Israele, Netanyahu respinge colloqui di pace e Rapporto Onu su Gaza

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, nel giro di poche ore, ribadisce che il suo governo ultra-conservatore non ha intenzione di mollare nemmeno di un millimetro. Bibi, non solo ha rifiutato la road map della Francia per riavviare il dialogo con l'Autorità Nazionale Palestinese, ma ha anche risposto polemicamente al rapporto delle Nazioni Unite sull'operazione Margine Protettivo a Gaza.

Per quanto concerne il primo punto, il leader del Likud, non ha usato giri di parole, dopo aver appreso la proposta avanzata dal ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, a Il Cairo. A tale riguardo, Netanyahu ha parlato di "diktat internazionali" contro la sicurezza di Tel Aviv. Ed ha aggiunto: Stanno cercando di spingerci verso confini che non sono soggetti a protezione ignorando completamente cosa ci sarà dall’altra parte della frontiera. Stiamo purtroppo vivendo questi risultati nella Striscia di Gaza e in Libano" (Via Nena News).

Fabius ha prospettato un programma di 18 mesi, al fine di raggiungere un accordo tra Israele e Palestina basato sui confini del 1967. La proposta, per la verità, appare quasi obbligata in questo momento, visto che Abu Mazen, già molto indebolito, non può più tornare al tavolo della trattativa mettendo tra parentesi questa precondizione fondamentale. L'ultima volta che ciò è accaduto, un anno e mezzo fa, la sua leadership ne è uscita a pezzi. E anche sulle questioni "intermedie" non ha ottenuto quasi nulla.

Come illustrato dal ministro del governo Hollande, l’iniziativa francese si compone di tre punti: il primo è quello di riaprire i colloqui di pace. Il secondo, invece, riguarda l'organizzazione di una conferenza con i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, insieme ad altri stati europei e arabi, per "assistere le parti". Infine, il terzo punto, quello che Tel Aviv guarda con maggiore ostilità, è una risoluzione del Consiglio che contenga un calendario preciso per il perfezionamento di un accordo.

La Francia è pronta a presentare una risoluzione in sede Onu. E, cosa che ha mandato su tutte le furie Israele, l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Samantha Power, ha rifiutato di promettere che Washington porrà il veto.

Per quanto concerne, invece, il rapporto su Gaza, il governo Netanyahu non è stato meno tenero: "Il Consiglio dei diritti dell'uomo di Ginevra soffre di una singolare ossessione per Israele [..] Il suo mandato presumeva la colpevolezza di Israele fin dall'inizio" (Via Ansa).

Nella relazione, presentata Mary McGowan Davis, capo della commissione d’inchiesta Onu, si legge: "L’ampiezza della devastazione e della sofferenza umana a Gaza è stata senza precedenti e avrà un impatto sulle generazioni future [...] Sono credibili le accuse di crimini di guerra commesse sia da Israele che dai gruppi armati palestinesi“.

Nello specifico, sull'operato del passato esecutivo di Tel Aviv, sempre a guida Netanyahu, si dice "Il fatto che Israele non rivide la pratica dei raid aerei, neanche dopo che i loro effetti sui civili divennero evidenti solleva la questione se questa fosse parte di una politica più ampia approvata, almeno tacitamente, dai più alti livelli del governo israeliano”.

Ricordiamo che l'operazione Margine Protettivo ha causato oltre 2200 morti palestinesi (tra questi 1.462 civili, di cui 500 bambini). Le vittime israeliane del conflitto sono state 72, di questi 66 erano soldati.

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