USA 2016: Hillary Clinton e le email in cui ignorava la situazione in Libia

Dalle mail consegnate risulta che il Dipartimento di Stato sottovalutò l'allarme in Libia

Hillary Clinton Holds Press Conference Over Email Controversy

Hillary Clinton decisamente non è fortunata con le email: dopo aver affrontato – e in parte superato, non senza qualche imbarazzo – l'emailgate per colpa dei messaggi di posta elettronica ufficiali mandati da un account personale quando era Segretario di Stato, ora si trova a dover fronteggiare critiche ben più dure riguardo quello che rimane il punto più critico del suo quadriennio al Dipartimento di Stato: la gestione della crisi libica che portò all'assalto all'ambasciata di Bengasi nel 2012 e all'uccisione dell'ambasciatore Chris Stevens.

La scorsa settimana, dopo pressanti richieste, lo staff della ex first lady ha reso pubbliche molte email finora secretate riguardanti la Libia e risalenti al 2012. Ebbene, se da un lato la diffusione dei messaggi ha messo a tacere in parte (ma non del tutto, come vedremo) le accuse di trattenere informazioni, dall'altro ha creato una situazione ben peggiore: quella in cui è diventato chiaro che la Clinton era stata avvisata della possibile escalation di violenza in Libia e ha ignorato le richieste di aiuto dello stesso Stevens.

Questi i fatti: a partire dalla primavera 2012 cominciarono degli episodi di violenza in Libia e il Dipartimento di Stato venne allertato. Il 16 agosto l'ambasciatore Stevens mandò un "avvertimento urgente" dicendo che "in caso di attacco coordinato, a causa del numero limitato di uomini, di misure di sicurezza, di munizioni, di supporto delle autorità libiche" le forze americane non sarebbero state in grado di difendere la base Usa. La Clinton ha dichiarato in commissione, sotto giuramento, di non aver mai visto la mail dell'ambasciatore.

Quello che sorprende dalle email dell'ex Segretario di Stato, è quanto poco si parli delle violenze in Libia che hanno poi avuto culmine nell'assalto dell'11 settembre 2012 che ha portato alla morte di Stevens. Tutto questo nonostante l'intelligence e il Dipartimento di Stato fossero ampiamente informati sui fatti e in un rapporto abbiano stilato una timeline molto dettagliata dell'escalation di violenza, a partire dal marzo 2012 con un assalto a una scuola inglese, per proseguire con attentati contro inviati Onu e veicoli diplomatici occidentali.

Il rapporto, assieme alle richieste d'aiuto di Stevens, avrebbero dovuto rappresentare un allarme da sottoporre urgentemente al Segretario di Stato, e a cui il Segretario di Stato avrebbe dovuto dare risposte: ma nelle email non si vede nulla di tutto questo.

A questo punto le possibili spiegazioni che traggono gli analisti americani sono tre:
1) La Clinton non ha diffuso tutte le email relative alla Libia. Questa tesi è sostenuta dai Repubblicani, forti del fatto che ci sono buchi di settimane e settimane nelle comunicazioni fornite. Di nuovo, quindi, l'accusa di reticenza.
2) La Clinton ha gestito buona parte della crisi libica senza email. È la difesa dei sostenitori della democratica, ed è possibile, ma lo scorso marzo l'ex senatrice ha consegnato 30.000 messaggi di lavoro mentre altri 32.000 sono stati ritenuti privati, quindi è sicuramente abituata a usare molto l'email.
3) Semplicemente, la Clinton e il Dipartimento di Stato non hanno ritenuto che la situazione in Libia fosse tale da rappresentare un pericolo, e hanno giudicato eccessivi gli allarmi di Stevens.

Qualsiasi sia la reale spiegazione, quel che è certo è che Hillary Clinton non ne esce bene, e questo è un punto su cui sicuramente i Repubblicani torneranno a insistere nella campagna elettorale per Usa 2016.

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