Reddito di cittadinanza (o minimo garantito?): che cos'è, quanto costa e come funziona

C'è un po' di confusione sui termini, ma il reddito minimo garantito (che è diverso dal reddito di cittadinanza) potrebbe essere il welfare più adatto al 21° secolo. Ecco che cos'è e come funziona.

reddito di cittadinanza minimo garantito che cos'è come funziona

Quando Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle parlano di reddito di cittadinanza fanno, in verità, un po' di confusione. Questo perché il reddito di cittadinanza è una misura che spetta a tutti, per il solo fatto di essere cittadini. Di conseguenza, un reddito di cittadinanza vero e proprio andrebbe indistintamente nelle tasche di tutti, ricchi e poveri, e sarebbe un reddito in più per chi ha già uno stipendio, indipendentemente dalla sua entità. Considerando che nella proposta di legge del M5S si parla esplicitamente di sostegno al reddito e di raggiungimento dei 780 euro minimi mensili "anche tramite integrazione", è chiaro che quello a cui il M5S fa riferimento è invece il reddito minimo garantito.

E in effetti, mentre il reddito di cittadinanza non esiste praticamente da nessuna parte al mondo, il reddito minimo garantito è una misura che si trova in molti paesi. Si tratta però di una cifra, i 780 euro mensili calcolati dal M5S, che andrebbe versata integralmente ai soli disoccupati o inoccupati; versata parzialmente a chi ha un reddito inferiore a quella cifra e non versata affatto a chi guadagna di più di 780 euro al mese. Una proposta meno utopistica di quella relativa a un vero reddito di cittadinanza, che, invece, secondo LaVoce.info, verrebbe a costare 450 miliardi l'anno, vale a dire circa il 25% del pil italiano. Si tratta ovviamente di una misura che non è possibile realizzare.

Diverso il discorso per quanto riguarda i 780 euro al mese di reddito minimo. Che secondo alcuni calcoli verrebbero a costare 17 miliardi l'anno. Tanti soldi, ma forse non troppi se si pensa che il contestato (dal M5S e non solo) bonus di 80 euro di Renzi è costato 10 miliardi. Se in quel caso si sono trovate le coperture non è escluso che si possano trovare anche per il reddito minimo garantito.

Il problema, oltre al costo comunque non irrisorio (anzi) è il fatto che il reddito minimo garantito costituisce, secondo molti, un disincentivo al lavoro. Insomma, se posso guadagnare quasi 800 euro (esentasse) senza fare niente, perché sbattermi per guadagnarne mille (che spesso è volentieri è lo stipendio di ingresso nel mondo del lavoro)? Per evitare una situazione di questo tipo, nella proposta di legge del M5S si legge:

Il beneficiario in età non pensionabile ed abile al lavoro o qualora disabile in relazione alle proprie capacità, perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni:

a) non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 11 della presente legge;
b) sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego;
c) rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;
d) qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell'anno solare;

Al di là delle condizioni specifiche di cui sopra, che sono migliorabili e forse vanno rese più stringenti, è evidente che si possano porre dei paletti in grado di limitare il più possibile l'abuso di questa misura. Ma la cosa più importante è forse un'altra.

I giovani che entrano nel mondo del lavoro lo fanno sempre di più con contratti precari se non addirittura come imprenditori di se stessi, freelance, liberi professionisti, ecc. Nel momento in cui si perde il lavoro, quindi, sempre più di frequente si rimane senza nessuna tutela: senza cassaintegrazione, senza sussidio, senza nulla. Inoltre, il terrore di perdere il lavoro porta ad accettare condizioni davvero degradanti. Ma c'è di più, come si legge sul blog di Gilioli:

Ci sono mestieri utili da decenni o secoli che in un momento diventano superflui: nella mia vita, ad esempio, ho visto il rapido tramonto dei linotipisti. Pensate, se preferite, ai casellanti delle autostrade. Presto anche ai tassisti, con le macchine che si guidano da sole. Altre professioni non si estinguono del tutto ma si riducono moltissimo per numero di addetti: come quella che faccio io. Altre ancora cambiano completamente ogni due o tre anni il know how, con la conseguenza quasi inevitabile di un veloce turn over. E così via. Non sto dicendo niente di nuovo: già Jeremy Rifkin ne "L era dell'accesso" spiegava bene l'estensione a quasi ogni lavoro del "modello Hollywood": un gruppo di persone che si mettono insieme per coprodurre qualcosa, poi alla fine dei ciak arrivederci a tutti, ciascuno cercherà un altro (provvisorio) progetto a cui lavorare.
Tutto questo, com'è evidente, implica un passaggio: quello in base al quale il cittadino gode del welfare come tale - cioè come persona - non come lavoratore o ex lavoratore. Possiamo insomma avere individui insicuri del proprio futuro produttivo, data la veloce mutazione dei lavori - ma non persone insicure della propria continuità di reddito. Altrimenti, appunto, la macchina si inceppa.
Non hanno nulla di buonistico, insomma, il welfare universale e il neomutualismo sociale. Sono, semplicemente, le uniche forme di capitalismo sostenibile, dopo l'era del capitalismo manifatturiero a piena occupazione e quella del capitalismo tecnofinanziario che pretendeva di liberarsi da ogni regola, di ogni "lacciolo".

In sintesi: se il mondo del lavoro sta passando da un sistema basato sul contratto a tempo indeterminato con tutele di ferro, a una situazione in cui troppi lavoratori (spronati a crearselo da soli) non hanno più diritto a nessuna tutela, non significa che bisogna tornare al modello precedente di lavoro, ma che bisogna creare un modello nuovo di welfare. E questo potrebbe anche essere il reddito minimo garantito (che non è il reddito di cittadinanza). Forse è anche per questa ragione che, come ha segnalato Beppe Grillo, a Matteo Renzi "brucia" di non aver inserito il tema in agenda, visto che il premier ha più e volte più volte giocato la carta del "paladino" degli innovatori, start-upper & co.

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