Elezioni Regionali Lombardia: Albertini contro l'alleanza Tremonti-Maroni "Basta celodurismo"

Roberto Maroni
Come era prevedibile, Gabriele Albertini e il suo principale sponsor alla Regione, il governatore uscente Roberto Formigoni, non hanno preso bene la notizia di ieri dell'alleanza tra Roberto Maroni e Giulio Tremonti, alleanza che lascia il Pdl con il cerino in mano. E se Formigoni si limita a ribadire che il Pdl deve correre da solo, l'ex sindaco di Milano va giù pesante.

È inutile esibire o simulare “erezioni”, visto il celodurismo leghista; bisogna aspettare le elezioni

ha dichiarato Albertini, che si era detto disponibile a partecipare alle primarie con Maroni. Ma ormai il leader leghista ha presto un'altra strada e chiuso praticamente la porta al Pdl: ha dato al partito un'ultima settimana per decidere, poi i giochi saranno fatti.

Proprio mentre Berlusconi, nel caso Pdl, stava cercando di convincere i suoi a convergere su Maroni per una candidatura unica del centrodestra, il segretario della Lega si è smarcato un po' a sorpresa dagli ex alleati e ha stipulato un accordo elettorale con 3L - Lista Lavoro e Libertà fondata da Giulio Tremonti. Un'alleanza che lascia fuori appunto il Pdl.

Non possiamo allearci con un partito che sostiene il governo Monti. E comunque con o senza Berlusconi non cambia molto

L'intesa con la lista di Tremonti non riguarda solo la Lombardia, ma anche le prossime elezioni politiche. In silenzio, l'ex ministro sta organizzando una rete di alleanze su tutto il territorio nazionale, un po' sull'esempio di quanto fece Forza Italia nel 1994, con la Lega al Nord e An al Sud. In questo caso, al Sud Tremonti avrebbe già in tasca un accordo con il movimento di Raffaele Lombardo, anche se la Lega non ne vuole sapere niente. Maroni si è detto disponibile ad appoggiare la candidatura a premier di Tremonti, confermando quindi che la Lega vuole fare un passo indietro rispetto al governo nazionale e fare da rappresentanza del Nord a Roma. Per questo Tremonti appoggia l'idea di Maroni secondo cui il 75% dele tasse pagate dal Nord debbano restare sul territorio. Ma, al tempo stesso, per allearsi con i movimenti del Sud riporta in auge un suo vecchio cavallo di battaglia: la Cassa del Mezzogiorno.

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