Barbara Spinelli abbandona la Lista Tsipras e si tiene il seggio

Spinelli: "L'Altra Europa ha fallito, in Italia starò con chi si oppone al Partito della Nazione"

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Barbara Spinelli, protagonista della campagna elettorale per le europee de l'Altra Europa Con Tsipras, ha deciso di uscire dal soggetto politico che lei stessa ha contribuito a fondare. Ma, attenzione, si terrà il seggio a Strasburgo: rimarrà parlamentare indipendente in Sinistra Unitaria Europea-Ngl. Le motivazioni di questa decisione sono state espresse in una nota:

"L'Altra Europa nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra; come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso (astensionisti), dunque un elettorato non esclusivamente di sinistra - e come elaborazione di nuove idee su un'Unione ecologicamente vigile, solidale, capace di metter fine alle politiche di austerità e ai nazionalismi xenofobi che esse hanno scatenato. Ritengo che L'Altra Europa non sia oggi all'altezza di quel progetto"

Le motivazioni di questa scelta, per la verità, appaiono molto fragili e figlie di una visione della politica che Spinelli diceva fino a qualche tempo fa di voler contrastare. L'Altra Europa certamente non è riuscita ad ottenere un grande risultato alle elezioni europee (appena il 4.03%), ma infondo nelle "consultazioni degli 80 euro" di Renzi poteva essere una base per partire.

Ora la giornalista di Repubblica dice che il progetto è fallito, che tradotto suona come: "non mi prendo la responsabilità del fallimento". Eppure fu proprio lei a crederci fino in fondo, tanto da rimangiarsi la parola data in campagna elettorale, ci riferiamo al fatto che non sarebbe andata al Parlamento di Strasburgo. In quell'occasione "tolse il posto" a Marco Furfaro di Sel e ne seguirono aspre polemiche con Vendola.

La motivazioni di quella clamorosa marcia indietro risiedevano nella convinzione che non si potevano "tradire le aspettative dei tanti elettori" che avevano scritto il suo nome sulla scheda. "Detto fatto", verrebbe da dire. Proprio per non tradirli Spinelli se ne va. Ancora più contraddittoria, e per certi versi ipocrita, è l'annuncio che non fonderà un altro soggetto politico:

"Non intendo contribuire in alcun modo a un'ennesima atomizzazione della sinistra fondando o promuovendo un'ulteriore frazione politica. La mia attività sarà concentrata sulle attività parlamentari europee con attenzione particolare a quello che succede in Italia e in Greci"

Da queste parole si denota una certa arroganza e miopia. Innanzitutto perché è chiaro che Spinelli, in questo momento, non avrebbe comunque la forza per dare vita ad un progetto alternativo. E, inoltre, va segnalato un altro particolare.

Syriza, partito politico per cui la "dimissionaria" ha grande stima, ha avuto per un lunghissimo tempo percentuali di voto da prefisso telefonico. Tuttavia, Alexis Tsipras non hai pensato di mollare a fronte delle sconfitte elettorali, ha sempre continuato a battersi per costruire un'unità interna alla sinistra, ha dialogato con i movimenti e con il mondo dell'associazionismo e ha fatto in modo di infilarsi nelle contraddizioni sociali. La battaglia è stata lunga, è durata un decennio, ma alla fine il partito ellenico ce l'ha fatta, conscio del fatto che per creare una soggettività nuova a sinistra servono sì i leader e le campagne elettorali, ma anche un duro lavoro dal basso.

La chiusura della nota di congedo di Spinelli ci offre anche un altro spunto di riflessione. Pare, infatti, che la parlamentare europea si guarderà già intorno, anche se non fonderà un nuovo partito:

"In Italia, continuerò a combattere le grandi intese, l'idea di un 'Partito della Nazione', l'ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia. Nelle prossime regionali appoggerò tutti coloro che sono davvero e sino in fondo impegnati in questa battaglia"

Spesso a pensar male ci si prende. Non è che la giornalista implicitamente stia già guardando a Civati e alla sinistra Pd? Ecco, se fosse così presupponiamo che il prossimo passo, in vista delle politiche, sarà quello di dimettersi dal gruppo da sinistra Unitaria, magari affermando che quel progetto è fallito.

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