Malala Yousafzai e il diritto all'educazione, maturità 2015, prima prova: la traccia svolta

Malala Yousafzai, premio nobel per la pace 2014: è sua la citazione per il tema di tipo "D" della prima prova della maturità 2015.

Ecco il ritratto che offrivamo Polisblog di Malala quando ricevette il Nobel lo scorso anno.
Malala Yousafzai  Maturita 2015

Il titolo completo della traccia


“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne, dissi. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo […].
La pace in ogni casa, in ogni strada, in ogni villaggio, in ogni nazione - questo è il mio sogno. L’istruzione per ogni bambino e bambina del mondo. Sedermi a scuola e leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto”.
Malala Yousafzai, Christina Lamb, Io sono Malala, Garzanti, Milano, 2014

Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014, è la ragazza pakistana che ha rischiato di perdere la vita per aver rivendicato il diritto all’educazione anche per le bambine.

Il candidato rifletta criticamente sulla citazione estrapolata dal libro di Malala Yousafzai ed esprima le sue opinioni in merito, partendo dal presupposto che il diritto all’educazione è sancito da molti documenti internazionali, come la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia con la Legge n. 176 del 27 maggio 1991.

 

Svolgimento


Il Premio Nobel per la Pace è uno dei massimi riconoscimenti che un individuo può ricevere nella sua vita.  Un'onoreficenza  che solitamente arriva a metà del percorso di un uomo o di una donna, quando l'esperienza, l'attivismo politico- sociale e l'impegno in alcuni campi dello scibile hanno fatto in modo che questo individuo si sia altamente distinto, apportando notevoli benefici all'umanità e contribuendo positivamente e pragmaticamente alla  pace nel mondo.
E' stato quindi sorprendente - ma allo stesso tempo degno di una profonda riflessione -  vedere questo prestigioso premio  assegnato a soli 17 anni, un'età in cui la coscienza politica, intesa come vita e azione all'interno di una comunità, è ancora acerba e in continua trasformazione. Ma non poteva essere altrimenti, visto che  Malala Yousafzay si è aspramente battuta per un diritto che in Occidente viene preso troppo spessosotto gamba ma che è alla base della civiltà e del futuro di questo pianeta: il diritto all'istruzione e all'educazione. Considerare poi che nel 2015 vi è ancora l'idea di un'emarginazione sociale che vuole le donne fuori dal sistema di alfabetizzazione e di istruzione rende questo premio ancora più importante nelle mani di Malala.

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Diritto che in Pakistan, come in molti altri Stati, viene ancora oggi messo a dura prova da sistemi politici repressivi che negano l'accesso a scuola e l'educazione ai bambini e alle bambine, così come negano molti dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti ad ogni uomo. Per rivendicare questo diritto, per sè e per tutte le donne, la giovane attivista pachistana ha sfidato il sistema talebano mettendo a rischio la propria vita, senza mai tacere, consapevole dell'estrema forza che ha l'istruzione in una società che utilizza l'ignoranza, la forza e l'esclusione sociale come strumenti di repressione e di controllo.
"La penna è davvero più potente della spada", disse lo scrittore Earle Bulwer-Lytton (sebbene molti conoscono questa grande massima citata nel film Batman) ed è effettivamente così. Ma affinchè una penna venga utilizzata è necessario saper leggere e scrivere. Leggere per conoscere, informarsi ed informare. Scrivere per mettere nero su bianco e fissare la propria opinione, l'esperienza di vita e divulgarla al resto del mondo, creando una catena continua e circolare del sapere.

La frase di Malala Yousafzay mette in evidenza gli elementi necessari affinchè le società abbiano alla base la convivenza civile, la pace e il rispetto reciproco: un bambino, un insegnante, un libro e una penna. Un bambino perchè è necessario che la formazione dell'individuo avvenga sin dalla più tenera età attraverso un insegnante - inteso nel senso più generico del termine, ovvero come qualcuno in grado di condividere la sua saggezza, il suo sapere e la sua esperienza - un libro e una penna, ovvero leggere e scrivere e dunque il diritto all'istruzione. Diritto sancito da molti documenti internazionali, come la Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU, la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia con la Legge n. 176 del 27 maggio 1991. Dichiarazioni che mettono per iscritto che l'accesso al sapere tramite il sistema scolastico debba essere garantito a tutti, indipendentemente da etnia, ceto sociale, religione e sesso. Garantito, gratuito ed obbligatorio almeno per i primi livelli fondamentali - in Italia l'obbligo c'è  fino alla terza media - per dare al bambino gli strumenti per una crescita consapevole, autonoma e garante dello sviluppo della propria personalità.

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Eppure organizzazioni internazionali confermano ancora oggi che nel mondo ci sono milioni di bambini e bambine a cui questo diritto viene negato, a cui non viene data un'istruzione base e che quindi verranno completamente esclusi dal consorzio umano. Perchè l'ignoranza è causa di esclusione sociale, ma anche economica e politica: non essere istruiti preclude l'individuo dal trovare un lavoro qualificante e gratificante dal punto di vista della carriera e dello stipendio, oltre ad emarginarlo da una fetta di società con la quale non avrà gli strumenti necessari per confrontarsi. Una condanna ad un'esistenza al buio.
Questo avviene perchè molti bambini sono costretti ad andare a lavorare piuttosto che frequentare la scuola, ma tanti sono i motivi per cui il diritto all'istruzione non è ancora un diritto universale concretamente applicato: guerre, regimi totalitari, povertà, marginalizzazione, mancanza di aiuti. Cause che allo stesso tempo sono anche la conseguenza della negazione del diritto stesso: una maggiore istruzione ed educazione, infatti, diminuirebbero di molto questi fattori.

Una parità tra sessi è poi principio inalienabile dal quale partire. In questo caso, non bisogna allontanarsi poi di molto, visto che la condizione femminile è una questione all'ordine del giorno in molti Stati europei ed extraeuropei e la parità dei diritti è ancora oggi un punto per cui si battono numerose associazioni e movimenti. Ovviamente cambiano le rivendicazioni: se in Italia si rivendica ad esempio il diritto ad un salario uguale per uomini e donne, in zone come Africa, India, Medio Oriente quello che per cui si lotta è che le bambine possano varcare la soglia della scuola proprio come i loro coetanei maschi. Una lotta ad armi impari, visto che a livello globale oltre il 50% delle bambine è esclusa dall'accesso all'istruzione.

Cosa fare? Innanzitutto continuare a rivendicare questi diritti attraverso la sensibilizzazione e l'informazione, fornendo ai Paesi in cui c'è questa emergenza gli strumenti necessari per la rivendicazione, come insegnanti qualificati, materiale didattico e fondi economici per mettere in piedi un sistema ben oleato. Puntare soprattutto sulle donne, informandole e rendendole consapevoli che il diritto all'istruzione e all'educazione non è appannaggio di pochi, ma punto principale dal quale partire per una società più giusta, equa e civile.

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