Immigrati, stupri e violenze: la "questione rumena"

Dopo gli ennesimi casi di violenza e stupro compiuti da rumeni (oggi a Piacenza tre energumeni sequestrano, picchiano, violentano e derubano una 21enne; ieri la cattura dei sei rumeni accusati dello stupro e delle violenze di Guidonia) si ripropone la stessa domanda: integrazione o repressione?

Non in termini generici con riferimento agli immigrati. Ma riguardante specificatamente i rumeni.

Come scrive Peppino Caldarola sul Riformista: “Non tutti i rumeni sono stupratori e violenti, ma molti degli autori di questi stupri sono rumeni”.

Inutile girarci attorno e portare giustificazioni di tipo sociologico o umanitario. A Roma e in altre parti d’Italia c’è un’emergenza rumeni.

Non è facile “acculturare e integrare” chi viene da esperienze storiche diverse, culture che non rifiutano la violenza e che anzi disprezzano le donne e non danno valore alla vita umana.

La conquista di valori come la parità dei sessi, il rispetto della donna e del suo ruolo sociale anche in Italia sono state il frutto di lotte culturali, politiche e sociali durate molti decenni e ancora non del tutto finite.

E’ oggi l’Italia in grado di far compiere sul proprio territorio nazionale ai rumeni (e non solo a loro) quel processo di maturazione culturale e di crescita civile indispensabile per una adeguata integrazione? La risposta è negativa.

Ci vorranno più generazioni e il nostro paese non può subire il costo di uno stravolgimento individuale e collettivo solo perché qui serve mano d’opera.

Non si può non concordare con chi afferma che “la nostra accoglienza può essere solo limitata e severa per non far sgretolare la nostra fragile società dall’onda d’urto di questo neobarbarismo”.

Scadere nel “buonismo” può costare caro: non risolve il problema e rischia di mandare in tilt l’intera nazione.

  • shares
  • Mail
32 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO