Quanto costano all'Europa (e all'Italia) le sanzioni alla Russia

Centinaia di miliardi di euro e due milioni di posti di lavori perduti a causa delle sanzioni contro la Russia. Confermate per altri sei mesi.

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Le sanzioni alla Russia sono appena state confermate fino al gennaio 2016 ed è difficile che basterà vedere i risultati dello studio - condotto dal Wifo (Istituto austriaco per la ricerca economica) e su cui i giornalisti del Lena (alleanza europea di cui fanno parte Repubblica, El Pais, Le Figaro, Le Soir, Tages-Anzeiger e il Tribune de Genève) hanno condotto un'inchiesta - per far cambiare idea ai 28 membri del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti dell'Unione Europea). Più che altro perché i danni causati all'economia europea sono considerati un male necessario nel tentativo di riportare Putin a più miti consigli e per punirlo per la campagna condotta in Crimea.

I danni che queste sanzioni provocano all'economia europea sono però incalcolabili. "Incalcolabili" per modo di dire, dal momento che proprio l'istituto austriaco ha provato a quantificarli con la massima precisione possibile, ricavando dati che fanno davvero impressione: 100 miliardi di euro di valore aggiunto creato dall'export che finiscono in fumo e quasi due milioni di posti di lavoro perduti sul lungo periodo (l'intero 2015). Si tratta di dati foschissimi, molto diversi da quelli elaborati da Eurostat. Dal Wifo chiariscono di aver preso in considerazione lo scenario peggiore possibile, ma visto come le sanzioni stanno proseguendo e il modo in cui stanno impattando le economie europee, non è così difficile che questo scenario stia già diventando una realtà.

Solo nel breve periodo, ovvero nel primo trimestre del 2015, le sanzioni alla Russia hanno causato una perdita di quasi 37 miliardi di euro e di 940mila posti di lavoro in tutta Europa. Ma quali sono le nazioni che pagano di più? Al primo posto, prevedibilmente, c'è la Germania. Nazione che aveva stretto legami fortissimi, da un punto di vista economico, con la Russia (e, secondo alcuni, proprio questo legame è una delle ragioni della nuova Guerra fredda in atto, il timore, cioè, che la Germania potesse arrivare a legarsi alla Russia a un livello che avrebbe penalizzato Europa e Stati Uniti). La Germania, solo nel primo trimestre 2015, paga le sanzioni con 175mila posti di lavoro persi e 11 miliardi e mezzo di valore aggiunto bruciati.

Al secondo posto, però, c'è l'Italia. Già fiaccato da una crisi economica dalla quale non si riesce a uscire, il nostro paese perde 80mila posti di lavoro e oltre 4 miliardi nel breve periodo. A fare davvero paura, però, sono le previsioni per l'intero anno: 215mila posti di lavoro in meno e 11 miliardi di euro buttati al vento. Difficile agganciare per davvero la ripresa economica quando le sanzioni contro la Russia si dimostrano una tale zavorra. Gli altri paesi più colpiti sono, prevedibilmente, le altre grandi economie europee: Francia, Spagna, Gran Bretagna e Belgio.

Un modo per attenuare il colpo delle sanzioni è quello di dare la caccia ai megapatrimoni degli oligarchi russi stanziati all'estero. In questa caccia grossa, però, l'unico paese che ha ottenuto risultati significativi è proprio l'Italia, che ha sequestrato 30 milioni di euro ad Arkadj Rotenberg. La Germania, per dire, ha congelato solo 124mila euro.

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