Israele: ancora colonie a Gerusalemme est. Netanyahu sfida Obama

Annunciate 900 nuove case coloniche nell’insediamento illegale di Ramat Shlomo. Lo stesso che creò l'incidente diplomatico con Obama nel 2010

ISRAEL-PALESTINIAN-CONFLICT-SETTLEMENT

Il nuovo esecutivo Netanyahu non tradisce le attese, almeno degli osservatori più attenti. Ad appena 24 ore dalla sua nomina è partito una nuova offensiva colonica, contraria alle regole del diritto internazionale: 900 nuove abitazioni saranno costruite nell’insediamento di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est. La decisione è stata presa dal Ministero degli Interni, attraverso un piano ratificato dal Comitato della Pianificazione del Distretto di Gerusalemme.

Come ci spiega l'agenzia stampa Nenanews, la mossa delle autorità di Tel Aviv sembra avere anche un valore simbolico, di sfida, nei confronti dell'amministrazione Obama. L'insediamento Ramat Shlomo, infatti, è stato già al centro di una forte polemica con la Casa Bianca. Nel 2010, mentre il vicepresidente americano, Joe Biden, si trovava in visita ufficiale ad Israele, venne annunciato l'ampliamento della colonia con 1.600 nuove unità abitative.

In quell'occasione, il Presidente Obama non gradì affatto l'atteggiamento israeliano e lo interpretò, con il senno di poi giustamente, come un tentativo di far naufragare il negoziato con l'Autorità Nazionale Palestinese, che Washington stava per rilanciare. Come è noto, in seguito, il negoziato fallì clamorosamente: Netanyahu mentre sedeva al tavolo della trattativa continuò, senza sosta, con le sue politiche di occupazione e non rispettò i tempi pattuiti sul rilascio dei prigionieri. Subito dopo arrivò anche l'operazione Margine Protettivo a Gaza.

Il progetto di occupazione a Ramat Shlomo fu ratificato nel 2012 e, nel 2013, venne finanziato con 16 milioni di euro da parte di Tel Aviv. Ma, per l'annuncio delle nuove 900 case coloniche, Bibi ha atteso la vittoria elettorale e la certezza di poter contare su una maggioranza alla Knesset (parlamento), sebbene risicata.

Immediata è arrivata la reazione statunitense. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Jeff Rathke, ha condannato il piano e espresso “preoccupazione e disappunto” per la decisione presa da Tel Aviv. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo pretendere l'impegno per la 'soluzione dei due Stati' da parte del nuovo governo. Costruire a Gerusalemme Est si oppone a questa soluzione”.

Ovviamente, la costruzione delle 900 unità abitative è il primo regalo del Likud agli alleati di Focolare Ebraico. A tale proposito evidenziamo che il suo leader, Naftali Bennett, non ha mai nascosto che l'ingresso del suo partito nel nuovo esecutivo era vincolato alla promozione di una nuova campagna di insediamenti illegali in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

A questo punto la comunità internazionale non può più chiudere gli occhi, l'unica strada è quella di imporre misure nette per ottenere uno stop all'espansione. E deve farlo in tempi brevi, perché nel frattempo Israele continuerà ad avanzare il più possibile all'interno dei territori occupati.

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