Migranti, dietrofront dell'Ungheria: "Nessuna sospensione norme comunitarie"

Il ministro degli Esteri magiaro: "il sistema di gestione del problema dei rifugiati è sovraccarico". La replica della Commissione Ue: "Esigiamo immediati chiarimenti"

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24 giugno, ore 14:37 - Oggi il governo austriaco aveva convocato l'ambasciatore ungherese per chiedere spiegazioni ufficiali. L'Austria aveva anche chiesto alla Commissione Ue di verificare se l'annunciata decisione ungherese di ieri avesse potuto costituire una violazione dei Trattati Ue.

Il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto ha discusso della questione sospensione norme comunitarie con l'omologo austriaco Sebastian Kurz e, cedendo alle pressioni dell'Ue e della stessa Austria, fa retromarcia sulla decisione di sospendere gli accordi di "Dublino III" sui richiedenti asilo. A dare la notizia il ministro Kurz.

Migranti, l'Ungheria: "Sospendiamo le norme sui richiedenti asilo"

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24 giugno 2015 - Il governo ultranazionalista dell'Ungheria, presieduto da Viktor Orbàn, è pronto ad aprire un nuovo fronte di scontro con l'Unione Europea. Ieri ha reso noto che sospenderà unilateralmente, e a tempo indeterminato, l'applicazione del Regolamento Dublino 3. Si tratta di un patto che regola le procedure che devono seguire i 28 paesi membri della Ue in materia di rifugiati.

Ecco cosa ha dichiarato a riguardo Zoltàn Kovàcs, portavoce dell'esecutivo magiaro e consigliere del premier, al quotidiano austriaco La Press:

"La barca è colma, per ragioni tecniche sospenderemo il regolamento Dublino 3 a tempo indeterminato, finché le strutture non saranno state adeguate [...] Il sistema di gestione del problema dei rifugiati è sovraccarico. La situazione ha portato il nostro paese ad assumersi un ruolo che è al di sopra delle proprie dimensioni e delle proprie forze"

Tale presa di posizione, in sostanza, certifica che l'Ungheria non accoglierà nuovi richiedenti asilo già registrati in altri Stati Ue. E l'iniziativa appare come una ulteriore provocazione nei confronti di Bruxelles, dopo l'annuncio della settimana scorsa di Peter Szijjarto. Ricordiamo che a margine del vertice di Lussemburgo, il ministro degli Esteri di Budapest ha fatto sapere che il suo paese erigerà un muro alto quattro metri al confine meridionale con la Serbia, al fine di bloccare il flusso di migranti.

Le reazioni della Commissione Ue non sono tardate ad arrivare: "Esigiamo un chiarimento immediato", ha detto la principale istituzione continentale, guidata da Jean-Claude Juncker. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il ministro dell'Interno tedesco, Johanna Mikl-Leitner: "Chi vuole restare nell'Europa di Schengen ha l'obbligo di rispettare tutte le regole di Schengen [...] E questo vuol dire mantenere in vigore il regolamento di Dublino in tutti i paesi che aderiscono a Schengen". Ma, conoscendo il suo stile, dubitiamo che Orbàn possa fare marcia indietro.

Il premier ungherese sta diventando un caso molto pericoloso nell'ambito dell'Unione. Mentre in Ungheria (come attestano gli ultimi sondaggi) crescono i sentimenti xenofobi, l'esecutivo di Budapest ha limitato i poteri del Parlamento, ha ridotto la libertà di stampa, l'autonomia della magistratura e della corte costituzionale.

Inoltre, in violazione di tutti i trattati europei, Budapest ha lanciato l'ipotesi di reintrodurre la pena di morte. E, come se non bastasse, Orbàn intrattiene rapporti "particolari" con la Russia di Vladimir Putin, che si pongono palesemente in contraddizione con le scelte di politica estera Ue.

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