Migranti: Consiglio Ue a Lussemburgo. Alfano: "C'è l'accordo sulle quote"

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16.20 - Angelino Alfano ha appena dichiarato che ci sarebbe un accordo sulle quote dei migranti. "Abbiamo chiesto ed ottenuto che le quote del meccanismo di ricollocamento siano vincolanti per tutti. Per la prima volta si è affrontato il tema del superamento di Dublino" (Via Ansa). Tuttavia, tale affermazione andrà approfondita e verificata alla luce dei prossimi incontri, nel Consiglio di oggi non viene presa formalmente nessuna decisione.

14.00 - Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, dal vertice a Lussemburgo, ha lanciato un messaggio chiaro ai partner europei sull'immigrazione: "Siamo qui per lavorare per evitare la bancarotta dell'Europa [...] L'Europa faccia l'Europa perché in ballo c'è il diritto di libera circolazione, la politica comune di asilo, il principio di responsabilità e solidarietà. E' sull'immigrazione che l'euro vince o perde,non c'è un pareggio". E sul caso Ventimiglia, il titolare del Viminale ha aggiunto che le immagini dei profughi "sono un pugno in faccia all'Europa".

12:48 - All'interno della riunione del Consiglio Europeo apertasi questa mattina a Lussemburgo, Francia e Germania per superare l’empasse sull'esodo (e non l'emergenza) di migranti, bloccati dalla presunzione europea (ad esempio a Ventimiglia) hanno annunciato di aver presentato una proposta “per un compromesso” che metta assieme molti Paesi.

La proposta è stata snocciolata dal ministro dell’Interno tedesco Thomas De Maiziere, in un punto stampa congiunto col collega francese Bernard Cazneuve. Sulla proposta franco-tedesca sembra non esserci alcuna possibilità di accordo, almeno nel breve periodo, ma l'intenzione è di aprire un "corridoio" politico per riportare il tema ad una dimensione comunitaria e non può statalista.

Non è tuttavia possibile saperne, al momento, di più. Certo è che la questione migranti è oramai materia unica per gli stati nazionali, dopo il rigetto assoluto (anche dei transalpini) dei trattati internazionali, con aperte violazioni negate dal governo di Parigi. La questione è evidente anche su altri ingressi ingenti di profughi nei territori europei: l'esempio ucraino è lampante, con la Germania e la Polonia unici paesi a farsi carico delle decine di migliaia di profughi di guerra provenienti da Crimea ed est Ucraina.

16 giugno 2015, ore 10:17 - Oggi, in un clima diplomatico molto teso, dopo lo scontro di ieri tra il premier italiano Matteo Renzi e il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve, avrà luogo a Lussemburgo il Consiglio europeo sull'immigrazione.

A parteciparvi saranno i ministri degli Affari Interni Ue. Successivamente, Italia, Francia e Germania si riuniranno al margine del Consiglio per discutere della situazione alle frontiere. Discussione più che mai urgente questa, in seguito ai controlli parzialmente reintrodotti in Francia, Austria e Svizzera.

E' difficile dire se si arriverà ad una informale intesa in vista del prossimo vertice del 25 e 26 giugno. In ogni caso, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, prova a favorire una certa distensione, e implicitamente tende la mano a Renzi. "Il Consiglio Interni -ha dichiarato- deve dare un segnale chiaro sulla solidarietà europea, una olidarietà di fatto, non una asimmettrica e verbale".

L'obiettivo del vertice odierno è quello di superare la dicotomia "obbligatorio-volontario", che tiene fermo il pacchetto immigrazione Ue alla ridistribuzione su scala europea dei 40mila richiedenti asilo (26mila dall'Italia, 14mila dalla Grecia). Se dal vertice uscirà un compromesso in grado di correggere la situazione attuale, dicono alcuni osservatori, allora sarà orientato da una parte a mantenere il numero complessivo dei richiedenti invariato e, dall'altro, a rendere possibile una loro ripartizione su criteri più flessibili. In questo modo, i governi in carica saranno meno deboli di fronte alle opposizioni (soprattutto di destra populista), ma allo stesso tempo si potrà uscire dall'impasse, rintracciando nuovi parametri di "distribuzione".

Una soluzione del genere, però, meriterà tutti gli approfondimenti del caso perché rimette in discussione il regolamento di Dublino. Per ora a mostrare una certa disponibilità al cambiamento ci sarebbero, secondo le indiscrezioni, i Paesi Baltici, "pronti a fare uno sforzo", ma anche la Polonia, la Spagna e il Portogallo. Nettamente contrari, invece, sono l'Ungheria e la Repubblica Ceca, mentre la Slovacchia continua a non pronunciarsi ufficialmente.

I favorevoli ad una revisione dei criteri di distribuzioni sono ovviamente l'Italia (che più di tutti soffre per l'ondata profughi), ma anche Grecia, Germania, Francia, Svezia, Austria, Bulgaria, Slovenia, Francia, Lussemburgo. Tuttavia, tra questi paesi, come si è visto ieri, ci sono frizioni non da poco su altri nodi da sciogliere. Innanzitutto, la Francia rimprovera al nostro paese di aver dimostrato scarsa solerzia sui rimpatri veloci dei migranti economici, fotosegnalamenti e raccolta delle impronte.

Altre questione che potrebbe aprire uno scontro tra il nostro governo e quello francese e austriaco è quella dei campi profughi. Parigi e Vienna pensano, infatti, che Italia e Grecia dovrebbero ospitare sul proprio territorio campi profughi, gestiti dalla Ue, dove gli immigrati verrebbero distinti tra quelli che hanno diritto all'asilo e quelli che non lo hanno.

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