Come si finanzia lo Stato Islamico?

Né il petrolio, né i riscatti sono le principali fonti di denaro. Contano molto di più tasse ed estorsioni.

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Ma come fa lo Stato Islamico a finanziarsi, considerando che la coalizione degli Stati Uniti continua a distruggere i giacimenti petroliferi che si trovano nei territori governati dall'Isis e visto anche che nell'ultimo periodo i riscatti pagati per liberare gli ostaggi sono nettamente diminuiti (almeno, da quanto si sa)? La verità è che lo Stato Islamico non ha mai basato la sua salute finanziaria su questi due aspetti. E infatti, stando a quanto rivelato dal New York Times, le sue condizioni economiche sono più che buone.

Lo Stato Islamico gode di entrate e di altri "asset" che sono più che sufficienti per coprire le sue spese correnti, nonostante i bombardamenti a cui è costantemente sottoposto e nonostante il costante calo del prezzo del petrolio. In verità, la gran parte degli introiti derivano da estorsioni e da tassazione, che portano nelle casse dell'Isis più di un milione di dollari ogni giorno.

La tassazione a cui sono sottoposti coloro i quali vivono nello Stato Islamico, in effetti, è molto elevata: si parla del 50% per quanto riguarda i "dipendenti del governo iracheno" e di una percentuale del 20% prelevata dai contratti e dalle entrate delle compagnie che in quella zona operano. Insomma, con il diminuire delle entrate derivanti dal petrolio, l'Isis ha corretto le proprie voci di bilancio aumentando grandemente quelle derivanti da estorsioni e da tassazione. Come si vede in questa immagine sempre del New York Times.

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Le infrastrutture petrolifere dello Stato Islamico, in particolar modo le raffinerie, sono state prese di mira dai bombardamenti guidati dagli Stati Uniti da parecchio tempo. Il che ha portato gli introiti dell'Isis derivanti dalla vendita di petrolio a circa due milioni di dollari alla settimana. Ma le finanze del gruppo non dipendono da questo: la maggior parte della produzione di petrolio è utilizzata come carburante per i propri mezzi.

Le spese principali, invece, dello Stato Islamico sono rappresentate dai salari, che costano una cifra stimata tra i 3 e i 10 milioni di dollari al mese. Non vengono invece fatti grossi investimenti nelle infrastrutture, considerata la facilità con qui queste possono venir distrutte dai bombardamenti. Ancora, l'Isis tiene molto basse le sue spese, per esempio appropriandosi di equipaggiamento militare altrui, come di infrastrutture altrui e terre altrui. Nel complesso, stando ai dati in possesso, non ci sono valide ragioni per pensare che, entro breve, l'Isis possa andare in bancarotta. Sicuramente non perché il prezzo del petrolio continua a scendere.

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