Gelo Usa-Arabia Saudita: Re Salman salta incontro con Obama

Segnale ad Obama: la priorità per Riad è la fine del regime di Assad, non la lotta all'Isis

SAUDI-DIPLOMACY-GCC-SUMMIT

Il sovrano dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdul Azizi al Saud, ha deciso di non partecipare all'incontro alla Casa Bianca con il Presidente americano Barack Obama. E, inoltre, salterà anche il summit di Camp David con gli altri leader del Golfo. A renderlo noto l'agenzia Saudi Press Agency, che specifica che il re si limiterà ad inviare il principe ereditario, Mohammad bin Nayef e il vice erede Mohammad bin Salam.

La scelta è stata formalmente giustificata con il fatto che i due vertici si svolgeranno a ridosso dei cinque giorni del cessate il fuoco in Yemen, che inizieranno domani. Tuttavia, molte testate internazionali, tra cui il New York Times, leggono l'assenza di Re Salman come un chiaro segnale agli alleati statunitensi. La monarchia saudita, infatti, ha tutta l'intenzione di incrinare la collaborazione tra l'Iran e Washington, pretendendo un atteggiamento più duro da parte di Obama nei confronti del regime siriano di Bashar al Assad.

Riad, come è noto, è più preoccupata della situazione in Siria che non della lotta ad al Qaeda e all'Isis, che tra l'altro ha contribuito a formare proprio in funzione anti-Assad. L'idea che possa formarsi in Medio Oriente una asse sciita, che abbia il suo centro a Teheran e che si estenda dall'Iraq allo Yemen, passando per Hezbollah in Libano, non convince affatto la monarchia del Golfo. Ciò, oltre a costituire una minaccia militare, si porrebbe in contrasto con i suoi interessi economici, che rischiano già di essere colpiti con la cancellazione delle sanzioni all'Iran. E su quest'ultimo punto pare che Re Salman sia in piena sintonia con il governo di Israele, presieduto da Benjamin Netanyahu.

Che Riad chieda ad Obama di tentare di rimuovere il regime di Damasco immediatamente, magari prima di giugno, quando l'Iran avrà perfezionato l'accordo sul nucleare con il 5+1 e "avrà le mani libere", è certificato anche dal comportamento della stampa saudita e degli altri paesi del Golfo. I giornali arabi stanno presentando il vertice con Obama come l'occasione in cui si dovrà statuire il pieno ritorno della supremazia regionale agli islamici sunniti.

Un atteggiamento così aggressivo ha già le sue ricadute da non sottovalutare. A tale riguardo, segnaliamo che le posizioni saudite stanno trasformando in una farsa i negoziati di Ginevra 3, in cui si discute del futuro della Siria. E' chiarissimo che l'Arabia Saudita e le altre petro-monarchie non hanno alcuna intenzione di dare vita ad una trattativa tra le parti. D'altro canto l'Iran, attraverso la voce dello ayatollah Ali Khamenei (la Giuda Suprema), continua a minacciare di far saltare il banco del negoziato sul nucleare, denunciando le continue ingerenze americane in Yemen e in Siria.

A questo punto Obama si trova in situazione molto delicata, in cui dovrà far ricorso a tutte le sue doti diplomatiche per ricucire. Se da un lato, infatti, la Casa Bianca ha necessità di chiudere l'accordo con Teheran (sarebbe una delle poche vittorie in politica estera), dall'altro, ha bisogno dell'appoggio saudita per frenare l'avanzata dell'islamismo radicale sunnita.

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