Le trattative per il nuovo governo in Turchia

Il primo ministro Davutoglu ha rassegnato le dimissioni, ma sarà incaricato di provare a formare un nuovo governo.

Non sarà facile riuscire a formare un governo dopo il responso delle elezioni in Turchia, che ha privato l'Akp, il partito del presidente Erdogan, della maggioranza assoluta a cui si era abituato negli ultimi 13 anni. Al momento, le possibili strade sono tre: un ritorno alle urne con elezioni anticipate (nella speranza che chiariscano il quadro), l'improbabile formazione di un governo che riunisca le varie opposizioni, oppure la formazione di un governo tra Akp e i nazionalisti del Mhp.

Ed è proprio questa la strada che si sta seguendo in queste ore. Ma la trattativa non è per niente facile, perché il partito nazionalista di destra, che ha nel Lupi Grigi il suo gruppo armato paramilitare, ha posto condizioni non da poco: cessazione delle interferenze di Erdogan sul governo; esclusione dei rappresentanti Akp coinvolti nella corruzione;fine del processo di pace per il Kurdistan turco. Quest'ultimo punto risalta particolarmente, essendo il partito cosiddetto "filo-curdo" del Hdp (che in verità ha un programma liberale, rispettoso delle minoranze e dei diritti civili, molto più ampio) il vero vincitore di queste elezioni, essendo riuscito per la prima volta a superare la tremenda soglia di sbarramento al 10% conquistando ben 82 seggi.

Tre opzioni, quindi, che non potranno facilmente realizzarsi. Anche perché il tempo non è infinito: la Costituzione turca prevede un termine di 45 giorni per la formazione di un nuovo governo. E l'instabilità si sta già facendo sentire, visto che la borsa di Istanbul sta registrando pesanti scossoni e ha perso il 6%. Per tamponare il crollo, è intervenuta direttamente la Banca Centrale, che ha annunciato un taglio dal 4% al 3,5% dei tassi applicati sui depositi in dollari e dal 2% all'1,5% su quelli in euro.

Nel frattempo, i riti della politica devono fare il loro corso. Ragion per cui il primo ministro Davutoglu (ex ministro degli Esteri ai tempi degli slogan "zero problemi con i vicini" e della tanto ammirata ma non troppo riuscita strategia turca in campo geopolitica) ha rassegnato le dimissioni, accettate dal presidente Erdogan. Un rito, per l'appunto, visto che con tutta probabilità l'incarico gli sarà riassegnato e sarà proprio Davutoglu che avrà il compito di provare a risolvere il complesso rebus.

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