USA, cambiano le leggi sugli ostaggi: le famiglie potranno pagare riscatti

Cambia una legge che negli ultimi anni è stata disattesa e ha creato polemiche e fraintendimenti

Barack Obama su accordo nucleare iraniano

Probabilmente già oggi il presidente Obama ufficializzerà una notizia che il New York Times dà per certa, ovvero il cambiamento delle norme statunitensi sugli ostaggi. In pratica, viene a cadere la minaccia di procedimento legale contro le famiglie degli ostaggi americani in mano a gruppi esteri come l'Isis, nel caso in cui cerchino di contattare i rapitori e pagare un riscatto per riavere i loro cari.

Il progetto rientra in una più ampia revisione delle leggi sui prigionieri Usa, che da un lato ha l'obiettivo di rendere più stringente il divieto di fare alcun tipo di concessione a chi rapisce cittadini statunitensi, ma dall'altro vuole rimediare a quelle che, secondo l'amministrazione, sono politiche sbagliate e che hanno creato soprattutto danni ed equivoci.

E in realtà, la legge che prevede la minaccia di un procedimento penale contro le famiglie nel caso in cui tentino di pagare un riscatto pur continuando a essere in vigore è da lungo tempo disattesa e mai applicata, quindi l'annuncio odierno di Obama intende solo rendere per la prima volta ufficiale e chiaro quella che, nella pratica, è già da tempo la prassi. Secondo le nuove norme, pur senza fare concessioni, il governo americano può comunicare e negoziare con chi detiene gli ostaggi o può aiutare i familiari a fare altrettanto.

La legge attuale è stata male applicata e poco apprezzata anche all'interno delle agenzie federali, ed è stata spesso oggetto di polemiche con i familiari delle vittime di rapimento. Negli ultimi mesi Obama ha incontrato alcuni di questi familiari, come la madre di James Foley, a cui ha promesso un cambiamento nelle politiche americane.

In passato l'amministrazione Usa è stata accusata di usare due pesi e due misure: ha negoziato uno scambio per far liberare Bowe Bergdahl, prigioniero dei talebani, ma ha impedito ai familiari dei rapiti dall'Isis di avviare anche il minimo negoziato con lo Stato islamico. Nel caso di Theo Padnos, tenuto in ostaggio per due anni in Siria e rilasciato la scorsa estate, la madre del rapito venne allo stesso tempo minacciata dal Dipartimento di Stato, e aiutata dall'FBI a negoziare un riscatto. In realtà poi il procedimento penale non è mai stato messo in pratica.

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