Turchia, giornalisti e intellettuali uniti dopo le minacce di Erdogan

A pochi giorni dalle elezioni scoppia il caso del quotidiano Cumhuriyet, il cui direttore è stato minacciato dal presidente turco, dopo avere dimostrato i traffici di armi da Ankara al fronte siriano

Che la Turchia non sia propriamente un paese per giornalisti lo spiegano bene i numeri del World Press Freedom Index che nel 2014 ha posizionato il paese del Vicino Oriente al 149esimo posto di una graduatoria di 180 Paesi.

A conferma di quanto sia difficile essere giornalista in Turchia arriva la polemica scaturita quest’oggi, ad appena cinque giorni dall’importante tornata elettorale del 7 giugno. Nell’occhio del ciclone c’è, ancora una volta, il presidente Recep Tayyip Erdogan che ieri si è reso autore di un clamoroso autogol minacciando Can Dundar, direttore del quotidiano Cumhuriyet che venerdì scorso ha pubblicato un’inchiesta che ha rivelato la presenza di armi su alcuni camion dei servizi segreti di Ankara diretti in Siria.

Il presidente turco ha usato toni molto duri, dicendo che Dundar avrebbe pagato “un caro prezzo” e accusandolo di “spionaggio”.

Il quotidiano turco non ha piegato la schiena e, questa mattina, giornalisti, intellettuali e artisti hanno espresso la loro solidarietà al direttore mettendoci letteralmente la faccia. Sotto la frase “io sono responsabile” decine di personalità hanno fatto pubblicare i loro volti e i loro nomi per non lasciare solo Dundar.

cumhuriyet

A fondo pagina il giornale ha pubblicato una vignetta nella quale il presidente turco viene accostato a Hitler. Una vera e propria sfida in giorni che hanno visto salire la tensione fra i governo di Ankara e i professionisti dell’informazione. Ieri si era addirittura parlato di decine di arresti di giornalisti in vista delle elezioni di domenica prossima.

Il sito di Cumhuriyet ha pubblicato un video che dimostra come camion dell’intelligence turca trasportassero armi destinate ai ribelli siriani in guerra contro il regime di Bashar al Assad:

La diffamazione contro i servizi di intelligence nazionale e l'operazione di sorveglianza illegale (dei camion) è un'attività di spionaggio. Questo giornale è stato anche coinvolto nelle attività di spionaggio. Chi ha scritto la storia pagherà a caro prezzo. Non gliela lascerò passare,

ha dichiarato ieri Erdogan in televisione scatenando la reazione della stampa turca che ha ottenuto risonanza su gran parte dei media stranieri.

Dundar ha risposto al presidente su Twitter:

Non siamo dipendenti statali ma giornalisti. Il nostro compito non è di coprire gli sporchi segreti di stato ma siamo chiamati a renderne conto in nome del popolo. Chi ha commesso questo crimine la pagherà a caro prezzo non glielo lasceremo passare.

Il governo ha naturalmente smentito di avere fornito armi ai ribelli. E allora che cosa c’era su quei camion? Farmaci per la comunità turcomanna in Siria come ha spiegato il premier Ahmet Davutoğlu.

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