Egitto, l'ex presidente Morsi condannato a morte

È accusato dell'evasione di massa dal carcere Wadi El-Natroun, la sentenza definitiva sarà appellabile.

L'ex presidente egiziano Mohamed Morsi è stato condannato a morte da un tribunale egiziano. Il massimo esponente dei Fratelli Musulmani è accusato di aver organizzato un evasione di massa, durante la rivoluzione con cui venne deposto Mubarak nel 2011, nell'occasione persero la vita anche molti agenti. Era il 25 gennaio quando un attacco al carcere di Wadi El-Natroun al Cairo permise a 30 esponenti della Fratellanza Mussulmana di evadere, in quei giorni concitati in Egitto oltre 20 mila detenuti ritrovarono la libertà compresi molti esponenti di Hezbollah e Hamas.

Mohamed Morsi era già stato condannato un mese fa a 20 di carcere, l'accusa in quel caso era incitamento alla violenza e il riferimento è al 2012 quando ricopriva la carica di presidente. Insieme a lui sono stati condannati a morte anche altri due alti esponenti dei Fratelli Mussulmani, il numero due Khairat al-Shater e il segretario generale Mohammed el-Beltagi. A questo punto l'iter giudiziario prevede che la sentenza venga inviata al Grand Mufti, la massima autorità legale egiziana, che si esprimerà nel merito della condanna a morte. Il parere però non è vincolante, l'ultima parola spetta sempre ad una tribunale che dovrà emettere la sentenza definitiva, attesa per il 2 giugno. A quel punto gli imputati potranno ricorrere in appello.

La presidenza di Morsi è durata poco più di un anno. Viene eletto nel giugno 2012 con regolari elezioni. Appena un anno dopo, il 3 luglio 2013, viene deposto con un colpo di stato guidato dal generale al-Sisi e condotto agli arresti domiciliari, con l'accusa di istigazione alla violenza e spionaggio. Poi la nuova accusa relativa alle responsabilità sull'evasione di massa dal carcere del Cairo, che potrebbe costargli la vita.

Mohamed Morsi

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