Maturità 2015, Il Mediterraneo: atlante geopolitico d’Europa e specchio di civiltà

Maturità 2015 - Mediterraneo nel tema politico

C'è il Mediterraneo in uno dei temi di tipo "b" della Maturità 2015. Per la precisione, si parla di Mediterraneo come atlante geopolitico d'Europa e specchio di civiltà.

Ecco la traccia completa:

“I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia; non sono né statali né nazionali. Somigliano al cerchio di gesso che continua ad essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono. Lungo le coste di questo mare passava la via della seta, s’incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli olii e dei profumi, dell’ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell’arte e della scienza. Gli empori ellenici erano a un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.
È difficile scoprire ciò che ci spinge a provare a ricomporre continuamente il mosaico mediterraneo, a compilare tante volte il catalogo delle sue componenti, verificare il significato di ciascuna di esse e il valore dell’una nei confronti dell’altra: l'Europa, il Magreb e il Levante; il giudaismo, il cristianesimo e l'Islam; il Talmud, la Bibbia e il Corano; Atene e Roma; Gerusalemme, Alessandria, Costantinopoli, Venezia; la dialettica greca, l'arte e la democrazia; il diritto romano, il foro e la repubblica; la scienza araba, il Rinascimento in Italia, la Spagna delle varie epoche, celebri e atroci. Qui popoli e rase per secoli hanno continuato a mescolarsi, fondersi e contrapporsi gli uni agli altri, come forse in nessun’altra regione di questo pianeta. Si esagera evidenziando le loro convergenze e somiglianze, e trascurando invece i loro antagonisti e le differenze. Il Mediterraneo non è solo storia.”

Predrag MATVEJEVIC, Breviario mediterraneo, Garzanti, Milano, 1991

"Nell’immaginario comune dei nostri tempi il Mediterraneo non evoca uno spazio offerto alla libera circolazione di uomini e merci, ma prende, piuttosto, il sopravvento una certa resistenza ad aprirsi verso l’esterno. Sembrano lontani i tempi i in cui il cinema d’autore riusciva a metterci in sintonia con le lotte per la decolonizzazione del mondo islamico. Le defaillances della politica e le minacce più o meno reali al fondamentalismo religioso fanno crescere la diffidenza verso la richiesta di integrazione avanzata da chi viene a lavorare dalla riva sud del Mediterraneo. Spianate dal crescente flusso di merci che le attraversano ininterrottamente, le vie del mare possono celebrare i fasti del turismo di massa, ma non riesco a rendere più agevole e diretta la comunicazione di esperienze, di culture, di idee tra noi e gli altri abitanti dello stesso mare. Il Mediterraneo dei nuovi traffici per l’Oriente presenta una sfuggente ambiguità: è lo stesso mare attraversato dai malmessi trabiccoli destinati ad affondare nel canale di Sicilia. Un mare che, anziché unire, erige nuove barriere tra la nostra e le altre sponde.
Forse è questa l’inquietudine che percepiamo nello scrutare gli orizzonti marini dei nostri giorni. Il sospetto che la fulgida rappresentazione dell’Italia al mare, disegnata dall’ostinata determinazione delle sue elites modernizzanti non sia riuscita a eliminare del tutto il retaggio delle separazioni e delle paure che ci avevano allontanato dalle coste del nostro paese, ma anche che le difficoltà di “tenere” politicamente il largo non sia mai stata superata”.

Paolo FRASCANI, Il Mare, Il Mulino, Bologna, 2008

“I popoli del Maghreb sono stati i protagonisti degli avvenimenti storici del 2011. Più che in qualsiasi altra regione del mondo arabo, i paesi del Maghreb hanno intrapreso un lungo processo di cambiamenti e di riforme. L’esito positivo di questi processi di democratizzazione e di modernizzazione ha un’importanza capitale per l’Unione europea.
Il Maghreb è una regione con grandissime potenzialità di sviluppo. Situato tra l'Africa subsahariana e l’Unione europea, da un lato, e ai confini del Mediterraneo orientale, dall'altro, ha il vantaggio di avere accessi sia sulle coste dell’Atlantico che su quelle del Mediterraneo e la possibilità di ospitare rotte di trasporti terrestri. Esso beneficia inoltre di notevoli risorse umane e naturali, nonché di legami culturali e linguistici comuni. Nonostante ciò, il Maghreb rimane una delle regioni meno integrate al mondo, con la conseguenza che le sue potenzialità di sviluppo sono rimaste spesso inespresse. […]
Dei vantaggi di una maggiore integrazione nel Maghreb non beneficerebbero soltanto i cittadini dei cinque paesi interessati, ma anche gli abitanti dei paesi vicini, compresi quelli dell’Unione europea. Per l'UE, lo sviluppo di una zona di stabilità e prosperità fondata sulla responsabilità democratica e lo Stato di diritto nel Maghreb è un obiettivo essenziale delle nostre relazioni bilaterali e per realizzare tale sviluppo un approccio regionale è imprescindibile. Entrambe le sponde del Mediterraneo hanno tutto da guadagnare da una situazione di maggiore stabilità, di maggiore integrazione dei mercati, di più stretti contatti interpersonali e di scambi intellettuali, economici e culturali più approfonditi.”

Sostenere il rafforzamento della cooperazione e dell’integrazione regionale nel Maghreb: Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia. Comunicazione congiunta della Commissione Europea e dell’Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza - 17 dicembre 2012

Svolgimento della prova

(a cura di Patrizia Chimera)

Il Mediterraneo è storicamente considerato come la culla della Civiltà. Le acque di questo mare, chiuso al mondo esterno, ma dal quale non sono mancati nel corso della storia collegamenti con altre culture, hanno visto nascere grandi civiltà: il Mediterraneo è stato testimone della cultura egizia, il Mediterraneo ha dato i natali alla cultura greca, ma anche a quella romana.

E' stato per secoli il tratto di mare più interessato dagli scambi commerciali tra i paesi più importanti: a Venezia sono celebri i rapporti di scambi marittimi con terre anche molto lontane, in Oriente. E le Repubbliche Marinare sono stato l'esempio perfetto di come una terra affacciata sul mare possa avere maggiori possibilità di scambi economici e anche culturali con paesi tanto distanti. Il mare Mediterraneo, sia per i paesi europei che si affacciano su di esso sia per i paesi del Nord Africa, i paesi del Maghreb, che si specchiano nelle sue acque, è sempre stato considerato come una grande opportunità di crescita (dal punto di vista economico, politico, ma anche sociale e culturale).

Il Mar Mediterrano teoricamente non ha confini fisici, ma nemmeno confini "mentali": i suoi confini sono astratti e nel corso della storia è stato testimone di grandi mutamenti. Da culla della civiltà a testimonianza di grandi conflitti, in particolare tra i paesi più importanti che nel corso dei secoli si sono affacciati su questo specchio di acqua: se da un lato possiamo affermare che questo mare può essere considerato il "padre" della civiltà moderna, dall'altro possiamo affermare che spesso proprio per la sua particolarità e per la sua importanza strategica è stato vittima degli eventi, testimone di ingiustizie e barbarie.

La storia dei secoli passati è ricca di testimonianze di questo tipo, ma non dimentichiamo che anche le storia recente ci insegna quanto i corsi e i ricorsi storici di Giambattista Vico siano in realtà un vero e proprio dogma per la storia dell'umanità. I recenti flussi migratori, di persone che fuggono da guerre, da dittature, da stragi, da conflitti interni difficili da sanare, dalla povertà, dal degrado, sono una testimonianza di come pian piano nel corso della storia il mar Mediterraneo sia stato protagonista di un'involuzione: da culla della civiltà e da strumento per lo scambio di culture (oltre che di merci), è diventato un terreno di battaglia e di scontro proprio su un tema delicato quanto l'immigrazione.

Paesi che si affacciano sul Mediterraneo che, al contrario di Italia e Grecia che stanno facendo il possibile per cercare una soluzione, si rifiutano di accettare questa nuova condizione e non riescono a trovare una via per uscire da una situazione complicata. Il Mar Mediterraneo, oggi, non rappresenta più l'opportunità di sviluppo e di apertura al mondo che si affaccia su di esso, ma rappresenta spesso (e purtroppo) un luogo dove perdono la vita degli esseri umani, spesso tra l'indifferenza di chi, invece che strumentalizzare politicamente questo fenomeno di massa che è inarrestabile, ormai, dovrebbe ripensare al concetto di apertura che ha caratterizzato per anni il Mare Nostrum.

Il Mar Mediterraneo è stato per anni crocevia di culture, terreno di scambi, fautore di rapporti indissolubili che ci hanno permesso di conoscere il resto del mondo. Oggi il Mar Mediterraneo torna a essere chiuso e non solo fisicamente, con la chiusura di frontiere che dovrebbero rimanere aperte, ma anche e soprattutto mentalmente.

Un'involuzione che non può che portare a un conflitto di culture, riportandoci indietro nel tempo e facendoci regredire: una riflessione profonda, su quello che rappresenta e ha rappresentato per noi il Mar Mediterraneo e su quello che rappresenta per chi affronta ogni giorno quelle acque, potrebbe giovare alla questione. La chiusura verso "l'altro che non conosciamo", dettata a priori dalla paura e dall'incomprensione (e dalle strumentalizzazioni di alcune correnti politiche che non pensano al bene comune, ma solo a meri interessi personali e di voto), non faranno sicuramente bene alla storia futura dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo.

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