Israele testa le "bombe sporche" nel deserto

PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICT

Secondo il quotidiano progressista israeliano Haaretz, dal 2010, Tel Aviv sta testando le cosiddette dirty bomb nel deserto del Neghev. Si tratta di ordigni che hanno la funzione di diffondere materiale radioattivo, attraverso l'impiego di esplosivi convenzionali. Gli esperimenti, inseriti all'interno del progetto Campo Verde, avrebbero luogo a non molta distanza dalla centrale nucleare di Dimona.

L'esclusiva di Haaretz risale a due giorni fa, e fino ad oggi le autorità competenti non hanno né confermato né smentito. Pare che la necessità di testare le "bombe sporche", sia riconducibile all'esigenza di comprenderne gli impatti nel caso in cui fossero usate dai terroristi che minacciano Israele. Ma attenzione: non è detto che non possano essere "impiegate anche dall'esercito di uno Stato contro i suoi nemici". Insomma, la linea di demarcazione tra operazione di difesa e di offesa potrebbe essere molto labile.

Ovviamente, quello che si teme è che Tel Aviv intenda impiegare le "bombe sporche" contro il suo nemico giurato: l'Iran. Questo genere di armamenti, insieme a quelli convenzionali, tornerebbe senz'altro utile nel momento in cui si decidesse di mettere fuori uso, per un tempo molto lungo, strutture di importanza strategica della Repubblica Islamica. E che il premier, Benya­min Neta­nyahu, abbia già pensato ad una soluzione del genere in passato ce lo ricorda un articolo di ieri di Michele Giorgio, pubblicato da Il Manifesto.

Il giornalista, esperto di politica mediorientale, scrive che la questione è tornata di attualità proprio nelle ultime ore, in occasione della conferenza annuale negli Stati Uniti del quotidiano ultra conservatore israeliano, The Jeru­sa­lem Post. Ivi, scrive Giorgio, l'editorialista Caro­line Glick "ha accu­sato fron­tal­mente l’ex capo del Mos­sad Meir Dagan e l’ex capo di stato mag­giore Gabi Ash­ke­nazi di aver respinto l’ordine rice­vuto dal primo mini­stro di pre­pa­rare e attuare entro un mese un raid militare contro gli impianti atomici iraniani".

Ritornando alla questione degli esperimenti, Haaretz li ha definiti rischiosi. A tale proposito, evidenziamo che sono stati utilizzati ordigni piccoli da 250 gr. e più grandi di 25 Kg. per le detonazioni. Queste sono avvenute in ambienti aperti e chiusi. Nel primo caso, il materiale radioattivo è rimasto sul terreno, in modo da poter accertare l'intensità delle radiazioni. Nell'altro, invece, si è cercato di verificare se fosse possibile disperdere il materiale radioattivo misto ad acqua nel sistema di ventilazione di un edificio.

Tali sperimentazioni comportano conseguenze da non sottovalutare. I test all'aperto, infatti, possono causare danni psicologici alle popolazioni; mentre quelli al chiuso avrebbero la capacità di produrre una decisa contaminazione, per la quale sarebbero necessari lavori di bonifica di molti anni.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO