Liguria, a sinistra Paita vs Pastorino

Quel che succede in Riviera è affine ai movimenti nazionali, con il Partito democratico che viene lasciato dai dissidenti per formare altre realtà

Liguria sinistra Pd Pastorino Paita

È uno scontro fra sinistre diverse quello che si consuma in Liguria, in seguito all'insuccesso di Raffaella Paita alle regionali 2015. Ed è un conflitto che rappresenta molto bene quel che sta succedendo da tempo nel Pd, dopo che Matteo Renzi se l'è preso. Il tutto, mentre Toti (nell'immagine, a "Di Martedì", con a sinistra Paita) se la ride, e con lui un redivivo Berlusconi.

La candidata renziana – una delle due fedelissime del premier. L'altra, Alessandra Moretti, ha perso ugualmente in Veneto – aveva vinto le primarie fra mille polemiche. In seguito, Sergio Cofferati aveva lasciato il partito, facendo poi maturare le condizioni per la candidatura di Luca Pastorino.

Il resto è storia recentissima, si sta ancora consumando in questi minuti. Pastorino ottiene, per una sinistra che in Italia di fatto non c'è, un 10% di voti, senza alcun simbolo nazionale in appoggio (arriverà presto il Possibile di Pippo Civati, con ogni probabilità).

Paita, invece, subisce una sonora sconfitta ad opera di Giovanni Toti.

E così, giù di attacchi a chi se n'è andato.

«Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente. Hanno usato la nostra terra come vetrina per le loro battaglie personali, per l’attacco al Pd e a un governo che gode di ampio consenso nel Paese. Da buoni alleati di Toti e Salvini, hanno fatto risorgere Berlusconi e riportato in Liguria la destra di Scajola. Era questo il loro unico obiettivo politico, e lo hanno raggiunto senza preoccuparsi delle sorti della Liguria. Non so che vittoria sia questa per Pastorino: so solo che è una sconfitta per la Liguria

Insomma, secondo Raffaella Paita chi non si riconosce più nel disegno monolitico e singolare di Renzi – che esce sconfitto da questa tornata elettorale – deve sottostare e rinunciare a tentare un percorso politico in cui crede, perché se no vincono gli altri. Altri con cui, a livello nazionale, il Pd fa accordi (qualcuno rimembra il patto del Nazareno?) o addirittura governa (Ncd). E il fatto che da sola non sia riuscita a convincere l'elettorato Pd è colpa degli altri. Dove sia la politica, in questo ragionamento, sfugge.

Pastorino, dal canto suo, risponde per le rime e contro il concetto, abusato e logoro, del voto utile:

«Io sono uscito dal Pd, con Pippo Civati che mi ha raggiunto in seguito, e ci hanno deriso dicendo che non contavamo niente. Oggi ci accusano di averli fatti perdere: è veramente un gioco delle tre carte, e a quel gioco hanno perso per le loro colpe. [...] Qui abbiamo fatto il risultato più alto che una formazione di sinistra abbia mai fatto da molti anni, e sicuramente da quando esiste il Pd. E senza la stupidaggine del voto utile il dato sarebbe stato anche più importante. Per me questo è un risultato clamoroso, certamente positivo per noi, e l'inizio di un impegno a proseguire nel nostro lavoro»

Ecco, qui si intravede, invece, un barlume di progetto politico. Purché non sia quello della solita sinistra all'italiana, che fa proclami e poi si divide laddove potrebbe unire, vittima di se stessa e della sua incapacità di rinnovarsi e di tornare a contatto con la realtà.

In buona sostanza, quel che succede in Riviera non è nient'altro che il Pd che cambia faccia definitivamente, perde – e non può che essere così, con buona pace di Raffaella Paita e di Matteo Renzi – quelli che non sono d'accordo e diventa altro da sé. In un certo senso, è il Pd che si sfalda.

Ora toccherà vedere cosa succederà. Perché, sì, Toti è Presidente della Regione, ma con quei numeri come governerà? Paita si alleerà con lui? E in quel caso, di chi sarà "la colpa"?

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO