Mosca, parata del 9 maggio: la Giornata della Vittoria dimenticata dai leader mondiali

Imbarazzo per la parata militare della Giornata della Vittoria: 70 anni fa la resa nazista all'Armata Russa

9 maggio 2015 - La colossale parata a Mosca per celebrare il 70esimo anniversario della vittoria della Russia nella seconda guerra mondiale si è svolta come da programma, con la maggior parte dei leader europei rimasti a casa per via della delicata crisi ucraina, ancora oggi lontana da una soluzione.

Colossale è la parola giusta: alla parata hanno preso parte oltre 15 mila soldati russi, circa 1300 soldati stranieri, 200 mezzi corazzati e 143 mezzi dell’aviazione, tra aerei ed elicotteri, accolti da una folla giunta in piazza per l’evento e per ascoltare le parole del Presidente Vladimir Putin, che ha tenuto un breve intervento nel corso del quale ha ringraziato pubblicamente il popolo della Gran Bretagna, quello della Francia e quello statunitense, oltre ai milioni di antifascisti che hanno combattuto da una parte all’altra del Mondo e contribuito così alla vittoria sul Nazismo.

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La parata non ha rappresentato soltanto l’occasione per ricordare un momento fondamentale per la storia russa, europea e del Mondo intero, ma è stata anche l’occasione per Putin di fare sfoggio di nuove armi e dei nuovi mezzi militari, a cominciare dal nuovo carro armato T-14 Armata, passando per i nuovi missili balistici intercontinentali Rs-24 Yars Mirv e i complessi missilistici anticarro Kornet-D.

Nel corso dell’intervento del Presidente Putin è stato osservato anche un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della seconda guerra mondiale. Un secondo minuto di silenzio sarà osservato alle 18.55 di oggi, ora locale.

8 maggio 2015 - Fervono i preparativi a Mosca per la Giornata della Vittoria dei Paesi dell'Est Europa nella II Guerra Mondiale, che si celebra ogni 9 maggio: in quella data infatti, era il 1945, 70 anni fa, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firmò a Berlino la resa all'Armata Rossa in seguito alla capitolazione concordata in precedenza con le forze alleate sul fronte occidentale.

A Berlino in realtà era ancora l'8 maggio ma a Mosca, per effetto del fuso orario, erano già le prime ore del 9: quella mattina di 70 anni fa, dopo la cerimonia di firma avvenuta a Berlino, il governo russo di Stalin annunciava alla nazione la vittoria sui nazisti, ma il 9 maggio non fu proclamato festa nazionale prima del 1965: Giornata della Vittoria dei Paesi dell'Europa Orientale.

Quest'anno a Mosca la parata militare, già imponente, sarà più trionfale che mai proprio in occasione del 70esimo anniversario della resa dei nazisti a Stalin: i russi attendono trepidanti le celebrazioni organizzate dal Presidente Putin, che mostrerà la magnificenza delle forze armate al Paese ed al mondo; tali celebrazioni però hanno causato non pochi imbarazzi tra le diplomazie occidentali invitate alla parata.

I rapporti tra il mondo e Mosca, ultimamente, ed in particolare i rapporti tra Europa e Stati Uniti e Mosca, sono al punto più basso dai giorni della caduta del muro: sempre più forte sembra la frattura tra Europa dell'ovest ed Europa dell'Est, una frattura che diviene carneficina, morte e guerra civile in Ucraina, al centro tra i due colossi.

Per questo molti diplomatici occidentali, ministri degli Esteri e vari rappresentanti delle istituzioni nazionali di mezzo mondo, inviatati alle celebrazioni russe, parteciperanno alla deposizione dei fiori alla Tomba del Milite Ignoto, al Giardino Alezandrovskij di Mosca, ma non alla magnifica parata sulla Piazza Rossa, dove fu ucciso di recente Boris Nemtsov.

Prendendo l'esempio a noi più vicino, il ministro italiano degli Affari Esteri Paolo Gentiloni parteciperà, dicono alla Farnesina, alla deposizione di fiori ma disertando la parata militare che apre alle celebrazioni. Come lui farà anche il francese Laurent Fabius, mentre la cancelliera Angela Merkel sarà a Mosca direttamente il giorno successivo. Erdogan, in aperta polemica con Putin per le celebrazioni dell'anniversario del Genocidio degli Armeni, ha interdetto la presenza a tutto il suo corpo diplomatico

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Come scriveva Igor Man su La Stampa nei giorni in cui il blocco est capitolava, a cavallo tra il 1989 e il 1990, "il più grande esercito musulmano del mondo", quello russo, mostrerà domani tutta la gloria dell'orso russo. Un errore, quello di non partecipare alla parata, più storico che diplomatico: i 20 milioni di morti russi per la libertà dei cittadini europei, di tutta l'Europa, avrebbero meritato forse più ponderatezza, nella celebrazione del 70esimo anniversario della capitolazione nazista sul fronte orientale. Un errore storico non da poco, nell'Europa che pretende violentemente di essere Charlie scivolando continuamente nell'oblio della dimenticanza. Come se la cultura europea, se mai ne esistesse una, non abbia insegnato il valore della storia e dei martiri del nazifascismo.

Oltre alla Russia sono molte le ex-repubbliche sovietiche che ancora oggi festeggiano la ricorrenza della Giornata della Vittoria: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Polonia, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan.

Tutti paesi, o quasi tutti, presenti però in pompa magna all'Expo2015 di Milano perchè pecunia non olet, ma nemmeno il petrolio ed il gas sembrano avere odore, certamente non di diritti umani.

In tal senso l'Europa di Charlie Hebdo, quella che si fregia della medaglia di libertà apponendola al contrario sul bavero di una giacca scolorata, fa l'ennesimo passo falso perpetrando nell'errore che tragicamente conduce la stessa Europa in una spirale negativa: dimenticare il sacrificio di 20 milioni di russi è un errore storico che allontana ulteriormente il Continente dalla Russia di Putin.

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