Israele: 10 anni di carcere per chi lancia pietre

003jpg

Ayelet Shaked, il nuovo ministro della Giustizia israeliano, ha deciso di ripescare una proposta di legge della precedente amministrazione Netanyahu. Stiamo parlando della norma contro i lanciatori di pietre, che in prima battuta prevedeva una pena 20 anni di carcere. Nel progetto iniziale, si poteva finire sotto processo solo dopo aver presentato un'opportuna dimostrazione dell'intenzionalità del lanciatore di voler danneggiare cose o persone.

Il nuovo disegno di legge, presentato dall'esponente del partito dei coloni, Focolare Ebraico, abbassa la pena a 10 anni, ma estende la sua applicabilità ad un numero di casi più ampio, comprendente le manifestazioni, le aggressioni alla polizia, a veicoli e mezzi pubblici. La notizia è stata diffusa da tutti i principali quotidiani israeliani, tra cui il conservatore The Times of Israel.

Shaked ha ribadito sulla sua pagina Facebook che la norma così riveduta sarà più efficace. E ha specificato che rispetto al passato, quando era il procuratore ad avere il compito di dimostrare che il lancio di sassi era volto a provocare danni, ora è l'accusato che deve dimostrare il contrario. Insomma, la nuova legge lede ulteriormente i diritti dell'imputato, è palesemente liberticida e basata sul sospetto.

D'altro canto, chi conosce le intenzioni della neo ministro della Giustizia e del suo partito non rimarrà molto sorpreso dalla scelta operata. Anzi, molto probabilmente, questo è solo l'inizio: altre misure restrittive e "sicuritarie" arriveranno presto.

Shaked è da sempre favorevole all'aggressione coloniale in Cisgiordania, attraverso la promozione di nuovi insediamenti. Inoltre, ama usare spesso un linguaggio guerrafondaio e razzista. Durante l'operazione Margine Protettivo a Gaza, pubblicò un post, sempre su Facebook, che scatenò indignazione a livello internazionale. In quell'occasione ebbe a scrivere: "Israele dovrebbe dichiarare guerra a tutto il popolo palestinese, compresi anziani e donne, alle sue città e a ai suoi villaggi, alle sue proprietà e alle sue infrastrutture".

Ricordiamo che il lancio di pietre, condannabile quanto si vole, rimane l'unico strumento di difesa delle popolazioni più povere nei territori occupati (illegalmente). Il fatto che si scagliono sassi contro l'esercito di Tel Aviv, uno dei meglio equipaggiati al mondo, dovrebbe far riflettere sulla disparità delle forze in campo. C'è poi da rimarcare che ogni anno circa 700 minori palestinesi, residenti in Cisgiordania, sono perseguiti da corti militari israeliane: l'accusa più frequente che viene loro rivolta è proprio quella del lancio di pietre.

Infine, come evidenzia Nenanews, è lecito chiedersi in questa vicenda se ai coloni israeliani che lanciano sassi saranno inflitte le stesse pene dei palestinesi. A tale riguardo, sottolinea l'agenzia stampa, "nell’area intorno Nablus e nelle colline a sud di Hebron si concentrano insediamenti abitati da coloni membri di movimenti estremisti e ultranazionali, che usano il lancio di pietre ma più spesso le armi da fuoco e i bastoni – per aggredire pastori, bambini, agricoltori e le loro proprietà".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO