Berlusconi si ricandida, Alfano conferma che non ci saranno Primarie PDL

Nella giornata della presunta crisi di governo, con il PDL che si sfila dall'improbabile maggioranza di governo e nuove nubi d'incertezza politica si addensano sul paese che fanno ripartire lo spread allontanandolo dalla soglia "obiettivo" di Mario Monti, ecco l'annuncio ufficiale del segretario Angelino Alfano: Silvio Berlusconi si ricandida. Niente primarie, niente più marce indietro, ora è certo che alle prossime elezioni politiche si potrà scegliere di votare per la sesta consultazione consecutiva dal 1994 ancora una volta Berlusconi "premier".

La Meloni, da tempo pronta ad assumere il ruolo di "Renzi" del Pdl, abbozza, ma è evidente che quando il capo scende in campo c'è poco da frignare, la decisione è presa.


Il Pdl in parlamento si è astenuto sul provvedimento legato ai costi della politica e non è soddisfatto dalle decisioni del governo "sul tema della giustizia". Non una vera e propria "crisi di governo", termine improprio considerando che PD, PDL e UDC non hanno incarichi all'interno dell'esecutivo e offrono un appoggio esterno sin dal novembre 2011, quanto piuttosto un avvertimento chiaro: il principale partito di centrodestra non è più intenzionato a dare il suo avallo incondizionato ai provvedimenti approvati dal consiglio dei ministri guidato da Mario Monti.

La pacchia è finita, la vittoria di Bersani nelle primarie del Centrosinistra ha reso del tutto marginale nel dibattito politico la posizione del Pdl, secondo Berlusconi l'unico modo per riprendersi la scena non è quello di inseguire sullo stesso terreno gli avversari quanto ritornare alle consuete liturgie, quelle mai realmente abbandonate al di là delle apparenze: "il capo sono io, mi candido io". Il Centrodestra è nelle mani di Berlusconi, il governo e il paese lo sono di conseguenza e secondo il vecchio caro Silvio non c'è altra soluzione: "Sono assediato dalle richieste di ricandidarmi", dice.

Napolitano si agita, Alfano domani salirà al Quirinale per conferire con il Capo dello Stato che ha intenzione di continuare a svolgere il suo ruolo di tutore del governo Monti. Bersani e Casini, prove tecniche 2.0 di alleanza post elezioni 2013, si parlano e immaginano che l'esecutivo resti in minoranza potendo contare sempre sull'appoggio di PD e UDC. Resta da capire come, in questo assetto, il governo potrà riuscire ad imporre alle due camere di licenziare almeno qualcuno dei suoi provvedimenti. Ancora una volta Berlusconi si rivela decisivo, anche se in questo caso la sua sembra decisamente una mossa dettata dalla disperazione e dalla megalomania: costruirsi un fortino e rimanere in politica, anche quando non avrà più i numeri per "contare" ed essere decisivo.

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