Ue: "Sanzioni prorogate alla Russia fino a gennaio 2016". Putin pronto a rispondere

Vladimir Putin Visits Expo 2015 In Milan

I 28 membri del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti dell'Unione Europea) hanno stabilito di prorogare le sanzioni alla Russia fino al 31 gennaio 2016. Lunedì prossimo, la decisione dovrà essere ratificata dai ministri degli Esteri in Consiglio. Ma si tratta di una pura formalità, visto che non sarà necessaria nemmeno una discussione specifica in materia.

Le sanzioni imposte nel 2014, con il deflagrare della crisi in Ucraina e del discusso referendum in Crimea, hanno colpito alcuni settori strategici dell'economia russa: energia, sistema bancario e difesa. Ciò ha contemplato conseguenze negative per l'economia di Mosca e hanno indotto Vladimir Putin, sempre più accerchiato dall'offensiva della Nato, ad adottare una politica muscolare (basti vedere quello che sta accadendo nei paesi baltici).

Così Putin ha risposto colpo su colpo: prima con l'embargo sui prodotti alimentari, poi con lo lo stop alla costruzione del South Stream, e, infine, con il blocco dell'import dei macchinari impiegabili nell'esplorazione delle materie prime, nella manutenzione urbana e nel settore edilizio. E secondo l'agenzia stampa Reuters, dopo la decisione del Consiglio Ue, questi divieti presto potrebbero essere a loro volta estesi.

Nel marzo scorso, i governi dell'Unione avevano raggiunto un'intesa circa le sanzioni russe. Ovvero, che sarebbero rimaste cogenti fino a quando gli accordi di Minsk per la pace in Ucraina non fossero stati interamente rispettati. Cosa che non in effetti non si è verificata, sia per responsabilità di Mosca sia di Kiev.

Inoltre, ad aggravare la situazione sono state anche le dichiarazioni di Putin di martedì scorso, quando ha annunciato al mondo che Mosca, nel 2015, aggiungerà più di 40 nuovi missili balistici al suo arsenale nucleare. Tale presa di posizione, per la verità, è venuta subito dopo lo scoop del New York Times, che ha rivelato che gli Usa avrebbero inviato armi pesanti in Estonia, Lituania e Lettonia.

Mentre in Russia le aziende più colpite dal braccio di ferro con l'Occidente sono quelle petrolifere (Gazpromneft, Transneft e Rosneft), anche sull'economia europea si fanno sentire riflessi fortemente negativi. In Italia, nel 2014, le esportazioni sono infatti scese dell'11,6% a quota 9,5 miliardi. E, a giudicare dai segnali del primo trimestre 2015, si potrebbe arrivare ad una flessione del 30% del Made in Italy,

A tale riguardo il viceministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, a margine dell'assemblea dell'Associazione industriali delle carni e dei salumi, ha detto:

"Stiamo parlando di un rischio di perdite di esportazioni totali di circa 3 miliardi di euro su un totale di esportazioni di beni italiani nel mondo di 400 miliardi [...] Dobbiamo riorientare il focus verso gli Stati Uniti che possono controbilanciare quello che perdiamo in Russia"

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