Libia, via all'operazione navale. Tobruk minaccia: "Colpiremo navi senza permesso"

Il governo di Tobruk, riconosciuto a livello internazionale, avvisa l'UE: "Colpiremo chi entra in acque libiche senza permesso"

Via libera dell'Unione Europea all'operazione navale nel Mar Mediterraneo per fronteggiare la cosiddetta "emergenza immigrazione" e contrastare il traffico di esseri umani lungo le coste libiche: nella riunione di ieri sera a Lussemburgo i ministri degli esteri dei paesi membri UE hanno deciso di dare il via, dalla prima settimana di luglio, alla prima fase dell'operazione, che avrà inizialmente compiti di intelligence e vigilanza rafforzata con il pattugliamento in alto mare per individuare i trafficanti; nel lungo termine, è stato deciso, l'obiettivo della missione potrebbe essere la distruzione dei barconi di migranti.

Il via libera dei ministri europei è arrivato senza dibattito perchè, spiega il Sole24Ore, la misura era già stata concordata in precedenti riunioni tra gli ambasciatori.

Quella dell'intervento militare nel corso della missione navale UE è una possibilità che in realtà è qualcosa di più, rivelano a Blogo alcune fonti ministeriali, visto e considerato che "l'obiettivo primario", ha spiegato l'Alto commissario Ue per la politica estera Federica Mogherini, "sono i trafficanti di uomini, che fanno soldi sulla vita dei migranti": l'operazione è stata battezzata EuBavfor Med, la guida sarà affidata all'ammiraglio italiano Enrico Credendino, il centro di comando sarà a Roma e vi parteciperanno circa 1000 uomini di diverse nazionalità: 12 paesi si sono già impegnati ed attualmente EuBavfor Med ha a disposizione già 5 navi da guerra, 2 sottomarini, 3 aerei, 2 droni e 3 elicotteri. La piattaforma di comando e coordinamento sarà la portaerei Cavour, avente funzioni anche di ospedale navigante per primo soccorso.

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La prima fase potrebbe concludersi già il prossimo 20 luglio, quando l'ammiraglio Credendino presenterà ai firmatari dell'accordo le prime evidenze e i primi elementi utili all'analisi delle operazioni: da quel momento potrebbe aprirsi una fase due decisamente più operativa, anche se potrà prendere effettivamente il via solo dopo il pronunciamento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il cui sostegno, spiegano da Bruxelles, "sarà fondamentale: senza l'Onu non andiamo da nessuna parte".

Ma c'è solo quello le Nazioni Unite, forse lo scoglio meno ostico da superare, l'unico via libera che dovrà esser dato ad eventuali azioni più muscolari: ieri sera il comandante dell'aeronautica libica, Saqr al-Jarouschi, che risponde al governo di Tobruk (internazionalmente riconosciuto) guidato dall'ex generale lealista di Gheddafi, fuggito poi negli a Langley negli Stati Uniti, Khalifa Haftar, ha lanciato un monito all'Unione Europea: "Qualunque mezzo navale trovato nelle acque libiche, che non abbia una precedente autorizzazione, sarà il bersaglio delle forze aeree" ha spiegato il comandante, riprendendo la posizione già resa nota poche ore prima dal numero due dell'Autorità anti-immigrazione della Libia, Mohamed Abu Breida: senza autorizzazione libica colpire i barconi sulle spiagge o in acque libiche verrà considerata una violazione della sovranità del paese nordafricano.

Per ovviare a questo problema l'UE dovrebbe ottenere, oltre il via libera dell'Onu, anche quello libico, con un grande interrogativo: di quale governo autoproclamato? Quello riconosciuto dalla gran parte della comunità internazionale o quello, di matrice islamica e con sede a Tripoli, riconosciuto da una minoranza della comunità internazionale.

Intanto, secondo quanto riferisce Agenzia Nova, si è svolto oggi un sit-in di protesta proprio a Tobruk, nell’est della Libia, per chiedere le dimissioni del capo dei servizi segreti libici Mustafa al Maqran nominato di recente dal Parlamento della città: secondo i manifestanti “la nomina sarebbe stata decisa durante una riunione tenutasi in una capitale europea con personaggi che non vogliono la stabilità in Libia”. Il nuovo capo dei servizi segreti è accusato di concussione e corruzione e di “aver abusato del denaro pubblico per afittare case e ville per i suoi parenti a Tobruk. Un documento con queste accuse è stato consegnato oggi da una delegazione di manifestanti al deputato libico Salihin Abdel Nabi.

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