Ore 12 - Di Pietro sbraita ma tace sugli inciuci fra Berlusconi e Veltroni

altroAnche alla luce della “tempesta” di Piazza Farnese, la strategia di Antonio Di Pietro per la campagna elettorale avviata ieri a Roma, è chiara quanto scoperta: sostenere che in Italia c’è una sola opposizione (l’Idv con i “grillismi”, i “travaglismi”, i “santorismi”) e c’è una sola persona (lui stesso) che difende la legalità, la giustizia, la magistratura e che tutti gli altri (partiti e istituzioni) sono una infamia.

Non è la prima volta che questo accade in Italia. E non solo in Italia.

Si sa già dove porta la cultura dell’anti-politica esasperata, il chiamare a raccolta tutti gli scontenti di tutto, e come va a finire. Se va bene, con Berlusconi e la destra al governo per altri 10 anni.

Ma partiamo da qui per affrontare il nodo scorsoio della nuova legge elettorale per le prossime Europee di giugno.

Perché Di Pietro non dice una parola contro l’accordo Pdl-Pd sullo sbarramento elettorale al 4 per cento?

Perché è un inciucio che favorisce anche l’Idv, che così può intercettare i voti in libera uscita della sinistra radicale, e non solo di quella. E il buon Tonino, pragmatico, punta al sodo, incurante dello scambio di favori fra Berlusconi e Veltroni.

Da questo accordo, Berlusconi e Di Pietro hanno tutto da guadagnare. Solo Veltroni può finire ko.

La prima contromossa dei partiti colpiti dal nuovo accordo (Rifondazione, Pdci, Sd e Verdi uniti nella Sinistra Arcobaleno presero il 3% nel 2008!) potrebbe portare addirittura alla crisi delle giunte locali rette dalla formula di centrosinistra. Come dire, la fine dei centri di potere del Partito democratico!

Un karakiri generale a favore di Berlusconi e del centrodestra. Fa bene il Premier a dire che la soglia di sbarramento al 4% l’ha chiesta il Pd, non il Pdl.

L’ha chiesta Veltroni per rilanciare il voto “utile” e salvarsi dalla prevista debacle delle prossime elezioni offrendo in cambio al governo il via libera su federalismo, giustizia, vigilanza Rai, intercettazioni ecc.

Stavolta Veltroni e il Pd non rischiano grosso. Rischiano tutto.

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