Stato Islamico, una propaganda a doppio binario

Filmati altamente professionali, un’estetica mutuata dagli action movie e dai videogiochi e un sapiente uso dei social network. L'obiettivo: copiare l’Occidente per poterlo sfidare

La propaganda del Daesh corre sul web: veloce, aggressiva, efficace, ma per niente improvvisata. Lunedì 8 giugno all’interno di Piazza Pulita Riccardo Mazzon, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio hanno presentato il documentario Stato Islamico, nascita di un format; martedì 9 giugno all’Università di Tor Vergata si è svolto un convegno sul linguaggio mediatico utilizzato dall’Isis, organizzato dal Centro Italiano di Strategia e Intelligence.

Nel corso del convegno, così come nel documentario è stato evidenziato il doppio binario con il quale operano le produzioni che fiancheggiano mediaticamente il Daesh, caricando sul web ore di filmati propagandistici. Da una parte occorre penetrare l’immaginario Occidentale mostrando la ferocia e l’indifferenza al pericolo dei miliziani jihadisti, la crudeltà delle esecuzioni, gli sgozzamenti, i messaggi dei prigionieri e gli incitamenti alle cellule dormienti europee e occidentali. Dall’altro ci sono le popolazioni appena conquistate da rassicurare: occorre mostrare gli effetti del buon governo, leggi più chiare e giuste, la lotta alla corruzione, le sigarette e le bottiglie di alcol distrutte.

La cyberjihad si combatte sul web: attraverso Internet o con le chiavette usb su cui vengono caricati i video propagandistici con cui attirare le nuove leve. Secondo gli analisti sarebbero circa 100 gli esperti di media che dall’Occidente sono emigrati in Medio Oriente per dare vita alle campagne mediatiche del Daesh.

L’estrema professionalità dei prodotti mediatici ha scavato un solco abissale nei confronti della jihad contemporanea. L’estetica del Daesh mescola sapientemente gli action movie di Hollywood con i videogiochi e in sottofondo spara a tutto volume i nasheed, i canti o inni popolari della tradizione islamica. Quattro sono le case di produzione che forniscono il materiale video che viene diffuso attraverso i circa 100mila account Twitter che sono il canale privilegiato di diffusione della cyberjihad, perché meno facilmente oscurabili rispetto a Facebook.

Come sottolineato da Antonio Albanese e Graziella Giangiulio non è un caso che in ogni provincia appena conquistata il Daesh nomini il suo governatore, il comandante della polizia e il suo responsabile della comunicazione che opera assecondando quelle che sono le priorità dell’Isis: dimostrare l’efficacia dell’azione politica del Daesh, screditare la coalizione internazionale e reclutare nuovi adepti.

L’opera di informazione e propaganda dei tecnici dell’Isis non viene fatta nel deep web, ma attraverso comunissimi siti di video-sharing, forum e altri noti social network.

Da qualche tempo la propaganda “positiva” utilizza il Mujatweet, un video di 140 secondi nel quale le popolazioni conquistate esprimono la loro gratitudine allo Stato islamico esaltando le migliorie apportate nei territori del nuovo Califfato.

Il sistema delle case di produzione e broadcasting è guidato da quattro case di produzione (Al-Hayat e Al-Furqan) e da una quarantina di case di produzione regionali. Le tecniche di montaggio audio e video sono tipiche dei format occidentali e secondo gli esperti Albanese e Giangiulio è evidente la prossimità estetica con i video e i reportage prodotti dal network qatarino Al Jazeera o con le musalsat siriane (serie televisive tipiche del mese di Ramadan). Anche se non ci sono ancora riscontri ufficiali, sembra evidente che alcuni grandi producer del mondo arabo possano essersi uniti alla causa del Daesh. E così, dopo averne copiata in tutto e per tutto l’estetica, il Daesh prova a sfidare l’Occidente anche sul web.

Militant Islamist fighters wave flags as they take part in a military parade along the streets of Syria's northern Raqqa province

Via | Panorama | La 7

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO