WSJ, nucleare: Israele spiava negoziati tra Iran e 5+1

Infettati i sistemi informatici di tre alberghi di lusso che hanno ospitato tappe fondamentali del negoziato

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A darne notizia è stato ieri il Wall Street Journal: Israele avrebbe spiato il negoziato sul nucleare tra Iran e paesi del 5+1. Questa più che una novità è una conferma, visto che gli americani lo sostenevano da tempo, e può essere considerata come una grave intromissione da parte di un paese che fino a qualche tempo fa era l'alleato più solido di Washington nel Medio Oriente.

In sostanza, i sistemi informatici di tre hotel che hanno ospitato la trattativa sul nucleare sono stati infettati da un virus-spia riconducibile ad Israele. A scoprirlo, paradossalmente, è stata una grande azienda di cyber-sicurezza di uno dei paesi più ostili agli Stati Uniti in questo momento: la russa Kaspersky Lab Zao, con base a Mosca.

La società ha identificato in un rapporto, denominato The Duqu Bet e visionato dal WsJ, una lunga ed efficace attività di spionaggio informatico, portato avanti attraverso l'ultima generazione di un virus sviluppato dall'intelligence israeliana. Il virus ha preso il nome di Duqu 2.0 ed è penetrato nel 2014 nei sistemi di Kaspersky, che proteggono 270.000 clienti internazionali. Da lì, impiegando uno strumento cibernetico, chiamato zero day exploit, si è diffuso in maniera capillare, coprendo le proprie tracce. Kaspersky ci ha messo sei mesi a comprendere che era finito sotto attacco.

Una volta fatta la scoperta, sono scattati controlli a tappeto su milioni di computer. Ed ecco che nella lista dei sistemi informatici infettati sono saltati fuori i tre hotel che hanno ospitato fasi decisive del negoziato tra Teheran e le cinque nazioni con diritto di veto all'Onu (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna) più la Germania. L'attività di spionistica si sarebbe attivata tre settimane prima degli incontri delle delegazioni.

Il rapporto sull'aggressione degli hacker non rivela i nomi dei tre hotel. Ma tra questi potrebbero esserci l'Intercontinental di Ginevra, il Beau-Rivage Palace a Losanna, il Palais Coburg di Vienna, Hotel Bayerischer Hof a Monaco, l'Hotel President Wilson ancora a Ginevra e Royal Plaza a Montreux.

Secondo il rapporto di Kaspersky, il virus ha consentito alle spie di sottoporre a controllo i sistemi informatici degli alberghi, intercettando comunicazioni, conversazioni in sale riunioni, stanze e ascensori e sottraendo informazioni contenute in file. Israele non viene menzionata ufficialmente, ma è chiaro che è al governo di Tel Aviv che si imputa l'azione di spionaggio. Tra l'altro, il titolo del rapporto stesso può essere interpretato come un riferimento implicito a Gerusalemme: "bet", non significa solo scommessa, è anche la seconda lettera dell'alfabeto ebraico.

Ricordiamo che Israele si è sempre opposta a qualsiasi tipo di trattativa con Teheran. L'opposizione è stata così ferma che Benjamin Natanyahu, quest'anno, è intervenuto al Congresso americano, dove ha criticato apertamente le politiche di apertura di Barack Obama agli ex "nemici".

Ma al di là delle prese di posizione ufficiali, il problema è rappresentato non tanto da una reale minaccia nucleare iraniana, quanto dalla revoca definitiva delle sanzioni. Ciò potrebbe avvantaggiare economicamente la Repubblica Islamica, a danno della stessa Israele e dei paesi del Golfo. E tali vantaggi potrebbero servire anche per incrementare i finanziamenti alle milizie sciite di Hezobollah, nemiche giurate di Tel Aviv.

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