Massimo D'Alema: "Se il Pd cede, l'Italia sarà preda dei populismi"

L'intervista del Corriere all'ex primo ministro: "Renzi si è illuso di poter fare da solo".

Massimo D'Alema

Il Partito Democratico come ultimo baluardo della democrazia in Italia, che va salvaguardato per tenere il paese al riparo dai feroci populismo. La sintesi è forse un po' estrema, ma il significato delle parole che Massimo D'Alema ha rilasciato in un'intervista al Corriere della Sera non va molto lontano. E si capisce subito quali sono gli obiettivi: Lega Nord e Movimento 5 Stelle, soggetti pericolosi, secondo molti, per il loro populismo che potrebbero davvero prendere in mano la guida del paese qualora dovesse perdere il Pd. Ma tra gli obiettivi ovviamente, c'è anche Renzi.

Sono preoccupato, ho paura che il Paese non ce la faccia e che, se cede il Pd, finisca preda dei populismi. Occorre ricostruire il campo del centrosinistra. In fondo Berlusconi sta cercando di fare la stessa cosa dall’altra parte. Noi non possiamo pensare che si possa andare avanti come se nulla fosse, magari con i voti di Verdini. (...) Renzi si è illuso di avere oramai vinto e di poter fare da solo ma ha finito per deludere molte delle speranze che aveva suscitato. La disillusione è stata ancora più cocente. Di fronte a misure che hanno colpito il nostro popolo, la gente si è sentita tradita.

Una situazione, quindi, molto grave. Che vede da una parte il popolo della sinistra "tradito e deluso" da Renzi e dall'altra i pericolosi avversari pronti ad approfittare delle difficoltà del Partito Democratico. Come se ne esce?

Ci vogliono coraggio e onestà intellettuale, non si può sempre dare la colpa agli altri. Gli altri vanno rispettati. Si parla di Blair, dimenticando che fu capace di andare verso il centro, ma mantenendo il radicamento tradizionale del partito laburista. Vinse perché fu un rinnovatore e non un rottamatore. Il Renzi 1 è quello che ha portato il Pd unito alle Europee.

Al momento, però, la situazione è quasi opposta: un partito spaccato che allontana il suo elettorato classico dando vita a ricette che sono di destra e sperando nell'appoggio di Verdini...

Basta con questa finzione sui riformisti e i conservatori: tutti vogliamo le riforme. Si tratta di capire se sono le nostre riforme oppure quelle ispirate dal centrodestra. Mentre la riforma uninominale Mattarella fu una grande riforma perché creava le condizioni per una democrazia più avanzata e dava maggior potere dei cittadini, l’Italicum è una legge dirigista e plebiscitaria, pericolosamente ispirata al Porcellum. E se la sinistra fa le riforme della destra, il nostro popolo ci lascia. Colpiscono l’entusiasmo di Sacconi, che parla di vittoria culturale della destra, il sostegno di Bondi, la simpatia di Verdini. Non solo non colmano il vuoto che si crea dall’altra parte, ma rischiano persino di incoraggiare tanti a sinistra che pensano che questo non sia più il loro partito

Infine, la questione primarie, che non è certo la causa dei mali del partito. Semmai sono le primarie a essere vittima del brutto clima che si sta vivendo all'interno del Pd.

Ho letto dichiarazioni che attribuiscono responsabilità alle primarie, ai candidati. Ma come? Una volta le primarie facevano vincere e ora fanno perdere? Tutto questo non c’entra nulla. Quando c’è una tendenza che si manifesta in tutto il Paese e con tutti i candidati, salvo eccezioni, si è di fronte ad un fatto politico. Non ci vuole un grande analista per capirlo: una parte grande del nostro elettorato ci ha abbandonato e il crollo della partecipazione al voto è stato particolarmente forte nelle Regioni rosse.

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