piazza al fianco degli insegnati, base elettorale del Pd, contro la Riforma della scuola. Lì aveva già lasciato intendere l'intenzione di creare un gruppo autonomo alla Camera. Staremo a vedere come si muoverà nei prossimi giorni. Certo è che la sua decisione appare troppo calcolata in questo momento: lasciare il partito,ad l'Italicum approvato, rischia di essere percepito dall'elettorato come una scelta fuori tempo massimo.

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