Elezioni 2015, astensionismo. Ecco a voi il partito invisibile

Un viaggio nel mondo di tutti coloro che non vengono raccontati dalla comunicazione politica, che non vengono rappresentati, che non votano. QUI PUOI CONSULTARE INTEGRALMENTE TUTTI I DATI UTILIZZATI E VISIONARE IL FOGLIO DI CALCOLO.

10 giugno 2015 - IL PARTITO INVISIBILE - LETTURA DEI DATI NAZIONALI IN SETTE TESI

Con un semplice esercizio di conteggio, dando "dignità di numero" alle persone e non soltanto ai voti validi, abbiamo voluto rappresentare graficamente anche chi non ha voluto andare a votare, chi non ha potuto andarci perché straniero o troppo giovane, chi ci è andato ma non ha voluto votare nessuno, chi ci è andato ma non ha visto il suo voto trasformarsi in rappresentanza politica con l'assegnazione di un seggio regionale. Da questo esercizio di conteggio, misurando le persone e non i voti, i dati assoluti e non solo le percentuali, l'esistenza di molteplici soggetti umani e non solo il consenso verso alcuni soggetti politici, abbiamo tratto le seguenti conclusioni per il gruppo di sette regioni che sono andate al voto questa primavera:

1 - Il potere attualmente in carica nelle regioni considerate è quello del PD, che conquista la maggioranza assoluta dei seggi regionali complessivamente a disposizione (50,4%) ottenuti col 37.6% dei voti validi, pari al 35.1% dei votanti, che rappresentano il 18,5% degli aventi diritto al voto, e misurano il 15,4% della popolazione residente in quelle regioni. Queste distorsioni numeriche sono i limiti della democrazia rappresentativa, ma proprio perché esistono è bene conoscerle, per non farci ingannare dai lustrini televisivi delle percentuali, dove bastano anche tre votanti per avere un 66% di voti validi se un candidato vota se stesso e si fa votare da uno degli altri due.

2 - Il blocco della popolazione migrante che subisce decisioni altrui (7% della popolazione di quelle regioni) resta invisibile anche se numericamente superiore al blocco che ha espresso un consenso verso il salvinismo (6,3%), il grillismo (6.8%) o la destra (3,8%), e poco inferiore al blocco berlusconiano dove il numero dei consensi raggiunge il 7,4% della popolazione.

3 - La sinistra in Italia non esiste più, almeno non nei consigli regionali, dove solo due seggi sui 266 a disposizione sono stati assegnati a liste di sinistra. Un problema di "mutilazione politica" che nel nostro paese e' aggravato dal fatto che le presunte soluzioni sembrano in perfetta continuita' con quanto fatto finora, e presumibilmente non riusciranno ad invertire la tendenza.

4 - Tra i vari "flavors" dell'antipotere ognuno sceglie quello che gradisce maggiormente, un pò come i gusti del gelato, e la metà dei seggi, quelli non occupati dal PD, sono assegnati a un blocco di alternativa che messo assieme totalizza il 24,3% della popolazione, e si spartisce il 48,8% dei seggi nei consigli regionali.

5 - Nei vari gusti di questa gelateria dell'antipotere, è come se mancasse un intero blocco di gusti, lasciando solo i gelati alla frutta e cancellando dall'orizzonte politico quelli alla crema. Visto e considerato che su una grande quantità di temi il blocco dell'antipotere assume posizioni politiche simili quando non sovrapponibili a quelle del blocco di potere (per banali questioni di gestione del consenso, di cura dell'immagine e di marketing politico) possiamo dire che nelle istituzioni di queste sette regioni non esiste alternativa politica nè dialettica politica su alcuni temi cruciali per la nostra convivenza civile e il nostro progresso sociale, ma impopolari presso un elettorato sempre più impaurito, chiuso sui propri problemi e incapace di allargare lo sguardo alla soluzione di quelli altrui.

6 - Di conseguenza, nonostante l'illusione ottica televisiva fornisca l'immagine di una offerta politica varia e diversificata, resta di fatto sguarnito e privo di rappresentanza il fronte dell'estensione dei diritti (Ius Soli, matrimoni e adozioni GLBT, estensione del voto agli immigrati, protezione umanitaria ai rifugiati), il fronte laico (blocco degli aiuti di stato alle scuole private e confessionali, testamento biologico, libera gestione individuale del fine-vita, libera ricerca scientifica) e il fronte popolare (investimento statale nel pubblico impiego, redistribuzione dei redditi, tassazione su patrimoni, successioni e rendite finanziarie).

7 - L'llusione ottica televisiva che dà una falsa impressione di biodiversità culturale nel panorama politico è la stessa che ha contribuito all'ascesa mediatica dell'erede di una dirigenza corrotta (a giudicare dagli atti giudiziari) di un partito eversivo (a giudicare dall'articolo 1 dello statuto leghista). Una bolla politica, quella del salvinismo, che sta accreditando come futuro premier un signore che ha convinto appena il 6,3% della popolazione di sette importanti regioni che totalizzano un terzo della popolazione italiana. Una bolla che purtroppo sembra destinata a gonfiarsi ulteriormente prima di esplodere, visto che nella gestione italiana del potere conta molto di più il numero delle ore di presenza in video del numero effettivo di cittadini che aderiscono ad un medesimo orizzonte ideale.

L'auspicio con cui possiamo chiudere questa inchiesta sul "partito invisibile" dei non rappresentati è quello che prima o poi qualche pubblica amministrazione voglia inaugurare un monumento all'"votante ignoto": quello che avrebbe votato se non gli fosse stato impedito dalla paura del voto "straniero", quello che non ha votato perché sui temi scomodi non si sente rappresentato nè dal potere nè dall'antipotere, quello che non ha votato perché vittima dell'analfabetismo di ritorno o troppo occupato a lottare per stare a galla sopra la soglia di povertà, quello che ha espresso un voto minoritario di coscienza reso inutile dalle regole del gioco elettorale che spazzano via dai consigli regionali le minoranze annegate sotto le soglie di sbarramento.

Su questi elettori ignoti si è scagliato il disprezzo, l'indifferenza e il biasimo dei partiti, che hanno avuto buon gioco a scaricare sui "disertori della democrazia" ogni calo di consensi o risultato inferiore alle aspettative. Noi invece preferiamo sospendere il giudizio, e limitarci a rilevare che queste persone non contano nulla, che nessuno si è preso la briga di contarle e che bisognerebbe renderne conto nel dibattito politico, almeno fino quando saremo una democrazia fatta di persone, e le decisioni prese nelle stanze del potere ricadranno su tutti, e non solo su chi ha espresso voti validi.

Toscana: il "colore rosso"

9 giugno 2015 – Per mantenere il colore rosso sulla cartina degli equilibri politici, al PD della Toscana basta raccogliere un consenso pari al 17,5% della popolazione residente, trasformato nel 68,6% dei seggi in consiglio regionale per i giochi algebrico-elettorali che abbiamo cercato di raccontare in questa inchiesta sul voto invisibile. Un rosso che si stempera in quel 41,2% di popolazione che non ha voluto votare, a cui si aggiunge un 10,2% troppo giovani per votare e un altro 10,3% di stranieri al quale il voto e' negato. Blocchi sociali che non esprimono peso elettorale ne' potere politico, ma che continuiamo ostinatamente a voler mantenere visibili e presenti nel nostro discorso giornalistico. Un altro segno dei tempi che possiamo scorgere in questo voto e' il sorpasso numerico della "ribellione salvinista" sulla "ribellione grillista", che ciascuno potra' interpretare secondo i propri personali orientamenti.

La Campania e il partito della scheda bianca

5 giugno 2015 – Nel disinteresse generale (tanto le poltrone si sono già spartite) a ben quattro giorni dal voto arrivano i dati definitivi della Campania, dove chi conta le persone e non le poltrone registra 170mila tra schede bianche e nulle, un partito che vale il 7% dei voti validi, ben più del valore previsto dal sistema elettorale campano come soglia di sbarramento per le liste. Potremmo chiederci se questo 7% di Campani è composto da quella gente egoista, pigra e disinteressata alla cosa pubblica descritta dai partiti che fomentano l'astensionismo per poi demonizzare chi lo pratica, o più semplicemente si tratta di persone a cui è negata rappresentanza politica e quel minimo di alfabetizzazione necessaria a non farsi annullare la scheda.

Un dettaglio interessante per la Campania è quello della lista "SINISTRA AL LAVORO", l'unica lista tra quelle esaminate finora ad avere un numero di preferenze inferiore a quelle ricevute dal candidato govenatore, presumibilmente frutto di un voto disgiunto che ha indicato come candidato presidente quello di un grande partito di massa con maggiori probabilità di vittoria, ma ha voluto comunque esprimere un voto "ideologico" con preferenze di lista collocate nettamente a sinistra. A quanto pare, quando si tratta di scegliere un candidato col voto "utile" l'elettorato si sposta verso il centro e verso i partiti acchiappavoti, ma il nostro panorama politico potrebbe essere ben più variegato se si potesse esprimere un "voto di orientamento" per chi ci convince, in abbinamento al "voto utile" per chi ci dà maggiori probabilità di vincere. E' quello che nell'era pre-italicum e pre-porcellum avveniva col voto proporzionale di lista, che nel vecchio sistema elettorale si affiancava al voto maggioritario come "correttivo".

Il Veneto e il suo invisibile "partito migrante"

In Veneto il dato di rilievo è il "partito dei senza voto", quel 18,4% di persone che pur vivendo in quella regione non può votare perché non ne ha ancora il diritto o perché essendo straniero quel diritto non ce l'ha mai avuto. Un blocco che si aggiunge nel limbo degli "invisibili" al 34,9% della popolazione che non ha voluto votare. Nel gruppo dei "senza voto" la componente migrante pesa per il 10,4% della popolaizone residente, più del consenso raccolto dal PD che in questa regione registra un consenso pari al 10,2% della popolazione. Il dibattito politico ci mostra a seconda degli schieramenti il ritratto di una regione Leghista, o di una regione dove trionfa il disimpegno e l'astensionismo, ma nessuna delle "fotografie politiche" mostrate dai mezzi di comunicazione di massa si allarga ai dati sull'intero insieme della popolazione, per mostrare la fotografia di una regione dove il "voto migrante" avrebbe un peso piu' che significativo, esprimendo una forza democratica che molti temono, qualcuno auspica, ma nessuno si decide a garantire. Nel frattempo un qualunque italiano che si trasferisce in uno dei paesi dell'eurozona può istantanamente godere di tutti i diritti civili e politici del paese che lo ospita, anche se non vi aveva messo piede fino al giorno prima, diritti che invece sono negati ai "veneti col passaporto sbagliato", anche se vivono e lavorano in Italia da anni.

Continua l'inchiesta sul "partito invisibile", a caccia di dati e informazioni nascoste

3 giugno 2015, 14.00 - Aggiornamento – Nelle scorse ore abbiamo iniziato a raccontare il "partito invisibile" degli astenuti e degli esclusi dal voto, pubblicando i dati relativi a Puglia, Umbria e Liguria. E il nostro racconto continua con una piccola "odissea" alla ricerca dei dati post-elettorali. L'obiettivo è rispondere a delle semplici domande che diventano complicate quando sono rivolte alla pubblica amministrazione: quanti erano gli aventi diritto al voto nelle Marche, in Campania, in Toscana e in Veneto? Quanti sono stati i votanti effettivi? Quante le schede bianche e nulle? Quante le schede contestate? Numeri assenti nei siti web della pubblica amministrazione dove i dati sono tutt'altro che "open".

A due giorni dal voto, sul sito del Viminale ancora assenti i dati definitivi di Veneto e Campania, a cui mancano rispettivamente 2 sezioni e una sezione. Stesso problema sul sito esterno della regione Toscana, a cui mancano ancora 2 sezioni, e il dato complessivo sugli aventi diritto al voto. Per il sito esterno delle Marche, invece, i dati sono definitivi, ma ci sono solo percentuali, e nessun valore assoluto, neppure il numero totale dei votanti che invece è presente sugli altri siti.

58% di pugliesi, 64,7% di umbri e 58,9% di liguri: non li vedrete nelle tabelle dei talk show

Carlo Gubitosa
Al centralino del ministero dell'Interno

(06.4651) ci ha risposto un addetto che ti rimanda ad un interno che squilla a vuoto per vari minuti, e richiamando per chiedere all'addetto se può indirizzarci su un altro interno squilla a vuoto anche il centralino, e non risponde più nemmeno l'addetto.

Dopo una lunga serie di telefonate, oggi siamo riusciti a metterci in contatto con gli uffici elettorali di Veneto, Campania e Toscana, e nelle prossime ore, salvo contrattempi, dovremmo riuscire ad ottenere a mezzo email quei dati elettorali regionali che in paesi più civili del nostro sarebbero già pubblici e disponibili ai cittadini, per capire quante persone avevano diritto di votare e quante hanno effettivamente votato.

Oltre al nostro rimbalzare sui muri di gomma della pubblica amministrazione, quel che è più inquietante è la sensazione che tutto questo non interessi, che la mutazione genetica del "corpo elettorale" in una minoranza di votanti a naso tappato sia percepita come un fenomeno irrilevante, che ai politici e alle loro tifoserie interessi solo il 55% dei voti, anche se lo hai ottenuto in una elezione dove hanno votato in 10 e tu hai preso solo sei voti. E poco importa se in Umbria il 15% dei voti si trasforma nel 66% dei seggi in consiglio regionale. L'importante è nascondere nelle percentuali relative quella massa assoluta di cittadini che non incidono sulla spartizione delle poltrone, ma che subiranno comunque gli effetti delle decisioni di chi le occuperà.

C'è invece chi sui dati complessivi del voto continua a farne una questione di diritto alla rappresentazione dei cittadini, di trasparenza, di buon funzionamento della democrazia, di differenza tra un voto italiano e un voto nella Romania di Ceausescu, di efficienza della macchina amministrativa, di civiltà e di rispetto del diritto alla completezza dell'informazione.

Per dirla con le parole di Alberto Puliafito, "

Il giornalismo si è rassegnato a utilizzare percentuali rassicuranti ma non rappresentative

Alberto Puliafito

, e avallano perfettamente le esigenze di comunicazione del marketing politico. In questo si diventa complici di chi utilizza i numeri percentuali per sostenere di avere enorme legittimazione popolare".

A chi ha replicato al nostro tentativo di rappresentare la realtà in modo più completo dicendo che "chi non vota non conta nulla" possiamo dire che la scelta di "non contare" non nega il diritto di essere contato e rappresentato da chi vuole analizzare una popolazione e non solo delle percentuali di voti validi.

E i nostri conteggi sul popolo invisibile senza rappresentanza non si limitano a quelli che non vogliono votare per accidia o per protesta, ma anche a quelli che non possono votare perché stranieri, e quelli a cui viene impedito di esprimere rappresentanti politici pur avendo votato, perché i loro voti non sono stati sufficienti a garantire un seggio in consiglio regionale. Poi che ognuno applichi la propria etica a questi dati, e li interpreti come meglio crede, noi però cercheremo ostinatamente di applicare l'etica del giornalismo, che comprende la completezza dell'informazione.

E mentre aspettiamo dagli uffici elettorali i dati necessari per fornire una informazione completa, e per contare gli italiani coinvolti dalle elezioni senza limitarci alle percentuali dei partiti, possiamo ingannare l'attesa riflettendo sui dati già in nostro possesso, e su quel 58% di pugliesi, 64,7% di umbri e 58,9% di liguri che non vedrete mai nelle tabelle dei talk show.

Elezioni 2015, il partito invisibile: radiografia dell’astensionismo

Perché pubblicare questi dati è essenziale

Dopo il voto regionale, la comunicazione politica si è concentrata, come al solito, su "chi vince". E hanno vinto tutti, chi per un potivo chi per l'altro.
Noi, per un primo commento, ci siamo concentrati su chi ha perso. E fra i motivi della sconfitta annoveravamo l'impressionante tasso di astensionismo. I dati che proponiamo qui, grazie al lavoro di Carlo Gubitosa, dovrebbero, secondo chi scrive, essere pubblicati ovunque. Il giornalismo dovrebbe, una volta per tutte, dedicare i propri titoli alle rappresentazioni numeriche realistiche della situazione della rappresentanza politica in Italia, invece di rincorrere le dichiarazioni di Renzi, Grillo, Salvini o altri. Invece di pubblicare i tweet con il presidente del consiglio che gioca ai videogiochi, sapientemente diffusi da chi si occupa di comunicazione per conto di Palazzo Chigi, le gallery per fare click potrebbero essere, senza alcun problema – lo sappiamo che i click vanno fatti – gallery di grafici come questi.

Guardare quelle fette grigie di non rappresentati fa rabbrividire ma è necessario per impostare una narrazione giornalistica corretta.

Ecco perché, quando Carlo mi ha proposto questo lavoro, ho accettato con entusiasmo. Per offrire un servizio ai nostri lettori e per imparare io stesso. Questo è vero data journalism. Grafici, numeri e considerazioni sono in via di aggiornamento. Alla fine degli aggiornamenti verrà reso disponibile tutto il "set" di dati.
Alberto Puliafito, direttore responsabile Blogo.it

Per i partiti contano i propri voti, per la politica contano solo i voti validi, per il ministero dell'interno contano solo gli elettori.

E se invece provassimo a contare le persone?

I grafici che nessuna formazione politica vorrà mai mostrarvi rivelano il peso numerico della "maggioranza invisibile" , quella che non può, non vuole o non sa indicare una rappresentanza nelle urne. Sono gli astensionisti, i delusi dalla politica, ma anche gli stranieri e i minori, una fetta di popolazione che diventa “invisibile” nei sondaggi, nel dibattito politico e nelle analisi post-voto.

Abbiamo provato ad analizzare i dati ufficiali del voto alle regionali incrociandoli con i numeri dell’ISTAT e aggiungendoci una semplice curiosità di partenza: scoprire cosa succede se oltre ai SEGGI ASSEGNATI e ai VOTI VALIDI misurati dalle percentuali iniziamo a contare anche i VOTI TOTALI (includendo anche chi ha votato scheda bianca, nulla o annullata), il NUMERO TOTALE DI ELETTORI (includendo anche chi è stato a casa), e anche il NUMERO TOTALE DI RESIDENTI, stranieri inclusi (per contare anche chi subisce le conseguenze delle decisioni politiche senza esercitare il diritto di voto).

Per semplificare l’analisi del voto, operare una indispensabile sintesi sulla varietà di liste e di coalizioni presenti nelle varie regioni, abbiamo individuato sette macroblocchi politici per il conteggio dei voti validi:

Renzisti - Berlusconiani - Salviniani - Grillisti - Sinistra - Destra - Altri

Sono state introdotte delle approssimazioni per eccesso che sovrastimano l’affluenza alle urne, ad esempio contando come due elettori anche il “voto doppio” espresso da una stessa persona per una lista e per il candidato presidente. Anche con queste approssimazioni, tuttavia, la consistenza numerica dei “non rappresentati” resta notevole.

Trattandosi di nostre elaborazioni su dati ufficiali (con la fatica di dover trasporre numeri strappati a fatica da PDF, pagine web e ogni tipo di dato in formati non aperti che la pubblica amministrazione e’ stata in grado di produrre) non possiamo escludere refusi ed errori, e ringraziamo in anticipo tutti quelli che vorranno segnalarci eventuali imprecisioni.

Nelle prossime ore pubblicheremo i grafici di ciascuna delle regioni che hanno partecipato alle elezioni amministative del 31 maggio, terminando con i dati aggregati, che ci daranno una misura della distanza che separa la rappresentazione di Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto fatta con l’assegnazione dei seggi nei consigli regionali e la composizione del “paese reale” che si ottiene decidendo di contare anche quelli “che non contano”.

Elezioni 2015 - Liguria

Elezioni 2015 - Puglia

Elezioni 2015 - Umbria

Elezioni Campania 2015

Elezioni 2015: Veneto

Elezioni 2015: Toscana

Elezioni 2015: Marche

Elezioni 2015: Nazionale

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO