Iran, nucleare: Per l'Aeia c'è stato un aumento di scorte di uranio del 20%

Il rapporto dell'Agenzia arriva ad un mese da quella che potrebbe essere l'intesa definitiva sul nucleare

IRAN-VENEZUELA-DIPLOMACY

L'Aeia (L'Agenzia internazionale per l'energia atomica) ha pubblicato un report che non mancherà di sollevare grandi polemiche. Nel documento, si afferma che, rispetto a 18 mesi fa, l'Iran ha incrementato le scorte di uranio arricchito del 20%.

Tale rivelazione arriva ad un mese dal perfezionamento dell'accordo sul nucleare, firmato da Teheran e i paesi del 5+1 nell'aprile scorso. Barack Obama ora dovrà subito mettersi al lavoro per capire cosa sta effettivamente accadendo nella Repubblica Islamica. Qualora, infatti, non ci fossero opportune spiegazioni su questo aumento di scorte, il Presidente rischierebbe di vedere sfumare quella che da molti viene considerato il suo unico successo in politica estera.

L'Aeia non fornisce una motivazione certa riguardo al processo di arricchimento di urano. Il New York Times, per parte sua, prova a sdrammatizzare, affermando che il tutto potrebbe essere riconducibile ad un problema tecnico, verificatosi nel processo di produzione e lavorazione. Tale spiegazione dovrebbe essere confermata dal fatto che l'Iran non ha effettuato test propedeutici alla fabbricazione della bomba atomica.

In molti pensano, però, che il governo di Teheran potrebbe aver operato la scelta dell'incremento delle scorte per ragioni di carattere politico. D'altro canto le posizioni assunte da Ali Khamenei, la Guida spirituale, e dal ministro degli Esteri, Javad Zarif, sono state molto prudenti riguardo all'intesa di aprile. Essenzialmente ciò si è verificato per due motivi.

Il primo è quello di tenere unito il paese, che non appoggia in maniera unanime il nuovo corso del Presidente, Hassan Rohani. L'altra motivazione sta nel ruolo che l'Iran ha intenzione di assumere in Medio Oriente, concorrenziale a quello dei Paesi del Golfo sunniti. Dunque, dimostrando di essere in grado di arricchire grandi quantità di materiale fissile, Teheran gioca a rialzo, cercando di ottenere un accordo il più vantaggioso possibile, che possa essere presentato come un trionfo all'opinione pubblica e che contemporaneamente produca benefici economici immediati.

In tutto questo Obama dovrà fare i conti con il governo israeliano e con l'Arabia Saudita, contrarie ad una una qualsiasi forma di intesa con Teheran. Secondo Benjamin Netanyahu e Re Salman, gli accordi non scongiurano il pericolo dell'arma nucleare nelle mani della Repubblica Islamica. Ovviamente, dietro tali posizioni, ci sono preoccupazioni di carattere economico e strategico: la fine dell'embargo renderà l'Iran un concorrente scomodo sul mercato e gli permetterà di finanziare ulteriormente milizie sciite in giro per il continente, come Hezbollah o i ribelli yemeniti.

Giovedì prossimo riprendono a Vienna i colloqui. L’obiettivo di arrivare ad un’intesa entro il 30 giugno. Oggi, per preparare il terreno, nella capitale austriaca arriveranno i vice ministri degli Esteri iraniani, Abbas Araghchi e Madjid Takht. Ravanchi.

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