Il terrorista criminale Battisti, il brasiliano Lula, il premier Berlusconi ...

I “compagni” del Pac (Proletari armati per il comunismo) definivano l’ex operaio dell’Alfa Cesare Battisti “Antipatico, scostante, senza scrupoli: un infame”.

Quel gruppo lasciò una scia di sangue per 24 mesi, dal 1979 al 1981.

“Non eravamo politicizzati, né pensavamo alla rivoluzione, del marxismo non sapevamo niente”. Ma dopo aver sparato e ucciso scrivevano: “Siamo i proletari armati per il comunismo, abbiamo colpito gli agenti della controrivoluzione Torregiani e Sabbadin”.

Insomma, schegge impazzite con la maschera dei giustizieri.

Oggi Battisti, coperto dai “compagni” che stanno al potere in Brasile (e forse con inquietanti compiacenze in Francia), si dice innocente e accusa quattro ex compagni di militanza, gente già condannata dalla giustizia italiana.

Al processo, invece, Battisti minacciava il magistrato Carnevali: “Stai sicuro, verremo a prendere anche te” e alla Corte: “Siete solo dei buffoni di merda”. Tutto il resto è cronaca.

Di fronte al “no” brasiliano all’estradizione di Battisti , il governo italiano si è impigliato.

Il ministro degli Esteri Frattini non ha peli sulla lingua: “Non commento espressioni che appartengono alla demagogia e alla retorica del comizio. Saremo noi a decidere gli anni di piombo, una stagione che ancora non conosce il pentimento, al contrario l’arroganza e la sfida di assassini che trovano complici compiacenti”.

La Russa propone di boicottare i viaggi a Rio, poi c’è la partita di calcio ecc. Il Premier Berlusconi, con il solito eccesso di zelo, parla di “rapporti bilaterali eccellenti ed amichevoli ” con il Brasile di Lula.

Un Paese con un Pil che è un terzo di quello dell’Italia e, per abitante, un decimo di quello italiano. Con una diffusione dell’Aids e una mortalità infantile allarmanti, con delinquenza e delitti impuniti altissime, con il narcotraffico e la corruzione a macchia d’olio, con i lavoratori tenuti al guinzaglio.

Sperare che fra tre giorni il “supremo tribunale” dia l’ok all’estradizione di Battisti è pura illusione.

Il Brasile è un Paese dove la vita vale un pugno di dollari e chi li possiede trova il sicario per far fuori chi vuole: è, poco più poco meno, una dittatura mascherata. E come tale va trattata.

Di contro, l’Italia, paese di depistaggi, di pentiti di comodo, di testimoni inventati, di stragi impunite, non può dare lezioni agli altri.

Gli italiani devono ancora sapere fare i conti con se stessi e la propria storia recente.

Ma non per questo devono tacere o sottostare alle provocazioni e ai ricatti di uno come il presidente Lula o il suo ministro Genro (“L’Italia è un paese retrogrado”) che danno asilo e sostegno a Battisti, un criminale terrorista. Semplicemente.

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