I numeri della maggioranza del governo Renzi

Maggioranza sempre più risicata al Senato per il governo Renzi. I numeri iniziano a preoccupare, ma potrebbero arrivare aiuti insperati.

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I numeri della maggioranza del governo Renzi iniziano a preoccupare il premier. Si tratta, ovviamente, dei numeri del Senato, in ulteriore calo dopo l'addio di due senatori di Popolari per l'Italia. Per il momento alla Camera si dormono invece sonni tranquilli, visto che lo schiacciante premio di maggioranza conquistato dal Pd dopo le politiche 2013 regge e consente al governo di dormire sonni tranquilli. Per la precisione, alla Camera il Partito Democratico da solo ha 309 deputati, solo sette in meno della maggioranza, fissata a quota 316 (la Camera ha 630 seggi), se si aggiungono la trentina di deputati del Ncd-Udc, i 25 di Scelta Civica e altri ancora, si capisce come i problemi non siano certo in questo ramo del Parlamento.

Molto più delicata la questione al Senato. Con l'addio di altri due senatori, la maggioranza del governo Renzi si fa davvero ridotta: 320 seggi totali, la maggioranza a Palazzo Madama è fissata a quota 161. Oggi come oggi, il premier può contare su 175 senatori. Si tratta quindi di un margine di soli 14 voti, troppo risicato, soprattutto se si considera che di questi 14 ben 5 sono senatori a vita.

Il problema si fa ancora più serio se si considera la composizione del Senato: la maggioranza di governo è infatti molto composita e un ruolo fondamentale lo giocano alleati che mostrano o hanno già mostrato grossi segni d'insofferenza. Le ultime tensioni interne al Nuovo Centrodestra, per esempio, non fanno ben sperare, dal momento che il gruppo del partito di Alfano qui può contare su ben 36 senatori (unito all'Udc). 5 sono invece del gruppo Misto, 3 di Gal (gruppo "cugino" di Forza Italia), 19 sono del gruppo Per le autonomie.

Il Pd consta invece di soli 112 senatori. Ma c'è di peggio, visto che di questi 112 ben 20/25 sono ascrivibili alla minoranza interna. Cosa significa tutto ciò? Semplicemente, che con la fine del Patto del Nazareno e con un inizio di logoramento inevitabile, dopo un anno e mezzo di governo, basterebbe davvero poco per far mancare la fiducia al governo. Basterebbe che Alfano decidesse di iniziare a lavorare per costruire un nuovo centrodestra (nel senso dell'alleanza), oppure che nascesse un nuovo soggetto a sinistra. Per il momento, sembra che a tenere a galla il governo sia più che altro il fatto che ben pochi avrebbero vantaggio ad andare a elezioni anticipate.

Un supporto, però, potrebbe arrivare da Denis Verdini. L'ex plenipotenziario di Forza Italia, artefice del (da lui) rimpianto Patto del Nazareno, non ha intenzione di vedere cadere il governo Renzi senza prima aver portato a termine quelle riforme istituzionali che ha contribuito a scrivere (quali siano le ragioni profonde, però, è tutto da capire). Quanti siano i senatori disposti a seguire Verdini in questa strana avventura, però, è ancora un mistero. All'interno di Forza Italia si tende a minimizzare, dicendo che non sono più di due o tre. Ma se davvero il governo fosse a rischio, e visti gli attuali numeri del partito di Berlusconi, ci sono pochi dubbi che il gruppo potrebbe aumentare.

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