L'intervista a Tsipras del Corriere: "L'accordo è possibile"

Ma per il premier greco non si può pensare di tagliare pensioni e sussidi.

Alexis Tsipras

Il tempo stringe, la fine di giugno è considerata la scadenza ultima (ma poi si riesce sempre a rinviare un po' più in là) per trovare un accordo tra Troika e Grecia prima che Atene finisca in default. Ma per ora, le distanze sono ancora importanti, come spiega lo stesso Tsipras in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera:

Lavoreremo per annullare le distanze sulle finanze statali, portando delle proposte alternative lì dove vi sono delle richieste illogiche e non accettabili. Tutto ciò, tuttavia, avrà senso se anche da parte delle istituzioni vi sarà la volontà di trovare soluzioni serie sulla sostenibilità del debito. Vogliamo porre definitivamente termine a questa orrenda discussione sul Grexit che rappresenta da anni un freno alla stabilità economica in Europa. Non che il problema sia riciclato ogni sei mesi

Quello che in particolare non si può tagliare, stando al primo ministro ellenico, sono le pensioni, ma più in generale tutto ciò che, oltre a perpetuare la situazione economicamente difficile per le famiglie, viene anche considerato di stampo recessivo:

Il nostro obiettivo è che le misure contengano l'elemento della redistribuzione e della giustizia sociale. La cosa più importante è trovare un accordo, non solo su come chiudere il programma di assistenza al debito greco, ma anche sull'alba del nuovo giorno, cioè su come la Grecia tornerà il prima possibile sui mercati con una economia competitiva. Un ruolo centrale ha la soluzione del problema finanziario a breve termine. Ci sono soluzioni tecniche che possono evitare un terzo programma di aiuti e contemporaneamente fornire una prospettiva sostenibile a medio termine per quel che riguarda la restituzione del debito, così da riportare la Grecia nuovamente sui mercati più velocemente di quanto possiate immaginare

Ma se ci sono opzioni fattibili, che consentirebbero di rispettare gli impegni maturati senza però dover continuare nelle misure draconiane che la Grecia ha subito negli ultimi anni, perché la Troika non accetta?

Il problema è che alcuni sono restii a riconoscere che le riforme greche del quinquennio passato sono fallite, perché questo comporterebbe un costo. L'Europa e le Istituzioni devono riconoscere che l'austerità è fallita. Non è una decisione facile, dobbiamo pensare però al costo economico di una crisi perpetua o, peggio ancora, al costo storico di un fallimento

Questa, ovviamente, è la versione di Tsipras. Che però insiste nel chiedere all'Unione Europa di non far finta di niente, di non ignorare il fatto che il governo di Atene è cambiato e che la volontà popolare ha espresso chiaramente il rifiuto dell'austerità.

È una questione di principio, ma anche di sostanza. Dopo 5 anni di austerità è inconcepibile che ci venga richiesto di abolire le pensioni più basse e i sussidi che riguardano i cittadini più poveri. O di aumentare del 10% il costo dell'energia elettrica per le famiglie, in un Paese nel quale migliaia di persone non hanno accesso all'elettricità. Di abolire il sussidio per il riscaldamento mentre si muore dal freddo. Sono delle proposte che non possiamo accettare non solo perché si pongono al di fuori del mandato popolare che abbiamo ricevuto, ma perché se le accettassimo assesteremmo un colpo durissimo all'Europa della democrazia e della solidarietà sociale alla quale, alcuni di noi, continuano a credere con passione

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