Maturità 2015, Sfide del XXI secolo: la traccia svolta

Maturità 2015: tema sulle sfide del XXI secolo

Il tema socio-economico (una delle quattro tracce del tema di tipo "B" della prima prova della maturità 2015) riguarda le Sfide del XXI secolo e le competenze del cittadino nella vita economica e sociale.

La traccia

Le sfide del XXI secolo e le competenze del cittadino nella vita economica e sociale.

DOCUMENTI

«L’esercizio del pensiero critico, l’attitudine alla risoluzione dei problemi, la creatività e la disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione, la capacità di comunicare in modo efficace, l’apertura alla collaborazione e al lavoro di gruppo costituiscono un nuovo “pacchetto” di competenze, che possiamo definire le “competenze del XXI secolo”. Non sono certo competenze nuove; è una novità, però, il ruolo decisivo che vanno assumendo nella moderna organizzazione del lavoro e, più in generale, quali determinanti della crescita economica. Non dovrebbero essere estranee a un paese come l’Italia, che ha fatto di creatività, estro e abilità nel realizzare e inventare cose nuove la propria bandiera. Un sistema di istruzione che sia in grado di fornire tali competenze al maggior numero di studenti costituisce quindi un’importante sfida per il nostro paese.»

Ignazio VISCO, Investire in conoscenza. Crescita economica e competenze per il XXI secolo, Il Mulino, Bologna 2014 (ed. originale 2009)

«La spinta al profitto induce molti leader a pensare che la scienza e la tecnologia siano di cruciale importanza per il futuro dei loro paesi. Non c’è nulla da obiettare su una buona istruzione tecnico–scientifica, e non sarò certo io a suggerire alle nazioni di fermare la ricerca a questo riguardo. La mia preoccupazione è che altre capacità, altrettanto importanti, stiano correndo il rischio di sparire nel vortice della concorrenza: capacità essenziali per la salute di qualsiasi democrazia al suo interno e per la creazione di una cultura mondiale in grado di affrontare con competenza i più urgenti problemi del pianeta.
Tali capacità sono associate agli studi umanistici e artistici: la capacità di pensare criticamente; la capacità di trascendere i localismi e di affrontare i problemi mondiali come “cittadini del mondo”; e, infine, la capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro.»

Martha C. NUSSBAUM, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Il Mulino, Bologna 2011 (ed. originale 2010)

«Il Consiglio europeo di Lisbona (23 e 24 marzo 2000) ha concluso che un quadro europeo dovrebbe definire le nuove competenze di base da assicurare lungo l’apprendimento permanente, e dovrebbe essere un’iniziativa chiave nell’ambito della risposta europea alla globalizzazione e al passaggio verso economie basate sulla conoscenza ed ha ribadito anche che le persone costituiscono la risorsa più importante dell’Europa. Da allora tali conclusioni sono state regolarmente reiterate anche ad opera dei Consigli europei di Bruxelles (20 e 21 marzo 2003 e 22 e 23 marzo 2005) come pure nella rinnovata strategia di Lisbona approvata nel 2005.»

RACCOMANDAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006/962/CE)

La traccia svolta

(a cura di Mirangela Cappello)

Globalizzazione, welfare state, villaggio globale, diritto internazionale, internet, diritti umani: quante di queste ed altre parole si sono lessicalmente formate negli ultimi anni e quante invece hanno acquisito nuova forza grazie alla modernità e alle innovazioni tipiche dei giorni nostri?

Tantissime. Il tutto grazie ad una maggiore consapevolezza del cittadino nei confronti dei suoi diritti e delle sue possibilità, onere e onore per vivere una vita dignitosa e gettare le basi per un futuro migliore delle nuove generazioni. Ma questa presa di coscienza, divenuta più vivida e veloce nell'ultimo cinquantennio, è davvero solo figlia "statica" dei tempi che corrono?

I passi avanti di carattere pratico, sono davvero gli unici responsabili del mondo moderno? Risponde in modo completo e squisitamente esaustivo a questa domanda la filosofa statunitense Martha Nussbaum nel suo libro del 2010 "Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica".

La studiosa parte da un assunto vitale: senza una buona istruzione umanistica e artistica, anche la cultura tecnico-scientifica perde di valore, in quanto si riduce ai minimi termini il pensiero critico, vera scintilla che spinge l'uomo a preoccuparsi non solo del proprio tornaconto economico ed empirico, ma anche di quello mondiale, cercando soluzioni per risolvere i problemi del mondo.

Uno dei veri danni della modernità è di aver estremizzato il concetto di velocità. La ricerca medica è ottima se i risultati arrivano prima rispetto a quelli di un altra nazione, le innovazioni hi-tech sono da prendersi in considerazione solo se ci fanno superare i confini in tempo reale. E in questa continua corsa contro il tempo, possono perdersi senza appello le riflessioni proprio sulla bontà dei nuovi traguardi raggiunti.

In una mentalità aziendale, che ormai permea ogni campo del vivere comune (persino i presidi delle scuole oggi hanno assunto il nuovo nome di "Dirigenti scolastici"), viene spontaneo chiedersi quanto il profitto ci stia rendendo liberi di vivere in un mondo confortevole e quanto invece ci stia facendo abbrutire dal punto di vista umano.

A tal proposito, altra keyword di recente conio, che vale la pena ricordare è "cittadinanza attiva" che possiamo tradurre in modo semplicistico mutuando John F. Kennedy e il celebre verso del discorso pronunciato al suo insediamento alla Casa Bianca, nel 1961:

Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese

John Fitzgerald Kennedy

E in effetti un cittadino attivo altro non è che un soggetto pronto a prendere parte alla vita del suo paese e, più in generale, della comunità di cui fa parte. Il che si traduce nell'onorare i propri doveri, ma anche nel tutelare i diritti propri e dell'intero nucleo, arrivando anche a battersi per il riconoscimento civile delle esigenze altrui.

Per farlo non si può davvero prescindere dal famoso pensiero critico di cui parlava la Nussbaum, scaturito da una solida base culturale, già sancita in Europa dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 2006/962/CE. Nel testo si legge espressamente che:

le competenze chiave per l'apprendimento permanente sono una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. In particolare, sono necessarie per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione

Ed è proprio questa una delle sfide a cui va incontro l'uomo nel XXI secolo, epoca fatta di grandi progetti, altrettanto grandi traguardi ma di poco tempo per fermarsi a riflettere e conoscere. Investire in conoscenza è già da solo un passepartout per una vita più ricca, un modo per non dimenticare che siamo "nani sulle spalle dei giganti", come diceva il buon Bernardo di Chartres e che quindi ogni passo in avanti va fatto non dimenticando i tanti fatti in precedenza.

Secondo l'attuale Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, tutto il bagaglio di competenze acquisite, scientifiche, tecniche, tecnologiche, artistiche e umanistiche, è un jolly anche per la crescita economica. Creatività e non solo schematicità, manualità e non solo macchine performanti, attitudine a risolvere i problemi di natura sociale e non solo pratica, sono infatti chiavi di volta per far sollevare prima i cittadini e poi il Paese.

Il passaggio vitale da comprendere è che ogni nazione è composta da persone, anche se "travestite", grazie alla terminologia tecnica, in "soggetti" e "cittadini". Non perdere di vista il fatto che è solo grazie all'essere umano e alla storia che ha alle spalle che oggi possiamo fregiarci del titolo di popoli civili, è l'unico vero passo per vincere la reale sfida del millennio: cercare di rimanere saldi a questa immensa conquista.

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