Israele: Netanyahu forma il nuovo Governo

Un governo fragile, frutto di un compromesso fra nazionalisti, coloni, ultra-ortodossi e liberisti

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Il Likud di Benjamin Netanyahu e Focolare Ebraico di Naftali Bennett hanno siglato un accordo in extremis per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo la vittoria alle urne del 17 marzo scorso, il premier israeliano ha dovuto lavorare 42 giorni e chiedere anche una proroga al Capo dello Stato, Reuven Rivlin, per riuscire a trovare una maggioranza. Tuttavia, segnaliamo subito che il nuovo governo potrà contare solo su 61 parlamentari su 120, circostanza che lo pone in una situazione di estrema debolezza.

Della nuova coalizione governativa, di destra ulta-nazionalista, faranno parte anche altre formazioni: Kulanu di Moshe Kahlon (che otterrà il ministero delle Finanze) e i partiti religiosi ortodossi Shas e Lista Unita della Torah.

La lista completa dei ministri si avrà solo dopo la formale comunicazione a Rivlin dell’accordo di maggioranza. L'unica cosa certa finora è che Bennett ha ottenuto per il suo partito il ministero della Giustizia, che andrà alla 39enne deputata, Ayelet Shaked. Quest'ultima è balzata agli onori della cronaca internazionale nel luglio dello scorso anno, qualche giorno prima dell'inizio dell'operazione Margine Protettivo a Gaza, quando ha affermato sulla sua pagina Facebook che i palestinesi sono tutti conniventi con i terroristi. E, inoltre, ha aggiunto:

"Israele dovrebbe dichiarare guerra a tutto il popolo palestinese, compresi anziani e donne, alle sue città e a ai suoi villaggi, alle sue proprietà e alle sue infrastrutture"

Il rinnovato accordo tra Bennett e Bibi non cambierà di molto quello che abbiamo visto nell'ultimo periodo: espansionismo coloniale nei territori occupati, attacchi alla Palestina fuori dal diritto internazionale, proposte di leggi liberticide (come quella sull'alimentazione forzata ai detenuti politici).

L’obiettivo dichiarato di Focolare Ebraico per la prossima legislatura è quello di promuovere una nuova campagna di insediamenti illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme est e di rivedere i criteri per la nomina dei giudici della Corte Suprema, che avrebbe “troppo potere” e bloccherebbe l'avanzata del sionismo più nazionalista. Inoltre, si batterà per il perfezionamento della norma che decreta "Israele Stato della Nazione ebraica".

Il prossimo governo, però, appare troppo fragile per affrontare i problemi di ampia portata che il paese ha davanti. Non solo la crisi economica, frutto anche di una politica sistematica di tagli al welfare degli anni passati, ma anche il nucleare iraniano, i rapporti con Abu Mazen, la crisi diplomatica con l'amministrazione Obama e l'elaborazione di una strategia efficace per contenere Hezbollah.

Per questo motivo, in molti pensano che Netanyahu sarà costretto a riprendere le trattative con Avigdor Lieberman. L'ex ministro degli Esteri e leader del partito Yisra’el Beiteinu, lo ricordiamo, aveva detto no ad un accordo di governo lo scorso 5 maggio, entrando in forte polemica con il premier.

Per quanto riguarda l'ipotesi di governo di unità nazionale, sostenuta dagli Stati Uniti, dobbiamo segnalare che Bibi non si è mai impegnato seriamente per portarla avanti. La sinistra di Unione Sionista aveva anche mandato segnali di apertura, ma il Likud ha respinto qualsiasi tipo di mediazione, compresa quella dell'entrata nell'esecutivo di Tzipi Livni, ex ministro della Giustizia.

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