Perché l'Arabia Saudita vuole dotarsi di armi nucleari

Obama saprà trovare una mediazione tra gli interessi di Riad e di Teheran?

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Riad lo aveva lasciato intendere subito dopo la firma dell'accordo tra Iran e 5+1, ora alle parole sembra che seguiranno i fatti. Secondo una fonte del Pentagono, l'Arabia Saudita è pronta ad acquistare ordigni nucleari dal Pakistan al fine di contrastare le possibili mire espansionistiche di Teheran sul Medio Oriente.

A riferirlo è stato il Sunday Times, che riporta le indiscrezioni rivelate dalla fonte statunitense rimasta anonima: "C'e' un'intesa da lungo tempo con il Pakistan e la Casa dei Saud (la famiglia regnante saudita, ndr) ha ora preso la decisione di procedere". Il proposito della monarchia del Golfo è quello di acquistare da Islamabad un ordigno atomico già funzionante, pronto per essere attivato.

Con questa mossa l'Arabia Saudita non solo riconfermerebbe il suo ruolo guida tra i paesi sunniti wahabiti nella lotta contro l'islam sciita, ma riscuoterebbe anche il credito che vanta con il Pakistan per gli investimenti che fece negli anni '70 nel programma nucleare dello stato dell'Asia meridionale. Investimenti che furono necessari per ridimensionare la minaccia dell'atomica indiana.

Dopo la mancata visita del sovrano saudita Salman bin Abdul Azizi al Saud a Washington, appare chiaro che Riad ha tutta l'intenzione di smarcarsi dall'amministrazione americana nella strategia da seguire in Medio Oriente. L'Arabia Saudita non si fida, a differenza di Barack Obama, dell'intesa con l'Iran sul nucleare (che potrebbe essere perfezionata entro il 30 giugno). La monarchia del Golfo pensa che Washington stia sottovalutando eventuali rischi pur di tenersi come alleata Teheran nella lotta contro al Qaeda e l'Isis. E lo fa percepire proprio nel momento in cui i miliziani sciiti possono tornare utili all'occidente nella riconquista della città di Ramadi in Iraq, finita nelle mani dello Stato Islamico.

Come è noto, per l'Arabia Saudita le vera minaccia non è rappresentata dallo jihadismo sunnita, che in parte ha contribuito a creare proprio con l'avallo degli Stati Uniti. Così come per Israele, il nemico numero uno rimane il regime sciita iraniano che appoggia la rivolta degli Houthi in Yemen, la Siria di Bashar al Assad, le milizie di Hezbollah in Libano e che ha ottimi rapporti con l'attuale governo iracheno. Insomma, il problema è il ruolo di supremazia che l'Iran potrebbe assumere in Medio Oriente, anche in virtù della fine delle sanzioni connesse all'accordo sul nucleare.

La "politica di potenza" di Teheran potrebbe esplicarsi in molti modi secondo Riad, ma quello più temuto è la concorrenza sul mercato del petrolio. Ricordiamo che, a causa delle sanzioni, l'export iraniano del greggio è crollato a 1,1 milioni di barili al giorno nel 2013. Ma se l'embargo sarà cancellato, la Repubblica Islamica potrà tornare protagonista nel settore, grazie alle sue scorte che hanno raggiunto livelli record. Inoltre, non bisogna sottovalutare che l'Iran è pronto anche a riprendere le esportazioni di gas naturale, di cui è secondo produttore al mondo dopo la Russia.

Ora che la tregua è finita in Yemen e che l'Arabia Saudita ha ripreso a bombardare le postazioni degli Houthi, gli Stati Uniti si trovano in difficoltà. Obama, che ha ribadito, il 13 maggio scorso, l'importanza della collaborazione con la monarchia saudita, deve tenere insieme un difficile equilibrio. Da un lato è obbligato a non danneggiare i legami con i paesi del Golfo, storicamente importanti da un punto di vista strategico ed economico; dall'altro non può compromettere i rapporti con il governo Rohani che sta giocando un ruolo troppo importante nella lotta allo jihadismo.

Forse il punto più delicato da sbrogliare ora è la questione siriana, tanto più che il cosiddetto Ginevra 3 sta portando allo stallo. Rispetto alla strategia da tenere nei confronti di Damasco, le posizioni dei paesi sunniti e dell'Iran sono antinomiche.

I primi fanno finta di voler trattare, ma poi continuano a chiedere più o meno velatamente un intervento diretto per rimuovere il Presidente Assad. Teheran, invece, è contro qualsiasi ingerenza. Lo è a tal punto che l'ayatollah Ali Khamenei (massima guida spirituale dell'Iran) continua a dire che, se gli Stati Uniti non cambieranno atteggiamento in merito, l'intesa di Losanna sul nucleare non sarà perfezionata.

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