Le pagelle del mercoledì

PARTITO SOCIALISTA (voto +6), voto di incoraggiamento perché, a prescindere da meriti e demeriti, non vengano cancellati dalla storia politica e parlamentare italiana. Salvati i panda, ora tocca ai socialisti italiani cui ieri il premier socialista spagnolo Josè Luis Zapatero ha fatto gli auguri in vista del voto del 13 aprile. Un augurio importante in vista di un passaggio difficile per Boselli e compagni, impegnati nella loro assordante solitudine, a superare l’asticella del 4% (Camera) e 8% (senato). Il Partito socialista è rimasto l’unico riferimento del Pse in Italia ma rischia anche di rimanere con il cerino in mano e passare nel museo delle cere. Poi, memori dei bei tempi che furono ma anche delle sanguinose diaspore degli ultimi 15 anni, rimane solo la buonanotte ai suonatori.

PARTITO DEMOCRATICO (voto -8) che , dopo settimane di trattative interne al fulmicotone, ha presentato le candidature “senza lancio di ortaggi” come chiosa il leader Veltroni ma, va aggiunto, con mugugni, grida e minacce che fanno aumentare vieppiù la confusione nell’eclettico pidì e prefigurano notti dai lunghi coltelli dopo il voto. Le liste imposte o subite da Walter e dai federali territoriali, con capilista e i futuri parlamentari nominati nelle segrete stanze o dopo “primarine burla” contengono tutto e il contrario di tutto. Oltre a qualche personaggio di indubbio prestigio, nelle liste minestrone (e da pulizia etnica) c’è di tutto: “Ognuno si è portato dietro il proprio segretario – scrive fra il divertito e il disgustato il saggio Emanuele Macaluso- mancano solo gli autisti e le badanti”. E i grandi esclusi? Per gli “allineati e coperti” sono già pronte consulenze d’oro. Per chi non piega la schiena c’è la gogna.

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